20:57 24 Settembre 2020
Economia
URL abbreviato
0 10
Seguici su

E se Mittal ha deciso di andarsene e se ne andasse, dice il ministro Patuanelli non aspettandosi nulla di buono dal piano industriale che la società presenterà questa sera al Governo.

Su ArcelorMittal e la sorte dell’impianto produttivo Ilva di Taranto “noi ci aspettiamo un piano che sia in linea con gli accordi che abbiamo preso a marzo, non 14 anni fa”.

Sono le parole del ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli intervistato da Radio Anch’io su Radio 1.

“Capiamo le incertezze del mercato dell’acciaio, non capiamo la profondità con cui si fanno tagli rispetto alle previsioni occupazionali, cosa che per noi è inaccettabile”, prosegue il ministro Patuanelli.

“Lo dico senza troppi giri di parole: se Mittal ha deciso di andarsene e se ne andasse e… la finiamo qui”, aggiunge il ministro non dando spazio ad altre interpretazioni sulla sua posizione.

“Troviamo il modo per farlo andar via. Ci sono dei contratti firmati, si rispettano le clausole di uscita che sono previste e le penali che sono previste” e nel rispetto delle penali da pagare Mittal se ne potrà andare.

Patuanelli dà per scontato che arriverà “un piano che non è assolutamente in linea con quanto abbiamo discusso per mesi fino a marzo e che non è assolutamente in linea con quanto si aspetta il Governo”.

Cosa si farà da domani per l’Ilva?

“Se guardiamo ai singoli casi, oggi facciamo un errore”, dice Patuanelli prospettando il futuro non solo di Taranto ma dell’intero settore dell’acciaio.

Patuanelli guarda a Piombino, Terni, Genova, passa per la Lombardia e la provincia di Udine.

“Dobbiamo ragionare sulla filiera” dell’acciaio nel suo insieme, è questa la visione di Patuanelli.

Quindi se da domani ArcelorMittal non farà più parte della storia della produzione dell’acciaio in Italia, Patuanelli dice che bisogna creare un piano per capire dove “dobbiamo produrla e dove la lavoriamo” e ci vuole quindi un “piano strategico per l’acciaio”.

E questo significa che “sia quasi inevitabile che in alcune dinamiche” entri la Cassa depositi e prestiti a soppiantare Mittal.

Sul Recovery Fund

I “soldi devono arrivare subito” afferma Patuanelli o altrimenti “potrebbero essere insufficienti nel momento in cui arrivano”.

Dove l’Italia dovrà spendere quei fondi?

“Nelle fragilità storiche. Ad esempio la sottocapitalizzazione, la difficoltà di accesso all’innovazione”, ma anche attrarre capitali e imprese dall’estero, compreso il riportare in Italia quelle imprese italiane che “hanno portato le produzioni all’estero”. L’ipotesi in questo caso è un iperammortamento o una super valutazione dei capitali che vengono riportati in Italia.

O ancora Patuanelli pensa a una “defiscalizzazione” del costo del lavoro “per i primi anni”.

Sul Mes

Sul Mes, sì o no, Patuanelli sceglie di non rispondere o meglio, di lasciare che sia il Parlamento a decidere. Una linea adottata anche da Conte che nei fatti ha scelto come strategia quella di non assumere posizione ufficiale per far decidere al Parlamento, che è secondo Costituzione il luogo dove tutte le scelte si approvano o si disapprovano.

Correlati:

Di Maio: Arcelor Mittal obbligata a restare, Lega ha ‘investito in Arcelor’
Ex-Ilva, depositato l'atto di recesso da parte di Arcelor Mittal
Ex Ilva, Emiliano propone: Puglia potrebbe pagare fatture Arcelor
Tags:
Economia, acciaio
RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook