18:39 07 Agosto 2020
Economia
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Il progetto del gasdotto sottomarino, che è stato soggetto a sanzioni extraterritoriali statunitensi dallo scorso dicembre, è completato per quasi il 94%, ma gli Stati Uniti stanno cercando disperatamente di fermarlo attraverso sanzioni contro le compagnie coinvolte.

La compagnia energetica austriaca OMV ha chiesto una "risposta politica" all'ultima minaccia statunitense di sanzioni contro il progetto Nord Stream 2.

La disputa attorno al gasdotto riguarda la misura in cui l'Europa difenderà la sua indipendenza, in particolare per quanto riguarda l'approvvigionamento energetico, ha dichiarato l'amministratore delegato della società Rainer Seele al quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung.

Seele ha aggiunto che spetta ai politici, non alle aziende, rispondere. "Tuttavia, come società europea, ci aspettiamo che i politici lavorino per garantire che l'Europa non perda la sua attrattiva come luogo d'investimento", ha affermato.

OMV è tra i cinque investitori europei, insieme a Wintershall Dea, Uniper, Shell ed Engie, che coprono la metà del costo totale del progetto, guidato dalla compagnia energetica statale russa Gazprom.

Uniper, con sede in Germania e controllata dalla società energetica finlandese Fortum, ha anche detto al giornale "con rammarico" che gli Stati Uniti "continuano a tentare di minare un importante progetto infrastrutturale che riteniamo importante per la sicurezza energetica dell'Europa".

La scorsa settimana il Senato degli Stati Uniti ha approvato la sua versione del disegno di legge sulla spesa per la difesa del 2021, che autorizza nuove sanzioni contro Nord Stream 2. Il disegno di legge proibisce a qualsiasi compagnia di posare tubi, fornire servizi di sottoscrizione e servizi sul progetto o fornire strutture portuali per le navi coinvolte. Se approvato, il disegno di legge verrà applicato retroattivamente a dicembre 2019.

Alla fine dell'anno scorso, le sanzioni statunitensi hanno costretto l'appaltatore di posa di tubi Allseas con sede in Svizzera a ritirarsi dal progetto con solo 160 km di gasdotto sottomarino rimasto da realizzare su 1.230 km.

Gazprom in risposta ha promesso di costruire autonomamente la restante sezione della conduttura, dispiegando la nave Akademik Cherskiy nel Mar Baltico per farlo.

Gli Stati Uniti, un grande esportatore di gas naturale liquefatto, hanno criticato e cercato di fermare il progetto Nord Stream 2 sin dall'inizio, sostenendo che avrebbe aumentato l'influenza economica e politica di Mosca in Europa e compromettere la sicurezza energetica del continente. La Russia insiste sul fatto che il gasdotto, progettato per trasportare abbastanza gas per rifornire 26 milioni di famiglie in Europa, è puramente commerciale. La Commissione europea, così come i governi di Germania e Austria, si sono opposti alla repressione degli Stati Uniti su Nord Stream. 

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