10:35 01 Ottobre 2020
Economia
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Oggi, venerdì 11 settembre, il Dipartimento per il commercio internazionale del Regno Unito ha dichiarato di essersi assicurato un accordo di libero scambio con il Giappone, il primo importante accordo post-Brexit del Paese.

All'inizio di questa settimana, la Reuters aveva riferito, citando funzionari anonimi a Tokyo, che il Giappone era intenzionato ad accelerare i colloqui commerciali con il Regno Unito e giungere ad un accordo dall’ampio consenso in settimana. Oggi è arrivata la conferma da Londra.

"Il Regno Unito si è assicurato un accordo di libero scambio con il Giappone, segnando il primo importante accordo commerciale del Regno Unito come nazione commerciale indipendente. Questo aumenterà il commercio con il Giappone di circa 15,2 miliardi di sterline (16,5 miliardi di euro)", si legge nella dichiarazione.

Secondo il dipartimento, l'accordo appena concluso significa che il 99% delle esportazioni del Paese verso il Giappone dovrebbero essere esenti da dazi.

L'accordo, che Londra ha affermato rappresenti un passo importante verso l'adesione del Regno Unito all'accordo globale e progressivo per la partnership trans-pacifica (CPTPP) è stato concordato in linea di principio dal segretario al commercio internazionale del Regno Unito Liz Truss e dal ministro degli esteri giapponese Motegi Toshimitsu tramite una videochiamata venerdì ,

"Questo è un momento storico per il Regno Unito e il Giappone come nostro primo importante accordo commerciale post-Brexit. L'accordo che abbiamo negoziato - a tempo di record e in circostanze difficili - va ben oltre l'attuale accordo con la UE, assicurando nuove grandi possibilità per la nostra grande industria manufatturiera, alimentare e tecnologica”, ha affermato Truss.

L'accordo commerciale concordato con il Giappone arriva nel mezzo di una nuova lite tra Regno Unito e l'UE sulle reciproche future relazioni commerciali a seguito della decisione del Primo ministro Boris Johnson di presentare un disegno di legge sul mercato interno che annullerebbe alcune parti dell'accordo di recesso.

Secondo Johnson, la proposta di legge mira a garantire un commercio senza barriere tra le quattro nazioni costituenti il Regno Unito, ma il vicepresidente della Commissione europea Maros Sefcovic ha avvertito mercoledì che se il disegno di legge venisse adottato, "costituirebbe una violazione estremamente grave dell’accordo di recesso e del diritto internazionale".

Il funzionario dell'UE ha anche invitato il governo del Regno Unito a ritirare queste misure dal disegno di legge nel più breve tempo possibile e in ogni caso entro la fine del mese e ha affermato che Bruxelles non sarà timida nell'utilizzare alcuni dei meccanismi e dei rimedi legali inclusi nella l'Accordo di Recesso del 2019 per far fronte a eventuali violazioni degli obblighi di legge contenuti nel testo.

Sefcovic ha messo in guardia il Governo britannico dopo aver tenuto una riunione di emergenza a Londra con il ministro Michael Gove (Ministro senza portafoglio, Cancelliere del Ducato di Lancaster), il quale ha risposto che il governo britannico rimane impegnato a far passare la legge nonostante le preoccupazioni della UE.

La questione del ‘Backstop Irlandese’

Uno dei problemi più seri per la realizzazione della Brexit è sempre stato la questione chiamata del Backstop Irlandese. L’Irlanda, intesa come isola, è composta dalla Repubblica d’Irlanda, fermamente nella UE, e la regione dell’Irlanda del Nord che fa parte del Regno Unito, che dalla UE deve uscire.

Come far convivere due differenti regimi doganali sulla stessa isola senza introdurre un vero e proprio confine fisico che potrebbe rivelarsi pericolosissimo anche viste e considerate le questioni politiche e i precedenti storici?

L’idea proposta da Londra sarebbe stata quella di non creare un confine in Irlanda ma di mantenere solo un confine marittimo. Bruxelles vorrebbe un confine fisico terrestre tra le due irlande, Londra no.

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