20:11 14 Agosto 2020
Economia
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Le minacce statunitensi d'imporre sanzioni economiche contro la Cina e privare l'isola semi-autonoma delle sue agevolazioni economiche potrebbero non realizzarsi poiché la Casa Bianca ha apparentemente iniziato a vedere queste misure come "spararsi su un piede".

Gli Stati Uniti stanno riconsiderando la propria linea di condotta in merito alla decisione della Cina di adottare la legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong, passando da sanzioni economiche più ampie contro il sistema finanziario dell'isola a sanzioni personali contro funzionari cinesi coinvolti nell'introduzione della legge, riferisce il Wall Street Journal, citando fonti anonime a Washington.

Secondo il giornale, l'idea di paralizzare la posizione finanziaria globale di Hong Kong andando a colpire il suo tasso di cambio preferenziale, presentata dal dipartimento di Stato, è stata abbandonata dall'elenco delle possibili misure per il momento. Il Wall Street Journal ha chiarito che la decisione è stata presa durante un incontro alla Casa Bianca la scorsa settimana dopo che le autorità USA si sono rese conto che la misura avrebbe potuto danneggiare le aziende e i consumatori americani, occidentali e di Hong Kong, avendo allo stesso tempo un impatto limitato sulla linea politica di Pechino.

Inoltre, secondo quanto riferito, i funzionari economici statunitensi si sono opposti all'introduzione di ampie sanzioni finanziarie in un momento in cui l'economia globale sta lottando per riprendersi dalle conseguenze della pandemia di coronavirus.

La task force che determina le sanzioni contro la Cina dovrebbe discutere azioni alternative durante l'incontro di questa settimana, ha comunicato il Wall Street Journal. Sia il Dipartimento di Stato che la Casa Bianca hanno rifiutato di commentare la questione.

La legge sulla sicurezza di Hong Kong

La legge sulla sicurezza di Hong Kong, approvata dal Congresso nazionale cinese alla fine di giugno, vieta le attività secessioniste, sovversive e terroristiche, nonché qualsiasi forma d'interferenza straniera a Hong Kong. Pechino ha costantemente affermato che i disordini pubblici in corso a Hong Kong sono il risultato d'interferenze straniere negli affari interni della Cina. Tuttavia, la legge è stata condannata dai politici occidentali, tra cui il premier britannico Boris Johnson, che ha affermato che questo viola la Dichiarazione congiunta sino-britannica del 1984. Johnson ha affermato che il Regno Unito offrirà una strada preferenziale per la cittadinanza britannica ai residenti di Hong Kong ed ha condannato la legge cinese sulla sicurezza come una minaccia alla libertà della città.

In risposta alle azioni della Cina, il Congresso degli Stati Uniti ha approvato una legge che consente al governo di imporre sanzioni contro il Paese asiatico per la nuova legge sulla sicurezza nazionale, con la previsione che il progetto di legge sarà presto firmato dal presidente Donald Trump. 

L'Unione europea ha sottolineato le sue "gravi preoccupazioni" per la legge sulla sicurezza nazionale della Cina e ha sottolineato che "rischia seriamente di minare l'alto grado di autonomia di Hong Kong e di avere un effetto dannoso sull'indipendenza della magistratura e sullo stato di diritto".

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