03:04 23 Ottobre 2020
Economia
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La difficile e sempre più ingarbugliata vicenda Aspi questa sera dovrebbe trovare una soluzione nel Consiglio dei ministri. Tanti gli interessi in gioco e non sono più solo nazionali.

Quest’oggi alle ore 11.00 era previsto il Consiglio dei ministri numero 56 che avrebbe dovuto decidere del Dpcm 14 luglio con il prolungamento delle limitazioni alle attività e alle persone per il contenimento del nuovo coronavirus, ma anche occuparsi del caso Autostrade per l’Italia (Aspi).

Il Cdm è stato rimandato alle ore 22.00 di quest’oggi per dare tempo alle “anime” della maggioranza di trovare un accordo sul futuro della Concessione dell’infrastruttura autostradale italiana che si trova, per contratto, nelle mani di Aspi.

Il caso è molto ingarbugliato e negli ultimi giorni si è arricchito di nuovi elementi che fanno comprendere cosa c’è in ballo questa sera nel Cdm del governo Conte Bis, che a dirla tutta, potrebbe anche uscirne diverso da come vi entrerà.

Dall’estero gli investitori stranieri come Allianz (Germania) e Silk Road Fund (Cina) hanno fatto sentire tutto il loro peso, anche politico, come ha riportato Il Sole 24 Ore.

Ma restando sul piano nazionale, il comunicato stampa pubblicato ieri da Aspi in cui affermava di aver fatto tutto quello che il Governo aveva richiesto e di aver migliorato per ben 10 volte il suo piano, ha fatto capire la drammaticità della situazione.

Un comunicato arrivato, da notare, mentre il titolo Atlantia alla Borsa di Milano perdeva oltre il 15% di capitalizzazione chiudendo al prezzo di 11,60 euro ad azione.

Gli elementi che si sono aggiunti negli ultimi giorni sono tuttavia molti di più.

L’incontro tra Di Maio e Mion

Un paio di giorni fa il ministro degli Esteri ha incontrato Gianni Mion, il manager presidente di Edizione, cioè della holding con a capo i Benetton e attraverso cui questi ultimi investono i loro denari in vari settori strategici, compresi il digitale e la ristorazione.

Mion aveva spiegato il piano di Aspi e di Atlantia contenuto nella lettera che la società aveva inviato a Conte l’11 luglio scorso.

Mion aveva spiegato a Di Maio che Aspi era pronta a innalzare da 2,9 a 3,4 miliardi di euro gli investimenti per garantire maggiore manutenzione della rete autostradale e per ridurre le tariffe dei pedaggi.

Da quell’incontro Mion è uscito senza illusioni sul futuro, anzi, rassegnato sul destino dell’intera vicenda.

Il post Facebook pubblicato ieri da Di Maio ha fatto comprendere la direzione: nel M5s non è cambiato nulla, i Benetton devono stare fuori dalle autostrade italiane.

Qualcuno ci vede però uno spiraglio, fuori i Benetton e non Aspi.

7mila lavoratori, 17mila risparmiatori, l’indotto

In tutta questa tragica vicenda è emersa con maggiore forza anche la presenza di altre persone che potrebbero alla fine essere le nuove vittime. Sono i 7 mila lavoratori di Aspi, sono i 17 mila piccoli risparmiatori di Aspi e di Atlantia che detengono il debito e le partecipazioni di queste aziende, sono le piccole imprese di manutenzione e i fornitori di Aspi.

Se fallisce Aspi, e già i calcoli sono stati fatti e si parla di una voragine da 19 miliardi di euro che qualcuno dovrà colmare, se fallisce Aspi dicevamo, le piccole imprese di manutenzione sono a rischio perché non avrebbero più commesse e perché le loro fatture potrebbero non essere onorate.

Il fallimento di Aspi e di Atlantia, ad ogni modo, coinvolgerebbe anche altre aziende che con tutto ciò non hanno molto a che fare. Vedasi Adr spa (Aeroporti di Roma) di proprietà di Atlantia e la partecipazione di banche territoriali italiane nelle partecipazioni di quest’ultima.

Insomma, qui si rischia l’effetto domino dalle proporzioni forse non calcolate dall’allora ministro delle Infrastrutture Toninelli, il quale “giurò” che avrebbe tolto le concessioni ad Aspi.

La Lettera De Micheli a Conte

E per finire spunta la lettera del ministro dei Trasporti Paola De Micheli indirizzata a Giuseppe Conte ad inizio marzo, quando l’Italia da poco era entrata nel dramma della pandemia.

La De Micheli sollecitava Conte a prendere una decisione sul dossier Aspi e a farlo in fretta data la gravità della questione e anche alla luce della pandemia che avrebbe portato ulteriore sofferenza economica al Paese.

Probabilmente Conte è stato risucchiato dall’emergenza sanitaria e ha messo tutto in secondo piano.

Questa sera, però, tutta l’attenzione è su Aspi che in questo momento rappresenta un po’ anche il futuro dell’Italia, nonostante il nuovo coronavirus.

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