20:04 13 Agosto 2020
Economia
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Secondo l'ultimo studio di Cgia Mestre il Covid ha provocato una diminuzione nel numero dei lavoratori attivi, che ora risulta inferiore a quello delle pensioni erogate.

Analizzando i dati di maggio 2020, Cgia Mestre afferma che mentre le buste paga sono scese 22,77 milioni di unità, il numero di pensioni è notevolmente superiore rispetto al 1 gennaio 2019, in cui la totalità delle pensioni erogate in Italia ammontava a 22,78 milioni.

Tenendo conto del normale flusso in uscita dal mercato del lavoro da parte di chi ha raggiunto il limite di età e dell’impulso dato da “quota 100”, successivamente all’1 gennaio dell’anno scorso il numero complessivo delle pensioni è aumentato almeno di 220 mila unità, rendendo il numero di pensionati superiore al numero di occupati presenti nel Paese.

Calo del numero di lavoratovi attivi dopo il Covid

"Il sorpasso è avvenuto in questi ultimi mesi. Dopo l’esplosione del Covid, infatti, è seguito un calo dei lavoratori attivi. Con più pensioni che impiegati, operai e autonomi, in futuro non sarà facile garantire la sostenibilità della spesa previdenziale che attualmente supera i 293 miliardi di euro all’anno, pari al 16,6 per cento del Pil. Con culle vuote e un’età media della popolazione sempre più elevata, nei prossimi decenni avremo una società meno innovativa, meno dinamica e con un livello e una qualità dei consumi interni in costante diminuzione" afferma il coordinatore dell’Ufficio studi di Cgia Paolo Zabeo.

Analizzando le cifre a livello regionale, in tutte le 8 regioni del Sud le pensioni superano gli occupati, mentre al Nord, invece, la regione in maggiore difficoltà risulta essere la Liguria.

In futuro sempre più difficile incrociare domanda e offerta di lavoro

"Negli ultimi anni gli imprenditori stanno cercando personale altamente qualificato o figure caratterizzate da bassi livelli di competenze. Se per i primi le difficoltà di reperimento sono strutturali a causa dello scollamento che in alcune aree del Paese si è creato tra la scuola e il mondo del lavoro, i secondi, invece, sono posti di lavoro che spesso i nostri giovani, peraltro sempre meno numerosi, rifiutano di occupare e solo in parte vengono coperti dagli stranieri. Una situazione che con la depressione economica alle porte potrebbe assumere dimensioni più contenute, sebbene in prospettiva futura la difficoltà di incrociare la domanda e l'offerta di lavoro rimarrà una questione non facile da risolvere" commenta la situazione il segretario della Cgia Renato Mason.

Negli scorsi giorni un'analisi sui dipendenti della Pubblica Amministrazione ha mostrato come il numero di dipendenti attualmente in pensione ha toccato 3 milioni di unità, contro i 3,2 milioni di dipendenti in servizio. L’Italia ha un personale alle dipendenze delle P.A. che si può considerare vecchio. Sui 3 milioni di impiegati ben 540 mila hanno compiuto 62 anni di età (16,9% del totale) e sono quindi in età pensionabile con quota 100.

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