19:19 05 Agosto 2020
Economia
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I frugali potrebbero cedere sul piano da 750 miliardi in cambio dei rebate, gli sconti sui contributi nazionali al bilancio europeo, e di maggiori condizionalità ai finanziamenti.

I Paesi frugali scoprono le carte sul tavolo e dichiarano le loro condizioni per l'accordo sul Recovery Fund, che non è impossibile, ma difficile. Il falco Rutte, che ha mostrato sinora la linea dura chiedendo un diritto di veto a 27 sulle decisioni di investimento, si mostra più morbido davanti ai giornalisti, dopo il rifiuto unanime della sua proposta. 

I Paesi del Nord Europa, Olanda, Austria, Danimarca e Svezia, a cui si è aggiunta Finlandia, richiedono una modifica del piano da 750 miliardi, con una riduzione della cifra totale e una differente distribuzione tra somme a fondo perduto e a prestito, con un aumento di quest'ultime a scapito delle altre. Tuttavia questa non è una richiesta cruciale per il sì all'intesa. 

Parlando con i giornalisti, il premier olandese ha indicato come condizioni per l'approvazione del nuovo bilancio comunitario pluriennale 2021-2027 (Qfp) e dell piano di rilancio “Next Generation EU”:

  1. un livello sufficiente di rebate, gli sconti sui contributi nazionali versati all'Europa di cui godono i Paesi più ricchi, tra cui l'Olanda, ; 
  2. il vincolo della realizzazione delle riforme finanziate con i fondi europei. 

“Un buon risultato – ha detto Rutte replicando ai giornalisti – sarebbe una soluzione in cui i contributori netti al bilancio comunitario avessero una posizione nel nuovo Qfp comparabile a quella che avevamo negli scorsi sette anni, in particolare riguardo ai ‘rebate’. Il principio c’è, ma dobbiamo ancora migliorare la proposta” presentata dal presidente del Consiglio europeo Charles Michel.

“Secondo punto, è cruciale – ha proseguito – che il risultato del vertice garantisca che le riforme abbiano luogo nei paesi che sono ancora indietro a questo riguardo. Se riusciamo a conseguire queste due cose – ha sottolineato – penso che avremo un buon risultato". 

Sono le condizionalità, quindi, le richieste cruciali che i Paesi frugali pongono come conditio sine qua non la concessione dei fondi, di cui l'Italia sarebbe beneficiaria all'82%. Non risulta però chiaro se i vincoli richiesti siano intesi in senso di verifica degli investimenti o come imposizioni di specifiche riforme, che vincolerebbero l'approvazione dei piani di spesa pubblica di alcuni Paesi alle decisioni di altri. Il premier Conte ha già dichiarato che non è accettabile un potere di veto, mentre Macron ha sottolineato che dalle decisioni di questo Consiglio dipenderà il futuro della Ue. 

"Se facciamo la cosa giusta possiamo superare questa crisi in modo più forte. Tutti i pezzi necessari sono sul tavolo e la soluzione è possibile", ha detto la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, al vertice di Bruxelles. "La soluzione -ha aggiunto- è quella che i cittadini dell'Ue si aspettano da noi. E' il nostro lavoro". 

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