20:03 03 Agosto 2020
Economia
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L’interesse degli investitori stranieri nei riguardi del commercio di future in yuan sul greggio ha registrato un aumento considerevole.

Stando ai dati della Shanghai International Energy Exchange (INE) quest’anno gli stranieri hanno detenuto il 16% del volume giornaliero di scambi di future in yuan. In un anno il volume di scambi con partecipazione straniera è di fatto raddoppiato.

Nel 2018 la Cina ha dato avvio allo scambio di future in yuan sul greggio. Inizialmente il volume di scambi era esiguo e il contratto future cinese era indirizzato solamente al mercato interno. I trader internazionali, infatti, erano attirati dai contratti sul Brent e sul WTI denominati in dollari. Il future in yuan all’inizio sembrava loro uno strumento derivato alquanto insolito dato che la quota dello yuan nelle transazioni internazionali era ridotta.

Tuttavia, di recente la popolarità dei future in yuan ha registrato una impennata tra gli investitori stranieri. Come riporta il WSJ facendo riferimento ai dati INE, quest’anno gli attori internazionali hanno detenuto il 16% del volume giornaliero medio di transazioni e il 28% del volume giornaliero di posizioni aperte (ossia il numero di contratti aperti dei quali non è ancora stata effettuata una transizione). Alle transazioni prendono parte fornitori, produttori e trader provenienti da ben 19 Paesi. Al momento sono 60 le società internazionali di intermediazione a offrire servizi di trading di future in yuan. Nel 2018, invece, erano solo 45.

L’economia cinese si sta risanando velocemente dalla crisi: il valore PMI del mese di giugno ha battuto un nuovo record rispetto agli ultimi mesi toccando i 50,9 punti, al di sopra delle aspettative degli esperti. L’incremento di questo parametro per il secondo mese consecutivo è sintomo di una ripresa solida della domanda e dell’offerta. Anche il PMI relativo ai servizi ha registrato un aumento: dai 53,6 punti di maggio a 54,4.

Delude invece l’indice relativo all’export: le commesse all’esportazione, infatti, conservano tendenza negativa. Tuttavia, considerate le seconde ondate dell’epidemia che riguardano alcuni Paesi e visto anche il generale andamento negativo dell’economia a livello globale, questi parametri sono più che comprensibili.

Rispetto agli USA la Cina pare ottenere risultati migliori nella lotta al post-coronavirus su vari fronti, anche su quello economico. Alcune azioni poste in essere dagli USA fanno dubitare gli investitori internazionali della stabilità a lungo termine di un sistema basato sul dollaro. Scrivono che il nuovo “porto sicuro” per il proprio capitale sia logicamente la Cina, spiega Bian Yongzu, esperto dell’Università Popolare di Pechino.

“Sebbene il sistema finanziario internazionale basato sul dollaro sia relativamente stabile, molti hanno cominciato a notare delle criticità. Infatti, è emerso che le possibilità dell’economia americana sono limitate e che gli USA non sono in grado di contrastare l’epidemia. Questi elementi hanno inferto un duro colpo al Paese e all’economia globale. Gli investitori sono convinti del fatto che il sistema basato sul dollaro sarà soggetto a variazioni in futuro. Sempre più persone vorranno possedere yuan.
La Cina sta risanando la propria economia a ritmi relativamente rapidi. Rispetto ad altri Paesi sembra che la Cina ci stia guadagnando. Oltre alla ripresa economica cresce anche la domanda cinese di materie prime, come il greggio. Gli investitori desiderano trarre profitto dalla vendita di greggio e in tal senso la rapida ripresa economica cinese ha svolto un ruolo fondamentale di stimolo. Inoltre, positiva è stata anche la reazione della politica cinese. Negli ultimi anni la Cina si sta aprendo rapidamente a vari settori quali quello finanziario, azionario, di capitali, bancario e assicurativo. Le zone di libero scambio vengono estese. Tutto ciò facilita l’accesso di capitale straniero sul mercato cinese”.

Di recente la Cina ha nuovamente ridotto gli ostacoli per gli investimenti stranieri e ha incrementato la quota massima consentita di capitale straniero in quei settori in cui gli investimenti erano già ammessi. Nel settore finanziario JPMorgan è diventata la prima società ad aver ottenuto l’autorizzazione a trasferire la propria attività in Cina pur conservando su di essa il pieno controllo. A seguire il suo esempio sono state anche altre importanti realtà a livello globale: quasi tutte hanno presentato le relative richieste per l’acquisto di quote dai partner cinesi e per l’ampliamento della propria attività in Cina.

L’inclusione degli investitori sul mercato cinese dell’energia ha determinato anche la risposta statunitense. Washington sta coerentemente attuando una politica per passare da importatore netto a esportatore di greggio. Ciò significa che il deficit della bilancia dei pagamenti statunitense sta registrando un calo così come la quantità di dollari sui mercati mondiali. La Cina, invece, è diventata il più grande importatore di greggio al mondo. Dunque, a livello globale aumentano la domanda cinese di energia e l’offerta di valuta cinese, spiega l’esperto.

“È universalmente noto che gli USA stanno abbandonando lo status di importatore netto di greggio per diventare gradualmente esportatore. Questo incide sulla bilancia dei pagamenti e, di conseguenza, sulla quantità di dollari in circolazione nel mondo. In un tale contesto, emerge la necessità di altre valute a livello mondiale le quali possano assumersi l’onere di questa massa in decremento. La Cina, inoltre, è diventata anche il principale importatore di greggio. Probabilmente, dunque, in futuro sui mercati internazionali circoleranno sempre più yuan. Questo renderà più convenienti la prezzatura, lo scambio e le transazioni in yuan e costituirà un ottimo stimolo per sviluppare il commercio di materie prime denominate in yuan”.

In un contesto in cui i mercati internazionali delle risorse energetiche continuano a registrare una tendenza negativa e i prezzi del WTI, ad esempio, hanno persino toccato valori sotto lo zero, il mercato cinese dei future sul greggio presenta un vantaggio essenziale. I meccanismi di regolazione dei prezzi del carburante sul mercato interno cinese consentono di difenderlo da un’eccessiva volatilità. I prezzi della benzina e del diesel sono chiaramente correlati a quelli del greggio. Ma sul mercato cinese è stata stabilita una precisa forbice di prezzi del greggio in base alla quale si definisce il costo della materia prima a fruizione interna: da 40 a 130 dollari al barile. Nel contesto attuale ciò significa che, anche se i prezzi globali del greggio scendessero sotto i 40 dollari, all’interno della Cina i prezzi rimarrebbero stabili. Molti trader riconoscono in questo un grande vantaggio poiché traggono profitto sullo spread.

Chiaramente i volumi delle transazioni su INE dei future in yuan sono ancora incomparabili rispetto a quelli sul Brent o sul WTI. I contratti future aperti denominati in yuan si attestano a poco più di 140.000 mentre quelli sul Brent o sul WTI sono nell’ordine di alcuni milioni. Tuttavia, fondamentale è il ritmo a cui si sviluppa questo mercato. Sono in pochi coloro che credevano nei future denominati in yuan alla vigilia del loro lancio. Mentre ora i maggiori broker a livello globale effettuano transazioni utilizzando anche questo strumento derivato: fra di loro si annoverano JPMorgan, Goldman Sachs, Mizuho Securities, PNB Paribas, Société Générale.

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