03:25 24 Ottobre 2020
Economia
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Dall'inizio della crisi causata dal Covid i consumi hanno causato una perdita complessiva di 59,2 miliardi di euro. Tra le motivazioni l'incertezza e il calo dei redditi dei lavoratori italiani, riporta un'analisi di Confesercenti.

La più recente stima di Confesercenti mostra che a sei mesi dall'inizio della pandemia il bilancio dei consumi risulta essere ancora negativo. Tra marzo e agosto del 2020 le famiglie italiane hanno speso per beni e servizi 2.300 euro in meno rispetto al 2019, con un totale di 59,2 miliardi di euro di acquisti 'svaniti' dall’avvio della crisi.

A pesare sui consumi i riflessi dell’emergenza sulla disponibilità delle famiglie. L’incertezza aumenta la propensione al risparmio di alcune, mentre per altre, la crisi si è trasformata in una flessione consistente dei redditi da lavoro, con riduzioni del -11,3% per i dipendenti del settore privato e del -13,4% per gli autonomi.

​A quattro mesi dalla riapertura continua il taglio degli acquisti

Confesercenti ha stimato anche le cifre dei tagli che hanno dovuto compiere le famiglie negli ultimi mesi: tagli che riguardano in particolar modo le spese non alimentari.

"Anche dopo il riavvio delle attività gli italiani hanno continuato a tagliare gli acquisti: rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, nei sei mesi che vanno da marzo ad agosto la spesa media in beni non alimentari è scesa di 1.170 euro a famiglia. A ridursi sono soprattutto le spese per abbigliamento e calzature, ma si registrano veri e propri crolli anche per le spese in ricreazione, spettacolo e cultura e mobili e arredamento. Affondano anche i consumi nei pubblici esercizi, con una flessione di 207 euro per nucleo familiare, pari ad una perdita totale di 5,5 miliardi" si legge nel comunicato di Confesercenti.

Difficoltà maggiori per i negozi tradizionali

L'avviso di Confesercenti è quello di evitare l’avvitamento al ribasso, dando nuove certezze alle famiglie e ai lavoratori. Un risultato che sarà ottenibile solo sostenendo la ripartenza delle imprese: c’è bisogno di un grande piano di sostegno e di riconversione e di digitalizzazione delle attività, che permetta al tessuto imprenditoriale di ristrutturarsi per superare la crisi e tornare a crescere e a creare lavoro.

"Un contesto difficile in particolare per i negozi tradizionali, se si considera che l’emergenza, oltre a ridurre la spesa totale delle famiglie, ne ha travasato una quota verso l’online. In sei mesi, la distribuzione tradizionale ha registrato complessivamente un calo delle vendite del 12,1%, che risultano praticamente dimezzate per abbigliamento e pellicceria (-41,1%). Malissimo anche i negozi di calzature (-37,8%) e bar e ristoranti (-30,3%)" continua Confesercenti.

Una precedente analisi di Confcommercio di fine agosto ha dichiarato che le attività commerciali italiane hanno perso 116 miliardi di euro in consumi non effettuati. La maggiore flessione è stata registrata nel settentrione, mentre il mezzogiorno ha retto meglio.

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