19:54 29 Settembre 2020
Economia
URL abbreviato
6200
Seguici su

L'obiettivo dei produttori cinesi di chipset è quello di garantirsi nel caso di un'eventuale nuova ondata di sanzioni americane contro le aziende del colosso asiatico.

Le maggiori aziende produttrici di chipset per personal computer potrebbero abbandonare nel prossimo futuro le tecnologie di matrice americana nel tentativo di garantirsi in caso di nuove sanzioni da parte degli Stati Uniti.

SMIC (Semiconductor manufacturing international corporation) e Yangtze Memory Technologies sono due delle compagnie che hanno iniziato a valutare delle alternative sul mercato interno, per un processo che però è destinato a protrarsi per alcuni anni.

In questo senso, la stessa SMIC ha raggiunto un record di investimenti pari a 7.8 miliardi nei reparti di produzione e sviluppo, nel tentativo di divincolarsi dalla dipendenza dalla tecnologia made in USA, alla quale sono peraltro strettamente legate quasi tutte le maggiori aziende produttrici del pianeta.

I chipset di SMIC, infatti, risultano essere arretrati dal punto di vista tecnologico e produttivo, dal momento che l'azienda è in grado di fabbricare chipset a 14 nanometri, mentre aziende quali TSMC e Samsung possono spingersi fino a dimensioni inferiori ai 5 nanometri.

Il cambio di rotta, per i produttori di chipset cinesi, si rende necessario in seguito agli effetti causati dalle sanzioni imposte dal governo americano a Huawei, che di fatto vietano alle compagnie americane di rifornire di chip made in USA il colosso cinese delle telecomunicazioni, e alle continue minacce da parte di Washington di estendere tali misure restrittive a tutto il settore. 

Proprio la SMIC, a titolo di esempio, è stata tacciata di svolgere un ruolo nel processo produttivo del complesso industriale bellico legato al Ministero della Difesa di Pechino, con le speculazioni su un suo possibile inserimento nella blacklist di Washington che hanno portato a perdite di capitalizzazione pari a circa il 20%.

Da parte loro, le autorità cinesi hanno a più riprese menzionato l'importanza del raggiungimento di un'autosufficienza tecnologica per la Cina, con l'obiettivo di arrivare a coprire il 70% del fabbisogno nazionale di chip e semiconduttori entro il 2025, per giungere alla piena autonomia entro il 2030.

Per la realizzazione di tale obiettivo è stato quindi creato un fondo di investimenti apposito, il cosiddetto Big Fund, il cui scopo principale è quello di finanziare lo sviluppo dei produttori nazionali di chipset, quali Naura, Advanced Micro-Fabrication Equipment, Hwatsing, ACM Research, Mattson Technology e Shanghai Micro Electronics Equipment.

Le sanzioni USA a Huawei

Gli Stati Uniti hanno inserito Huawei nella propria blacklist a maggio 2019 per accuse secondo cui l'hardware e il software dell'azienda venivano usati per operazioni di spionaggio svolte per conto delle agenzie d'intelligence cinesi.

L'amministrazione americana, nel corso dell'ultimo anno, ha esortato i paesi partner a seguire il suo esempio, avvertendo che potrebbero essere introdotte sanzioni contro coloro che tenteranno di cooperare con il colosso cinese delle telecomunicazioni. Sia Pechino che Huawei hanno respinto tali insinuazioni, affermando che la mossa di Washington ha un carattere puramente politico.

RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook