10:44 05 Agosto 2020
Economia
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In Italia un ristorante su tre hanno subito un crollo dei fatturati pari al 50%, e due su dieci rischiano di chiudere definitivamente.

A causa del lavoro da remoto e del crollo del turismo, un'impresa su del settore della ristorazione ha registrato un calo del fatturato pari o superiore al 50%. Lo si evince da un sondaggio condotto tra circa 300 imprese associate a Fiepet, la federazione italiana dei pubblici esercizi aderente a Confesercenti.

Un altro 21,8%, quindi oltre due attività su dieci, teme che sarà prima o poi costretta alla chiusura definitiva se la crisi si protrarrà ancora a lungo.

Pesano come un macigno gli 11 milioni di turisti che, a causa della pandemia, non hanno visitato il Belpaese nei mesi scorsi ma anche gli 1,6 milioni di lavoratori che hanno lavorato da casa.

La crisi sta colpendo in maniera particolare le grandi città come Roma e Milano, dove i lavoratori in remoto sono circa 500.000 e 269.000 rispettivamente.

"Un quadro che per le imprese è al limite della sostenibilità: se la situazione non dovesse stabilizzarsi al più presto, il 62,1% delle imprese teme di dover rinunciare all’attività", si legge nel comunicato.

Giancarlo Banchieri, presidente di Fiepet Confesercenti, ha sottolineato che le imprese non potranno reggere a lungo in questa situazione:

"È urgente trovare delle soluzioni. In primo luogo, dobbiamo rinforzare e prolungare le misure di sostegno per le imprese e per i lavoratori: il periodo di cassa integrazione sta per finire, e se la fase critica continuerà molti imprenditori saranno costretti a ridurre il numero dei dipendenti. La nostra proposta è di estendere anche alle attività di somministrazione gli sgravi contributivi già previsti per il turismo agli imprenditori che riassumono i dipendenti in cassa integrazione. Così si sostiene chi riapre e lo Stato avrà meno persone in cassa integrazione", ha spiegato il presidente.

Per Banchieri è necessario vedere oltre la fase del sostegno, dando "un orizzonte alle imprese e programmare la transizione":

"Se per i flussi turistici il futuro è incerto, è invece possibile ed opportuno definire in maniera chiara tempi e modi dello smartworking, nel rispetto delle normative di sicurezza: il lavoro agile è una rivoluzione che avrà un impatto duraturo sui lavoratori, sulle città e sulla struttura stessa dell’economia, e deve essere gestita", ha concluso.



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