05:07 28 Settembre 2020
Economia
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Investitori stranieri stanno comprando in massa i titoli di Stato cinesi. Stando ai dati di Bond Connect Company, società che gestisce il programma Bond Connect, gli investitori stranieri a fine marzo detenevano titoli di Stato cinesi per un valore di 2.260 miliardi di yuan.

Nel primo trimestre di quest’anno gli investimenti in titoli di Stato cinesi hanno registrato un aumento del 28% rispetto all’anno precedente.

Il mercato dei titoli di Stato in Cina è uno dei maggiori al mondo e si attesta sui 14.000 miliardi di dollari. La quota di investitori stranieri in questo mercato è ancora esigua, 319 miliardi di dollari (circa 2.260 miliardi di yuan). Tuttavia, tale quota ha cominciato a crescere rapidamente dopo l’avvio del programma Bond Connect che permette agli investitori stranieri di effettuare collocamenti nei mercati delle obbligazioni della Cina continentale tramite il mercato di Hong Kong senza la necessità di aprire un conto in Cina continentale. Bond Connect ha sgravato gli investitori stranieri da una lunga serie di formalità burocratiche e ha significativamente semplificato l’accesso al mercato dei titoli di Stato cinesi.

Ad attirare gli investitori stranieri ha contribuito anche l’inclusione di obbligazioni di Stato denominate in yuan, nonché di obbligazioni delle banche “politiche” cinesi (ossia, le banche responsabili della realizzazione di programmi statali di grande rilevanza politica quali la Banca cinese di sviluppo agricolo, la Banca cinese di import-export e la Banca statale dello sviluppo) all’interno dell’indice Bloomberg Barclays Global Aggregate nel mese di aprile dello scorso anno. Dopo il loro inserimento nell’indice 69 miliardi di capitale straniero sono affluiti in titoli di Stato cinesi. Un interesse ancora maggiore negli investitori è stato generato da JPMorgan Chase che, seguendo l’esempio di Bloomberg, ha incluso i bond cinesi nei propri indici.

Migliore è la situazione finanziaria del debitore, maggiore è il numero di soggetti che desiderano concedergli un credito. È logico investire in una economia in crescita quando il ritorno sugli investimenti è praticamente garantito. Ma al momento la situazione non è poi così limpida. Secondo statistiche di recente pubblicazione, l’economia cinese nel primo trimestre ha registrato un calo del 6,8%, per la prima volta negli ultimi decenni. Il calo dell’economia cinese, secondo la maggior parte degli analisti, sarebbe inevitabile alla luce dell’epidemia di coronavirus la quale ha provocato l’interruzione delle linee produttive e delle attività commerciali, nonché la messa in quarantena di intere città.
Nel primo trimestre il commercio al dettaglio e gli investimenti in capitale fisso in Cina hanno subito un calo di circa il 20%.

Tuttavia, anche le economie degli altri Paesi stanno affrontando un Paese molto difficile poiché l’epidemia ha raggiunto una portata globale. A differenza della Cina, vari Paesi sviluppati, fra cui gli USA, stanno mettendo in atto misure di stimolo monetario. Nel frattempo i mercati mondiali registrano un andamento irrazionale per via dell’incertezza della crisi. In tale situazione il mercato cinese appare agli investitori un “porto sicuro”, secondo Xu Xuemei, esperto del Centro di economia mondiale e sviluppo presso l’Istituto cinese di studi internazionali.

“Cresce l’interesse manifestato dagli investitori stranieri nei confronti del mercato cinese dei titoli di Stato. Anzitutto, per via della diffusione del coronavirus e delle fluttuazioni sul mercato del greggio, è aumentata la volatilità dei mercati azionari globali e gli investitori hanno cominciato a rendersi conto dei rischi. In secondo luogo, per via della politica monetaria morbida condotta da diversi Paesi, la FED e le banche centrali di altri Paesi hanno ridotto significativamente i tassi. In questo modo, il differenziale tra i tassi dei titoli statunitensi e cinesi aumenta. Il mercato cinese si è rivelato interessante per gli investitori stranieri perché, nonostante l’epidemia, gli indicatori economici fondamentali in Cina sono rimasti invariati e nulla sembrerebbe ostacolare un risanamento e una ripresa a lungo termine dell’economia cinese. La Cina sta aprendo sempre di più i propri mercati finanziari. Gli investitori stranieri guardano con ottimismo alle prospettive di crescita in Cina. Questo è un momento chiave”.

Per sostenere l’economia i Paesi sviluppati hanno deciso di abbassare i tassi di interesse sebbene in alcuni Paesi i tassi fossero già prossimi allo zero prima della pandemia. Di conseguenza, il Giappone e una serie di mercati europei presentano oggi tassi negativi. Anche i titoli di Stato americani a 10 anni non rendono più dello 0,5%. Per gli investitori la scelta delle obbligazioni cinesi con un rendimento del 2,55% è una scelta sempre più evidente. Poiché il portafoglio è costituito essenzialmente da obbligazioni di Stato e obbligazioni delle banche “politiche”, l’affidabilità degli investimenti in questi strumenti di fatto non suscita alcun dubbio. La Cina come seconda economia del mondo è già diventata “troppo grande per crollare”. Infatti, in presenza di indicatori di affidabilità di fatto equivalenti, il capitale viene diretto su strumenti che presentano un rendimento maggiore.

Per la Cina l’afflusso di investimenti stranieri nel debito pubblico al momento potrebbe comunque essere eccessivo. Le autorità del Paese stanno stimolando attivamente l’economia. Tuttavia, a marzo a causa di tali stimoli il gettito fiscale ha subito un calo del 26,1%. Per colmare il deficit di risorse il Ministero cinese delle Finanze ha annunciato l’intenzione di collocare sul mercato nuove obbligazioni speciali per un valore complessivo di 1.000 miliardi di yuan. In precedenza, era già stato approvato il collocamento di simili obbligazioni per un totale di 1.290 miliardi di yuan. I fondi saranno impiegati per progetti infrastrutturali posti in essere dai governi locali, per sostenere l’occupazione e garantire il risanamento economico.

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