14:23 27 Ottobre 2020
Economia
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Ad essere contestata è stata la decisione dell'Agcom, secondo la quale l’acquisizione del 28% di Mediaset da parte avrebbe rappresentato un ostacolo al pluralismo dell’informazione.

Pubblicata la sentenza della Corte di Giustizia europea, che ha accolto il ricorso presentato da Vivendi contro il Tusmar (Testo Unico dei Servizi Media Audiovisivi e radiofonici), la legge italiana che di fatto impedisce l'acquisizione da parte della stessa azienda del 28% del capitale di Mediaset.

Le motivazioni che hanno portato alla decisioni sono legate al fatto che la normativa è stata ritenuta "contraria al diritto dell'Unione", con la cosiddetta Legge Gasparri che impone a Vivendi il mantenimento di una soglia di partecipazione inferiore al 10% in quanto l'intera quota detenuta dalla società francese violerebbe il Tusmar a causa della presenza contemporanea dello stesso gruppo in Tim con una quota pari al 23,94%.

Le motivazioni della Corte

Come ricordato dalla corte, l'articolo 49 TFUE risulta essere contrario rispetto a qualsiasi normativa nazionale che vada a scoraggiare od ostacolare l'esercizio da parte dei cittadini dell'Unione della libertà di stabilimento garantita dal TFUE.

La Corte ha inoltre rilevato che, sebbene tali restrizioni alla libertà di stabilimento possano essere giustificate in ragione di un obiettivo di interesse generale, la circostanza oggetto di discussione non risulta idonea a conseguire tale obiettivo.

Pertanto, viene rammentato che il diritto dell'Unione riguardante i servizi di comunicazione elettronica stabiliscono in modo netto una distinzione tra produzione di contenuti e trasmissione degli stessi, con le imprese del settore che esercitano un controllo sulla produzione dei contenuti ma non necessariamente sulla loro trasmissione.

Inoltre, viene contestata la maniera troppo restrittiva con la quale la normativa definisce il perimetro del settore delle comunicazioni elettroniche, andando così ad escludere di fatto mercati che rivestono un'importanza sempre maggiore nella trasmissione di informazioni, quali servizi al dettaglio di telefonia mobile o altri servizi di comunicazione elettronica collegati ad internet o di radiodiffusione satellitare.

In virtù di ciò, i giudici hanno stabilito che sarebbe improrio escluderli da tale definizione, in quanto essi sono diventati la principale via di accesso ai media.

Infine, viene constatato che l'equiparazione della situazione di una "società controllata" a quella di una "società collegata" non risulta conciliabile con l'obiettivo perseguito dalla disposizione per quanto concerne il calcolo dei ricavi di un'impresa attiva nel settore delle comunicazioni elettroniche o nel Sic.

Per tali motivi, la Corte conclude che "la disposizione italiana fissa soglie che, non consentendo di determinare se e in quale misura un'impresa possa effettivamente influire sul contenuto dei media, non presentano un nesso con il rischio che corre il pluralismo dei media".

Il caso Mediaset-Vivendi

La questione Mediaset-Vivendi è legata alla disposizione dell’Agcom, secondo cui Vivendi non avrebbe potuto acquisire il 28% del capitale di Mediaset alla luce delle disposizioni in materia contenute nella legge Gasparri. L’acquisizione avrebbe rappresentato un ostacolo al pluralismo dell’informazione.

L’Agcom aveva quindi accolto la denuncia presentata da Mediaset e aveva dato ragione al Biscione, riconoscendo come Vivendi occupasse un ruolo di spicco nel mondo delle comunicazioni alla luce della partecipazione al 23,9% in Telecom Italia.

 

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