03:04 23 Ottobre 2020
Economia
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Coronavirus in Italia: prosegue la fase 2 (10-20 maggio) (105)
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Il settore agroalimentare, che ha affrontato l'emergenza Coronavirus continuando a fornire alla popolazione i prodotti necessari e fornendo lavoro ai propri dipendenti, ha comunque subito perdite.

Il lockdown e le chiusure obbligate hanno causato una riduzione del 30% del fatturato nel settore ristorazione. Inoltre, il crollo causato dal lockdown nella ristorazione risulta essere uno dei peggiori per i prodotti Made in Italy, in quanto la maggioranza delle eccellenze del cibo italiano vengono commerciate attraverso questi canali.

Questa è la fotografia scattata da Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia e amministratore degato Inalca spa nel webinar 'La filiera agroalimentare ai tempi del coronavirus: prospettive future a seguito dell’emergenza' organizzato da Msd Animal Health per parlare della situazione del settore agroalimentare nella Fase 2.

"La filiera italiana agroalimentare non si è mai fermata e ha saputo rispondere anche alla grande richiesta che ha caratterizzato la prima fase di 'assalto agli scaffali'. Con grande senso di responsabilità, infatti, la filiera ha continuato a produrre assicurando la sicurezza dei suoi 3,6 milioni di lavoratori. Il fatto che non si sia fermata, però, non vuol dire che non abbia risentito della situazione: con la chiusura dell’Horeca, del food service, della ristorazione, si è perso il 30% del fatturato" ha affermato Scordamaglia.

Guardando alle singole categorie di prodotti, il calo ha toccato il 40% nei vini, il 35% per i salumi di alta qualità ed il 45% per i formaggi. Le flessioni si sono registrate tuttavia non solo nella ristorazione e nel commercio interno, ma anche nell'esportazione dei prodotti Made in Italy.

"Anche sull’export, abbiamo subito delle flessioni, probabilmente dovute alla chiusura della ristorazione anche nei paesi con cui lavoriamo maggiormente, Germania, Stati Uniti e Francia, e pensiamo di chiudere con un meno 13%. Un risultato che non vedevamo da 20 anni."  conclude Scordamaglia.

Filiera Italia aveva già lanciato in precedenza un'allarme sulla fine dell'effetto delle scorte alimentari nel Paese: calano i consumi, concentrandosi più su alcune tipologie di cibi, e si intensifica il food social gap, ossia il divario fra coloro che possono permettersi cibi più pregiati e quelli che devono orientare la propria spesa verso il ribasso.

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