23:54 02 Giugno 2020
Economia
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Coronavirus in Italia: prosegue la fase 2 (10-20 maggio) (105)
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La criminalità organizzata, la mafia, la camorra e la 'ndrangheta posseggono 5mila ristoranti e le loro mani sull'agroalimentare si allungano. La denuncia di Coldiretti nel rapporto Agromafie.

“La malavita è arrivata a controllare cinquemila locali della ristorazione con l’agroalimentare che è divenuto una delle aree prioritarie di investimento della malavita”.

Secondo il rapporto Agromafie della Coldiretti pubblicato lunedì 18 maggio, le organizzazioni malavitose hanno compreso “la strategicità in tempo di crisi” di tali settori “perché consente di infiltrarsi in modo capillare nella società civile e condizionare la vita quotidiana delle persone”.

La criminalità organizzata e la camorra “approfittando della crisi economica, penetrano in modo massiccio e capillare nell’economia legale ricattando con l’usura o acquisendo direttamente o indirettamente gli esercizi ristorativi in Italia e all’estero”, scrive ancora Coldiretti nel rapporto avvertendo di un movimento in atto.

La crisi di liquidità un acceleratore

Il rapporto avverte che la crisi di risorse economiche generata dalla chiusura dell’attività commerciale è un acceleratore delle acquisizioni da parte delle mafie. Si diventa più vulnerabili e si cade facilmente vittime dell’usura o di proposte d’acquisto rapaci.

I ristoranti piacciono alla criminalità

Quello che le investigazioni delle forze dell’ordine mettono in luce, spiega Coldiretti, è che le mafie sono molto presenti nella ristorazione “nelle sue diverse forme”: franchising, locali esclusivi, bar, trattorie, ristoranti di lusso, pizzerie, aperibar.

La distruzione del libero mercato

L’infiltrazione mafiosa nel settore agroalimentare e della ristorazione ne distrugge “la concorrenza e il libero mercato legale”, soffoca “l’imprenditoria onesta” e compromette “in modo gravissimo la qualità e la sicurezza dei prodotti, con l’effetto indiretto di minare profondamente l’immagine dei prodotti italiani e il valore del marchio Made in Italy”.

Riguardo alla qualità dei prodotti, una recente testimonianza arriva dall’indagine condotta dalla Guardia di Finanza di Palermo attraverso cui ha scoperto come i clan imponevano farina di bassa qualità ai panifici di Palermo e della provincia.

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