06:06 26 Ottobre 2020
Economia
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Il kiwi piagato da una malattia misteriosa che ne uccide le piantagioni monocolturali in tutta Italia. Confagricoltura lancia l'allarme. Forse è la fine della monocoltura nell'agricoltura?

Il kiwi in Italia muore. Ancora una volta una malattia misteriosa. Così, dopo la xylella fastidiosa in Puglia che ha ucciso la gran parte degli olivi, ecco ora la malattia misteriosa e invisibile che colpisce le radici della pianta del kiwi e che ha già distrutto 10 mila ettari nell’Agro Pontino.

Ma la provincia di Verona ha già perduto 1.800 ettari di coltivazioni a kiwi sulle 2.500 presenti.

Il Friuli Venezia Giulia, invece, sui 500 ettari coltivati il 10% è interessato dalla malattia misteriosa.

L’Italia è tra i maggiori produttori mondiali di kiwi con 480 mila tonnellate prodotte annualmente, e ha sopravanzato la Nuova Zelanda che ha subito devastanti sconvolgimenti causati dall’emergenza climatica. Prima è la Cina, dove la pianta è autoctona.

Confagricoltura si fa carico di diffondere l’allarme che ormai riguarda l’intera Italia.

Produzione a rischio

Ovviamente ora la produzione nazionale è a rischio, mentre si diffondono le varie ipotesi sull’origine della patologia.

Una serie di concause sembrano comunque essere all’origine del fenomeno e il cambiamento climatico sta facendo da acceleratore.

“Confagricoltura chiede iniziative raccordate e sinergiche tra lo Stato e tutte le Regioni coinvolte e, sul fronte della ricerca, tra i primari istituti scientifici. Si attende con vivo interesse la prossima riunione del Comitato Fitosanitario Nazionale per fare il punto della situazione, così come l’insediamento di uno specifico Gruppo di lavoro tecnico-scientifico per coordinare le attività di ricerca. Sono sollecitate, infine, misure tempestive per il ristoro dei produttori.”

Si legge nel comunicato stampa.

La fine della monocoltura?

L’aggressione alle piantagioni monocolturali da parte degli insetti e di nuove e vecchie malattie si moltiplicano in ogni parte del mondo.

Locuste, piccoli insetti e malattie misteriose distruggono coltivazioni, uccidono intere piantagioni. Forse è la fine della coltivazione monocolturale che sta dimostrando tutti i suoi punti deboli?

Non appaia fuori contesto il richiamare la “Tempesta Vaia” del Triveneto, dove nel 2018 una tempesta di vento da quasi 200 chilometri orari ha schiantato al suolo circa 9,3 milioni di metri cubi di legname. Si trattava di alberi tutti della stessa specie.

Ora nel trentino si pensa alla piantumazione di alberi di specie diverse perché varie ricerche hanno sottolineato come i boschi monostratificati sono più deboli (fonte: Montagne360, agosto 2020, pagina 22).

La permacoltura

In più parti del mondo si sperimenta invece la permacoltura, la quale combina la coltivazione di un numero di specie vegetali commestibili diverse contemporaneamente. I terreni agricoli così coltivati non solo hanno un indice di fertilità più elevato rispetto ai terreni agricoli dove si pratica la monocoltura, ma sono nettamente più resistenti agli insetti e alle malattie, appunto per la presenza di più piante contemporaneamente, ciascuna delle quali apporta le sue peculiarità al campo agricolo.

Probabilmente anche l’agricoltura non sarà più la stessa nei prossimi decenni.

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