10:35 21 Ottobre 2020
Economia
URL abbreviato
307
Seguici su

Entro fine anno potrebbero chiudere sino a 100.000 imprese artigianali, con una perdita di posti di lavoro di almeno 300.000 unità, come conseguenza del lockdown.

Sono già 10.902 le imprese artigiane costrette a chiudere nei primi tre mesi del 2020, all'inizio dell'emergenza sanitaria e prima del lockdown. Un dato negativo in linea con quello registrato nello stesso periodo dei anni precedenti, che però non tiene conto degli effetti delle misure di quarantena. Il peggio, quindi, deve ancora arrivare. 

Secondo i dati forniti da Cgia, senza delle adeguate misure del governo a sostegno delle imprese, da adottare tempestivamente nei prossimi 2-3 mesi, il rischio è quello della perdita di circa 100 mila aziende artigiane, che potrebbero essere costrette a chiudere definitivamente le saracinesche a causa delle ricadute negative del Covid sull'economia. 

 

“In questi due mesi e mezzo di lockdown - dichiara il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo -molti  artigiani senza alcun sostegno al reddito sono andati in difficoltà e non sono stati pochi coloro che hanno ipotizzato di gettare la spugna e di chiudere definitivamente la saracinesca".

Nonostante la voglia di ripartenza "non tutti ce la faranno a sopravvivere - precisa Zabeo - e non è da escludere che entro la fine dell’anno lo stock complessivo delle imprese artigiane presente nel Paese si riduca di quasi 100 mila unità, con una perdita di almeno 300 mila posti di lavoro”.

Il piccolo come garanzia del Made in Italy

"Se spariscono le micro imprese, rischiamo di abbassare notevolmente la qualità del nostro made in Italy", avverte a il segretario della CGIA Renato Mason.

Le misure predisposte nel decreto Rilancio sono ritenute insufficienti. La Cgia insiste sulla necessità di una moratoria delle imposte, ovvero la sospensione di  Irpef, Irap, Ires e Imu sui capannoni per salvare le imprese di piccole dimensioni, . 

"E’ vero che con il decreto Rilancio sono state introdotte diverse misure tra cui l’azzeramento del saldo e dell’acconto Irap in scadenza a giugno, la riproposizione dei 600 euro per il mese di aprile e la detrazione del 60 per cento degli affitti, ma tutto questo è ancora insufficiente a colmare la rovinosa caduta del fatturato registrata in questi ultimi mesi da tantissime piccole realtà", aggiunge Mason.

Secondo uno studio condotto dalla Cgia, inoltre, i contributi a fondo perduto, non riusciranno a compensare le perdite subite dalle aziende durante la chiusura, se non di un 20%. Inoltre, mette in evidenza l'istituto di Mestre, un altro dato drammatico per l'imminente futuro delle imprese è il crollo della domanda di consumi. 

Il crollo dei consumi stimato per il 2020 è del 7,2%, pari a 75 miliardi in meno di fatturato complessivo delle imprese. 

"A farne le spese saranno soprattutto gli artigiani, i piccoli commercianti e i lavoratori autonomi che vivono quasi esclusivamente dei consumi delle famiglie", precisa Cgia.

il rischio, sottolinea infine, è che la chiusura delle botteghe e dei piccoli negozi, peggiori significativamente la qualità della vita. 

"Quando chiudono le botteghe e i piccoli negozi le aree urbane si impoveriscono e diventano terreno fertile per la diffusione del degrado, dell’abbandono e della microcriminalità", conclude Cgia.
Tags:
Coronavirus, crisi economica, Cgia, Italia
RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook