10:49 13 Luglio 2020
Economia
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L'attuale pandemia di coronavirus, che ha bloccato le attività economiche e i viaggi, ha paralizzato la domanda di greggio, provocando una sovrapproduzione di petrolio e facendo precipitare i prezzi, dando luogo a uno degli shock più gravi da decenni per l'industria.

Secondo Bloomberg una tra le ricadute economiche distruttive della pandemia del COVID-19 è l’arresto della produzione nell'industria petrolifera, ed è imminente.

Con i prezzi del greggio in picchiata, il petrolio resta fermo nelle petroliere al largo dopo la chiusura delle raffinerie a causa del blocco del coronavirus. Gli esperti temono che il mondo potrebbe esaurire lo spazio di stoccaggio entro maggio, e questo è solo una parte della crisi petrolifera attualmente in corso, che sta per entrare una nuova fase.

L’arresto della produzione nel settore rappresentano uno scenario inevitabile e il peggiore possibile per produttori e raffinerie.

La crisi petrolifera del COVID-19 

Mentre i paesi si affrettavano a rallentare la diffusione della malattia ed evitare un collasso delle loro strutture sanitarie nazionali, hanno imposto restrizioni agli spostamenti e lockdown che hanno portato alla chiusura di a fabbriche e l'invio a casa del personale.

Questo di conseguenza ha portato a un eccessivo riempimento dei depositi a causa dell'eccesso di offerta causato dai blocchi e dalle quarantene. I commercianti di conseguenza hanno iniziato a stoccare il petrolio al largo nelle petroliere in attesa di un incremento dei prezzi.

Tuttavia, l'aumento delle spese di spedizione e la mancanza di petroliere libere è un segno di ciò che riserva il futuro, affermano gli esperti.

L'accordo OPEC+

Il crollo della domanda globale di greggio e le preoccupazioni sull'incombente interruzione della produzione e l'inevitabile ricaduta sui posti di lavoro, aziende, banche ed economie locali hanno incentivato l'Arabia Saudita, la Russia e altre nazioni esportatrici di petrolio all'interno dell'OPEC + a concordare di ridurre la loro produzione di petrolio di 9,7 milioni di barili al giorno, o oltre il 20%, fino a giugno, in un accordo stipulato il 9 aprile.

Tuttavia, questi sforzi non sono riusciti a impedire che il greggio scendesse al di sotto dello zero nelle negoziazioni del 20 aprile, quando il prezzo dei contratti petroliferi di maggio è crollato al minimo per i prezzi del petrolio dal 1946.

Ogni settimana, 50 milioni di barili di petrolio vengono stoccati, a un ritmo che potrebbe far esaurire i posti nei magazzini mondiali entro giugno, scrive Bloomberg.

Prima della crisi, il mondo consumava circa 100 milioni di barili al giorno, con una domanda ora di circa 70 milioni di barili.

Ciò, predicono gli analisti, suggerirebbe che un terzo della produzione globale verrò chiuso per far fronte alla crisi.

Gli esperti prevedono con cautela che, poiché lo stoccaggio servirebbe a "colmare il divario tra domanda e offerta", e le previsioni indicano che il consumo di petrolio ha già toccato il fondo, e che potrebbe esserci un "lieve recupero".

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