11:42 19 Settembre 2020
Economia
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La Corte dei Conti boccia parzialmente in testo del Dl Semplificazioni, potrebbe sprecare risorse economiche pubbliche e portare alla nascita di una foresta di opere pubbliche inutili.

Il decreto semplificazioni, fortemente voluto dal governo per semplificare la burocrazia italiana e far correre il paese, potrebbe nel concreto rivelarsi un boomerang e ottenere effetti economicamente nefasti per le casse dello Stato.

A sottolinearlo è la Corte dei Conti che ha analizzato il testo e il suo impatto reale sui conti pubblici.

Per i magistrati della Corte ci sono alcune criticità che il provvedimento introduce, che potrebbero addirittura “creare danni” all’economia nazionale e contribuire allo sviluppo e cantierizzazione di una moltitudine di opere pubbliche inutili, riporta Teleborsa.

Ricordiamo che proprio oggi è arrivata la conferma che l'Italia riceverà dal SURE 27,4 miliardi di euro per pagare la cassa integrazione.

Un testo che non è un buon servizio al paese

“Non faremmo un buon servizio al paese e di fronte all’Europa” rischiamo di fare una enorme figuraccia, alimentando le critiche che durante e prima delle trattative per l’approvazione del piano di aiuti europei sono piovuti sull’Italia da esponenti politici dei Paesi frugali.

L'Italia potrebbe quindi ritrovarsi grazie al Dl semplificazioni a sprecare i fondi del Recovery Fund.

Cosa non va nel Dl semplificazioni

Non sono ben realizzati l’articolo 21 e l’articolo 17. Quest’ultimo interviene sull’equilibrio dei conti degli Enti locali introducendo una disciplina emergenziale.

Il problema è che la riforma non affronta il problema dello snellimento della burocrazia italiana in modo organico, ma “sposta in avanti il raggiungimento dell’equilibrio dei conti, traducendosi in una sorta di moratoria del percorso di risanamento”, scrive Teleborsa.

Corte dei Conti salva mezzo miliardo di euro all’anno

Ogni anno la Corte dei Conti riceve qualcosa come 28mila denunce di presunti sprechi, ma 25mila vengono archiviate. Tuttavia questa attività permette allo Stato di recuperare 500 milioni di euro all’anno che altrimenti andrebbero perduti, sprecati o distratti, e di questi la metà sono fondi europei.

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