10:02 10 Luglio 2020
Economia
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Sono dati piuttosto preoccupanti quelli diffusi da Confcommercio in merito alla riapertura delle imprese italiane fino a 9 addetti in Italia.

Il 28% delle imprese che hanno riaperto dopo quasi tre mesi di lockdown rischia di fallire definitivamente e circa un terzo delle stesse ha registrato una flessione dei ricavi pari al 70% rispetto ai periodi di normalità, facendo anche peggio rispetto alle aspettative già basse della vigilia.

E' quanto emerge da un'indagine condotta da Confcommercio in collaborazione con SWG e pubblicata nella giornata odierna:

"Un terzo delle imprese che hanno riaperto stima una perdita di ricavi oltre il 70%, mentre per il 28% rimane elevato il rischio di chiudere definitivamente a causa delle difficili condizioni di mercato, dell’eccesso di tasse e burocrazia, della carenza di liquidità", si legge nel resoconto dell'indagine.

Le rilevazioni di Confcommercio hanno permesso di stabilire che nelle ultime due settimane in Italia è ripartito circa l'82% delle 800.000 imprese che avevano la possibilità di farlo con l'inizio della Fase 2, con appena un ristorante o bar su quattro che ha riaperto i battenti:

"In particolare, si tratta del 94% nell’abbigliamento e calzature, dell’86% in altre attività del commercio e dei servizi e solo del 73% dei bar e ristoranti, a conferma delle gravi difficoltà delle imprese attive nei consumi fuori casa", spiega ancora Confcommercio.

Le motivazioni delle mancate riapertura sono perlopiù legate alla necessità di adeguare in tempi stretti i locali ai protocolli di sicurezza sanitaria.

Criticità rilevate anche dal punto di vista della fruizione di indennizzi come il bonus dei 600 euro, con appena il 44% delle imprese che ne ha beneficiato, così come è bassa la quota di chi ha potuto avvalersi della cassa integrazione (17%), oppure ha ottenuto prestiti garantiti (8%).

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