07:30 26 Maggio 2020
Economia
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Il prezzo del petrolio greggio è ai minimi da 17 anni a questa parte, ma non è solo un ritorno al passato. Quanto sta avvenendo è già una 'cartina di tornasole' per il futuro.

Una cosa appare sempre più chiara, che alla ripresa il mondo non sarà più come prima e non tornerà tutto uguale a prima. Alcuni indicatori sono già chiari e derivano da situazioni di criticità sistemiche che si stanno creando in più comparti. Uno di questi è il petrolio, il cui prezzo il 30 marzo è andato sotto i 20 USD al barile per alcuni minuti portando indietro le lancette della storia di ben 17 anni.

E non è più solo un problema di prezzo, perché di oro nero se ne consuma sempre meno a causa del lockdown generalizzato in tutto il mondo. Molte compagnie petrolifere hanno già avviato il fermo delle trivelle per due motivi (eccetto la Norvegia). Il primo riguarda il costo delle trivellazioni troppo alto rispetto alla remunerazione, il secondo motivo riguarda l’eccesso di offerta rispetto alla domanda: letteralmente non si sa più dove stoccare il greggio estratto.

Secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore, ci sono solo 2 settimane di autonomia per lo stoccaggio a terra del petrolio estratto poi non si saprà davvero dove metterlo. Questo perché nessuno consuma petrolio e derivati.

Conservare il petrolio in eccesso sulle petroliere

Alcuni hanno pensato bene di conservare il petrolio sulle petroliere, di riempire le loro stive in attesa di venderlo quando il prezzo sarà più alto, anche perché i future sul prezzo del petrolio indicano una differenza positiva per il futuro di circa 13 dollari.

Tuttavia anche stoccare il petrolio sulle petroliere è un costo in aumento perché il prezzo per l’attracco presso i moli è salito alle stelle, dal momento che sono rare le petroliere in movimento in mezzo al mare. E poi alcuni giacimenti sono troppo lontani per essere raggiunti.

Ripartire sarà un costo enorme

Anche lo stop alle trivellazioni è un costo oltre che un rischio per i pozzi stessi. Alla ripartenza, quando tutto ciò sarà finito e le industrie ripartiranno, le persone ritorneranno a ingorgare con le loro automobili le strade di tutto il mondo, potremmo ritrovarci con una brutta, bruttissima sorpresa e questa volta alla pompa durante il rifornimento.

Il rischio di una crisi energetica è già messa tra gli scenari possibili dagli analisti.

Il prezzo della benzina e del gasolio in Italia: che strano…

In Italia, se si fa eccezione Livigno al confine con la Svizzera (fonte: prezzobenzina.it), il prezzo della benzina e del gasolio è sceso di pochi centesimi. Che strano, eppure il prezzo del Brent e del petrolio greggio, rispetto all’inizio dell’anno 2020, è diminuito del 66%.

Codacons si è posta la domanda e ha attivato 104 Procure della Repubblica, ipotizzando i reati di aggiotaggio e di manipolazione dei prezzi. Ma al netto dell’attività delle associazioni dei consumatori, c’è una domanda che dovremmo porci.

Se il prezzo dei derivati alla pompa resta quasi invariato rispetto al prima della crisi, quando le attività riprenderanno e il prezzo del greggio salirà per effetto dell’aumento della domanda, dove arriveranno i prezzi alla pompa? E se lo scenario della crisi energetica dovesse materializzarsi?

L’ibrido e l’elettrico ci salveranno

Se crisi energetica sarà, probabilmente uno degli effetti di questa crisi comporterà l’acquisto elevato di auto ibride e di auto elettriche, con conseguente abbattimento dei costi di produzione di queste ultime, conducendoci più celermente verso il compimento della transizione.

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