11:28 24 Settembre 2020
Economia
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La situazione sul mercato gasiero rimane tesa. Negli ultimi mesi i prezzi del gas hanno oscillato tra 50 e 70 dollari per 1.000 metri cubi.

Questo ha generato perdite a tutti i produttori e molti di loro non sono nemmeno riusciti a coprire le spese operative con le forniture. Secondo Gazprom, in Europa i prezzi del gas hanno già toccato il fondo e solo nel quarto trimestre è previsto un riequilibro del mercato.

In realtà, non si erano mai visti prezzi così bassi nella storia contemporanea del mercato gasiero, nemmeno nel difficile 2009 quando si attestavano comunque a 140 dollari per mille metri cubi. Inoltre, oggi manca quel “sostegno del petrolio” ai prezzi in quanto i contratti per la fornitura di gas ancorati al prezzo del petrolio sono sempre meno. Ad esempio, in Europa Gazprom ha solo il 30% dei contratti ancorati al greggio, mentre la Norvegia già da tempo è passata a vendere gas esclusivamente ai prezzi delle borse del gas.

Fino a poco tempo fa il pilastro della prezzatura del greggio era il GNL, in particolare in Asia. Ma ora la situazione sta cambiando gradualmente: già nel 2019 solo il 60% del GNL era venduto a prezzi ancorati a quelli del greggio e il rimanente 40% veniva venduto a prezzi del gas liberamente fissati (in verità, probabilmente questo 40% costituisce l’apporto più significativo di vendite di GNL in Europa).

La situazione legata all’equilibrio della domanda e dell’offerta sul mercato gasiero non si discosta troppo da quella registrata sul mercato del greggio. Da un lato, vediamo i contro del gas: assenza dell’OPEC+, maggiori eccedenze e un calo delle estrazioni non così rapido come quello del greggio in caso di investimenti insufficienti. Dall’altro lato, consideriamo i pro: il calo della domanda dettato dal coronavirus non è così significativo come quello registrato sul mercato petrolifero. Quest’anno l’OIES prevede un calo del 5% della domanda globale (circa 200 miliardi di metri cubi) rispetto alle previsioni pre-covid per il 2020. Un calo della domanda di circa 140 miliardi rispetto all’anno precedente quando prima si prevedeva un aumento di anno in anno. Parte di questo calo interesserà anche il commercio internazionale.

Indipendentemente da come andrà, è difficile che la ripresa sia rapida dato che sia sul mercato petrolifero sia su quello gasiero il crollo dei prezzi è stato accompagnato da una contrazione dell’offerta. E in caso di lieve aumento dei prezzi questa “molla a compressione” compenserà nuovamente le eccedenze di gas. È possibile interpretare il calo dell’offerta rifacendoci a due esempi.

In primo luogo, il GNL americano. Ad oggi stiamo probabilmente registrando volumi minimi di esportazioni di GNL dagli USA: rispetto ai minimi di marzo i volumi di esportazione si sono più che dimezzati. E questo nonostante la capacità di liquefazione sia aumentata grazie all’ultimazione dei lavori di costruzione e all’avviamento di nuovi stabilimenti. Le capacità di lavorazione del GNL degli USA si attestano a poco più di 100 miliardi di metri cubi l’anno. Si tratta di volumi importanti se consideriamo che l’intero mercato globale del GNL nel 2019 si attesta a 480 miliardi di metri cubi. Ad oggi negli USA gli stabilimenti nel migliore dei casi lavorano al 40% delle loro possibilità o meno. Da un lato, è la concretizzazione di una evidente crisi del modello americano di esportazioni del gas. Ma questo non significa che 60 miliardi di metri cubi stiano fermi ad aspettare prezzi migliori.

Sebbene il costo totale del GNL americano si attesti a circa 200 dollari per 1000 metri cubi, la decisione di riprendere le esportazioni sarà presa qualora i ricavi coprano almeno i costi operativi. Ovverosia serve un leggero aumento dei prezzi (di 30-40 dollari rispetto agli attuali 70) per consentire la ripresa delle esportazioni americane di GNL.

La stessa logica può essere applicata anche a Gazprom e ad altri esportatori di gas in Europa. Tra la “guerra dei prezzi” e la limitazione eccessiva di forniture la società ha adottato una strategia intermedia: limitare le esportazioni, ma moderatamente.

Gazprom prevede di esportare tra 166 e 169 miliardi: si tratta di una previsione ottimistica. Questo significa anche che la società quest’anno venderà nel migliore dei casi 30-40 miliardi di metri cubi meno rispetto ai suoi consueti volumi di 200 miliardi di metri cubi, registrati negli ultimi anni. E alla prima possibilità incrementerà i volumi, tra l’altro, di produzione.

Tanto più che una serie di produttori di GNL nel mondo (fra cui anche la russa Yamal LNG), nonostante i prezzi bassi, lavora a pieno regime. Questo è possibile grazie alla vendita di condensato: i costi operativi di costruzione per la produzione diretta di GNL sono quasi nulli.

In queste condizioni è chiaro che non potrà essere rapido il ripristino dei prezzi al di sotto di 200 dollari per 1000 metri cubi che sono anche necessari alla maggior parte dei produttori di GNL per coprire tutte le spese. Si tratta, tra l’altro, più o meno del medesimo prezzo all’esportazione applicato da Gazprom l’anno scorso.

Ma nel complesso tutti sono preoccupati per le prospettive a lungo termine del mercato gasiero. Vediamo nel dettaglio due storie che esemplificano questo aspetto.

Pochi giorni fa si è discussa l’avvenuta attrazione di finanziamenti per il nuovo progetto Mozambique LNG (l’operatore e il maggiore azionista è Total) con un volume di credito pari a 15-16 miliardi di dollari e un costo totale superiore a 20 miliardi. Chiaramente questi enormi progetti sono sempre nel mirino dell’attenzione, ma il grande interesse nei loro confronti oggi è più che mai chiaro: alla luce della crisi del mercato del gas sta diventando sempre più difficile trovare finanziamenti, pertanto essere finanziati significa che gli investitori vedono prospettive di risanamento del mercato.

La seconda storia riguarda la recente decisione assunta da Warren Buffett di acquistare la società gasiera statunitense Dominion Energy. Secondo gli osservatori investimenti simili nel settore sono interpretabili come il fatto che il guru del mercato azionario crede nella ripresa. In verità, a tal proposito vale la pena di capire in cosa abbia investito Buffett. La società non si occupa propriamente di estrazione di gas, ma detiene essenzialmente i gasdotti negli USA e anche un piccolo stabilimento per il trattamento del GNL. Ovverosia la società guadagna in primis dall’aumento dei volumi di trasporto del gas.

Tuttavia, negli USA, anche in caso di eventuale contrazione dell’estrazione di scisto e di aumento degli attuali prezzi bassi, il gas costerà sempre meno caro rispetto che nei Paesi importatori. Si potrebbero mantenere stabili le estrazioni di scisto a un prezzo di circa 100 dollari per 1000 metri cubi. Per i Paesi importatori di gas (in Asia e in Europa) questo prezzo non può convenire a lungo termine in quanto non riuscirà mai a coprire tutte le spese dei produttori.

Ad ogni modo la maggior parte delle previsioni a lungo termine presuppone un aumento della domanda globale di gas, un aumento delle importazioni e una ripresa delle transazioni commerciali a livello internazionale. Il problema è nuovamente il prezzo: per consentire questa ripresa il gas dev’essere sufficientemente conveniente (altrimenti, ad esempio, potrebbero competere con il gas persino le fonti di energia rinnovabile) perché i prezzi bassi sono problematici per la produzione.

Chiaramente da considerare è anche il fattore dei “cigni neri e bianchi”: il carbone, la Cina, l’ordine del giorno climatico. Considerare tutti questi aspetti potrebbe essere complesso.

Ad esempio, entro il 2050 in Europa si prevede di realizzare una completa decarbonizzazione. Chiaramente si tratta di un obiettivo molto costoso. Ma ancora più importante è come reagirà l’Asia. Questo continente, infatti, non prevede alcun piano radicale di questo genere, ma gli asiatici usano ancora molto carbone.

È noto che per ridurre le emissioni il carbone dovrebbe essere sostituito dal gas. Ma è possibile anche reagire senza affrettarsi e sostituire il carbone con le fonti rinnovabili senza che si passi per la soluzione “intermedia”, rappresentata dal gas. A seconda di come si svilupperà la situazione, cambierà anche la domanda di gas.

di Alexander Sobko

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