01:34 28 Maggio 2020
Economia
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La Banca centrale cinese avverte circa il possibile scoppio di una crisi analoga per portata alla Grande recessione.

Questa è l’opinione espressa dal direttore per la cooperazione internazionale, Zhu Jun. Secondo Zhu, qualora non si riesca a frenare la diffusione dell’epidemia di coronavirus in tempi brevi, sarà difficoltoso risanare l’economia. Pertanto, si rendono necessarie azioni congiunte a livello interstatale. Tuttavia, secondo gli esperti, questo è quasi improbabile che avvenga.

Zhu Jun osserva: le operazioni messe in atto dalle banche centrali dei Paesi sviluppati comprendono esclusivamente l’adozione l’erogazione di incentivi. Ma questo non contribuisce in alcun modo ad affrontare la crisi alla radice e a tenere sotto controllo l’epidemia. A differenza delle crisi precedenti, scoppiate di norma in ambito finanziario, quella attuale è maturata nell’economia reale. Il surriscaldamento dei mercati azionari (soprattutto nei Paesi occidentali) comporta solo più rischi finanziari nascosti. Poiché la capitalizzazione societaria ha subito un’impennata, in preda al panico si potrebbe verificare una brusca correzione del mercato e, di conseguenza, una contestuale riduzione del valore azionario. Un periodo prolungato di crescita speculativa degli indici di borsa potrebbe venire bruscamente rimpiazzato da una riduzione della leva finanziaria e da una spirale di deflazione debitoria.

Tuttavia, questa è solo la conseguenza, ma non la causa. L’attuale crisi è stata scatenata dalla situazione in cui versa l’economia reale di vari Paesi: infatti, per evitare la diffusione dell’epidemia è stato necessario bloccare il comparto produttivo e costringere la maggior parte della popolazione a osservare la quarantena. Questo sta producendo un effetto domino su quasi tutti i settori dell’economia reale. Come ha evidenziato di recente il portavoce del presidente russo Dmitry Peskov, commentando la situazione nella Federazione Russa, il fatto che il mese di aprile sia stato dichiarato non lavorativo mediante decreto del presidente russo rappresenta un onere enorme per l’imprenditoria e l’economia nel suo complesso. Tuttavia, è stato deciso che nelle condizioni attuali sono da preservare la vita e la salute dei cittadini. Peskov ha altresì dichiarato che la crisi economica globale, causata dalla pandemia si ripresenterà e dovremo essere pronti. Il portavoce insiste sulla necessità di un coordinamento delle misure di contrasto alla crisi ad opera di molti Stati.

Le posizioni russa e cinese circa le modalità di contrasto alle conseguenze economiche del coronavirus sono analoghe. Nei giorni scorsi il vicedirettore della Banca centrale cinese Chen Yulu ha dichiarato che l’ente regolatore sta discutendo con i suoi analoghi di FED e FMI approcci comuni per la risoluzione della crisi e ha invitato a prestare grande attenzione alla politica commerciale, monetaria e fiscale. Durante l’ultimo vertice del G20 la Cina ha invitato altresì i Paesi partecipanti all’adozione di una politica macroeconomica coordinata finalizzata al risanamento dell’economia mondiale alla luce della situazione legata all’epidemia. A differenza della contingenza instauratasi durante la precedente crisi del 2008 la Cina stavolta svolgerà un ruolo di maggior rilievo nell’opera di risanamento economico. Ad ogni modo, la Cina sta affrontando l’epidemia con maggiore successo degli altri, secondo Aleksandr Gabuev, direttore del Programma asiatico presso il Carnegie Moscow Center.

“La Cina è in grado di minimizzare operativamente le perdite nell’ottica generale di risanamento in quanto è riuscita a livello direttivo a imporre tempestivamente la quarantena. Questo ha permesso di minimizzare le perdite di capitale umano. Inoltre, mediante tempestive misure statali di sostegno la Cina affretterà la ripresa tra il 2021 e il 2022”.

Mentre in Cina il 90% delle grandi imprese ha già ripreso la propria attività e il Purchasing Manager’s Index (PIM) si è rialzato dal record negativo di febbraio (35,7) a un +50, i mercati azionari occidentali stanno vivendo un vero e proprio collasso. S&P ha perso il 20%, Dow Jones Industrial Average e il britannico FTSE 100 stanno vivendo il calo più significativo dal 1987 con una perdita di circa un quarto del valore. Dall’inizio dell’anno il fondo azionario globale MSCI AC World ha perso il 21,27%. Nel 2008 aveva perso il 22,77%.

Di fronte alla recessione globale scatenata dall’epidemia è del tutto logico adottare un approccio comune alla risoluzione dei problemi. Tuttavia, Gabuev ritiene improbabile che si riesca a trovare una soluzione comune anche se l’epidemia potrebbe durare per lungo tempo. La colpa è da imputare alle tensioni geopolitiche.

“Uscire dalla crisi dipende strettamente dall’epidemia. Mi aspetto che si riesca a trovare una soluzione a lungo termine quale il vaccino non prima dell’estate del 2021. In tal caso, la Cina si trova in una situazione più favorevole perché è in grado di “spegnere” l’incendio economico con la liquidità delle riserve. Tuttavia, è improbabile che si giunga a una soluzione comune del problema per via della sempre maggiore concorrenza tra le grandi nazioni. Dunque, a vincere sarà colui che avrà sopportato meno perdite. Per ora la Cina è il candidato principale a rivestire questo ruolo”.

Gli USA non desiderano coordinare la propria politica con altri Paesi nemmeno in un momento in cui sono loro stessi a soffrire e a non riuscire a risolvere la situazione da soli. A mo’ di esempio si prenda il calo dei prezzi del greggio causato non solo dall’epidemia di coronavirus, ma anche dalla mancata volontà di vari Paesi, primi fra tutti gli USA, di accordarsi sui volumi di estrazione del petrolio. Nell’ambito della piattaforma OPEC+ il presidente russo Vladimir Putin ha proposto di ridurre l’estrazione del greggio di 10 milioni di barili al giorno rispetto al primo trimestre del 2020 per contenere i prezzi del greggio. Tuttavia, l’Arabia Saudita è pronta a firmare l’accordo solo nel caso in cui vi partecipino anche gli USA. Sebbene i produttori di olio di scisto negli USA siano già d’accordo (sono, infatti, i più colpiti dalla riduzione dei prezzi dell’oro nero per via dei costi elevati necessari per il mantenimento dei giacimenti di scisto), la lobby degli estrattori che governa gli organi del potere negli USA è categoricamente contro qualsivoglia restrizione sulle importazioni.

Washington dimostra analoga caparbietà nel contrasto al coronavirus. Durante l’ultimo vertice del G20 la Cina ha invitato a rimuovere le barriere commerciali e liberalizzare il commercio mondiale al fine di semplificare il risanamento dell’economia. La Cina ha proposto altresì di coordinare le misure di contrasto al virus fra i vari Paesi in modo da ridurre di concerto la velocità di diffusione dell’epidemia. Gli USA, però, continuano a non voler collaborare e una serie di politici si sta chiedendo se siano realmente giustificate misure così rigide. Nel frattempo, il numero di contagiati da coronavirus negli USA ha da tempo superato quello della Cina.

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