02:50 20 Ottobre 2020
Economia
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In'un intervista rilasciata a 'Today' Vincenzo Accurso, lavoratore dell'azienda e rappresentante sindacale, offre il punto di vista dei lavoratori sulla vicenda e chiede al governo un impegno concreto.

La multinazionale statunitense  Whirlpool ha indicato il giorno del 31 ottobre 2020 come quello della "cessazione della produzione" nel suo stabilimento di Napoli. Una chiusura che costerebbe il posto a circa 450 lavoratori

Il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha definito "una battaglia per la sovranità nazionale" quella volta a far sì che ciò non accada.

Vincenzo Occurso, lavoratore dello stabilimento e attivista sindacale, ne ha così commentato così l'affermazione.

"Noi vogliamo far rispettare l'accordo alla Whirlpool, trovare un'intesa che ci permetta di continuare a lavorare. Di Maio ha detto che la fabbrica non chiuderà e che ne vale la sovranità del Paese, ma quanto vale la sua firma?", ha chiesto attraverso 'Today'

Occurso ha espresso tutta l'inquietudine per l'assenza di un piano B promesso ma ancora non concretamente elaborato dal governo. 

"Nei mesi precedenti abbiamo avuto diversi incontri in cui il Governo si impegnava a ideare un piano B, anche se la soluzione primaria era sempre la permanenza in Italia della Whirlpool. Si è parlato anche di alcune manifestazioni di interesse per un eventuale acquisto, ma delle nove presentate da Invitalia ne sono rimaste poi soltanto due, impossibili da prendere in considerazione", ha osservato.

La minaccia di chiusura dello stabilimento italiano, che sarebbe giunta comunque, è stata inoltre accelerata dall'emergenza coronavirus.

"Con il Covid sono venute fuori altre problematiche: ha permesso di anticipare alcune cose che magari sarebbero avvenute tra 4 o 5 anni. L'epidemia ha sicuramente influito sull'accelerare questo processo di abbandono dell'Italia", ha detto desolato.

I tempi non permettono nemmeno soluzioni a medio-lungo termine.

"In questo momento non ce lo possiamo permettere. È un periodo di crisi e reindustrializzare vuol dire fermare la manovalanza e la produzione, perdere esperienza, senza dimenticare le difficoltà nel trovare un imprenditore che voglia investire adesso in un progetto a lungo termine. Per uscire dalla crisi dobbiamo continuare a fare il nostro lavoro, poi, in un secondo momento, si potrà pensare a soluzioni alternative", ha spiegato Accurso. 

Intanto il 13 settembre scadono gli ammortizzatori sociali e per questo sindacati e lavoratori, che hanno anche portato le loro istanze sempre a Di Maio nella cornice del Giffoni Film Festival, spingono per un incontro al Ministero dello Sviluppo Economico. 

Ancora Accurso ha sottolineato che cosa potrebbe accedere qualora la chiusura dello stabilimento diventasse effettiva.

"Non si può chiudere e cancellare così 420 famiglie più l'indotto. Siamo in una zona altamente a rischio, si deve trovare una soluzione o verrebbero a crearsi molteplici problematiche", ha fatto presente con urgenza.

Infine il lavoratore ha terminato il suo intervento con un diretto e accorato appello al governo.

"Dobbiamo puntare sulla qualità che è il nostro vero marchio di fabbrica, quello che rende il made in Italy apprezzato in tutto il mondo. Inoltre, Se il Governo perde questa battaglia e non si fa rispettare, rischia di perdere in partenza con tutte le multinazionali e noi non avremo più futuro. Il Governo ha bisogno delle nostre mani, perché sono le mani degli operai che possono far ripartire il Paese, fateci lavorare per uscire dalla crisi", ha concluso. 

Già a febbraio Sputnik aveva spiegato la vicenda dal punto di vista degli operai

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