14:58 24 Settembre 2020
Economia
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Secondo la Cgia la demotivazione è un fattore che può spesso attivare meccanismi di insoddisfazione sul posto di lavoro.

Oltre 5,8 milioni di occupati in Italia risultano essere sovraistruiti rispetto alla propria mansione e ciò è causa di demotivazione.

A riferirlo in un recente rapporto è l'Ufficio studi della Cgia, con riferimento ai diplomati e ai laureati che svolgono una professione per la quale il titolo di studio richiesto è inferiore a quello posseduto.

Il livello di incidenza del totale, pari al 40%, viene dato in netto aumento rispetto al 2019, quando invece tale cifra corrispondeva al 25%.

"L'incremento degli sovraistruiti è i n massima parte dovuto alla mancata corrispondenza tra le competenze specialistiche richieste dalle aziende e quelle possedute dai candidati. Non va nemmeno dimenticato  che grazie al ricambio generazionale registrato in questi anni sono usciti dal mercato del lavoro tanti over 60 con livelli di istruzione bassi che sono stati rimpiazzati  da giovani diplomati o laureati senza alcuna esperienza professionale alle spalle".

La stima della Cgia parla di una crescita sui dati assoluti dei sovraistruiti in Italia pari a quasi il 30%, una percentuale che sale addirittura al 40% considerando solo gli occupati che possiedono un diploma di scuola media superiore o una alurea

Non sottovalutare la demotivazione

Secondo la Cgia, la demotivazione è un fattore che non va assolutamente sottovalutato, in quanto essa "spesso attiva meccanismi di demotivazione e di scoramento che condizionano negativamente il livello di produttività del lavoratore interessato e conseguentemente dell'azienda in cui è occupato".

In sostanza, ciò che si viene a creare è un  "clima di sconforto che si viene a creare può innescare delle situazioni di malessere che diffondendosi tra i colleghi può addirittura interessare interi settori o reparti produttivi, con ricadute molto negative per la vita dell'azienda".

Come combattere la sovraistruzione

Per combattere tale fenomeno, secondo la Cgia è assolutamente necessario ridurre lo scollamento tra domanda e offerta di lavoro, nel tentativo di far collimare le esigenze aziendali con le specificità e l'autonomia del mondo scolastico:

"L'anno scorso la quota di popolazione italiana tra i 25 e i 64 anni in possesso di almeno un titolo di studio secondario superiore era del 62,2% un dato decisamente inferiore a quello medio dell'Unione a 28, pari al 78,8% e a quello di alcuni tra i nostri principali competitor. Segnalo, infatti, che la Francia registrava l'80,4, il Regno Unito l'81,1 e la Germania l'86,6 per cento.  Non meno ampio è il divario per quanto riguarda la percentuale di coloro che hanno conseguito un titolo di studio terziario sempre nella fascia di eta' tra i 25 e i 64 anni", ha concluso il segretario di Cgia Renato Mason.
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