09:01 05 Giugno 2020
Economia
URL abbreviato
2182
Seguici su

L’economia statunitense si lascia alle spalle un felice e duraturo periodo di crescita ed entra in recessione, annuncia la Bank of America. Sputnik vi parla dell’inevitabile crisi globale a cui fanno riferimenti anche due altri istituti finanziari del Paese, Goldman Sachs e Morgan Stanley.

Il coronavirus riduce i posti di lavoro

Come prevede la Bank of America (BofA), questa crisi sarà una delle più forti nella storia. Già nel secondo trimestre si registrerà un calo del PIL del 12%, un record dai tempi della Seconda guerra mondiale. Le previsioni di un’altra importante banca statunitense sono persino più pessimistiche: nel secondo trimestre il PIL degli USA subirà un calo da record, -30%.

Le ragioni principali sono il calo delle attività produttive e quello dei consumi per via del coronavirus.

“Annunciamo ufficialmente che l’economia statunitense è entrata in una fase di recessione, così come il resto del mondo”, si legge nel rapporto messo a punto da esperti della BofA guidati da Michelle Meyer. A suo avviso, “una profonda recessione è già cominciata” in quanto il coronavirus ha colpito di fatto tutti i comparti.

Inevitabilmente questo porterà a un aumento della disoccupazione e a una riduzione delle entrate dei cittadini. Durante l’intero secondo trimestre si registrerà la perdita di un milione di posti di lavoro al mese negli USA. Complessivamente saranno colpiti dalla disoccupazione ben 3,5 milioni di persone. I più colpiti saranno il settore dell’intrattenimento, i trasporti, il comparto alberghiero e il commercio al dettaglio.

Il numero di richieste di sussidi di disoccupazione ha già registrato un’impennata dopo che le imprese hanno lasciato a casa i dipendenti come misura preventiva contro la diffusione del COVID-19. La settimana scorsa sono state inviate 281.000 richieste, un record negli ultimi 2 anni (gli esperti ne prevedevano solo 220.000). I più colpiti dalla situazione sono i lavoratori poco qualificati pagati a ore. “Questo è l’effetto della spirale discendente registrata dalle attività economiche: lo shock esterno costringe i consumatori a spendere meno, le imprese fatturano meno e sono costrette a loro volta a licenziare i dipendenti”, spiega Chris Rupkey, economista presso MUFG Union Bank.

Secondo Rupkey, tra l’altro, la riduzione del personale sarà solamente temporanea. I datori di lavori riassumeranno i dipendenti licenziati non appena l’epidemia ridurrà la sua portata. Tuttavia, nessuno sa ancora quando questo avverrà. La Casa Bianca ipotizza che la lotta al coronavirus durerà almeno 18 mesi.

Anche due altri importanti istituti di credito statunitensi, Goldman Sachs e Morgan Stanley, hanno annunciato l’inizio della recessione. Morgan Stanley prevede come minimo un rallentamento della crescita del PIL mondiale dello 0,9% quest’anno. Goldman Sachs, invece, ha una visione più pessimistica: 1,25%.

Numeri simili erano stati annunciati anche dall’Istituto della finanza internazionale (IIF) con sede a Washington. Secondo i dati aggiornati, nel 2020 l’economia mondiale toccherà non l’1,6%, ma solo lo 0,4%.

È già la seconda volta in un mese che l’IIF rivede sensibilmente al ribasso le sue previsioni. Già a inizio marzo gli esperti parlavano del 2,6%.

Ma ora gli esperti dell’Istituto sono convinti che un terzo dell’economia mondiale sarà colpito dalla crisi. Infatti, la recessione interessa USA, UE e Giappone, i quali costituiscono rispettivamente il 15,1%, l’11% e il 4% del PIL mondiale. Secondo l’IIF il calo durerà almeno fino a metà anno.

Anche un altro attore importante nel panorama statunitense, la UCLA Anderson, ha annunciato l’interruzione della crescita dell’economia del Paese. L’istituto ritiene che solamente verso la fine di settembre vi sarà un’inversione di tendenza. L’economia del Paese registrerà un calo del 6,5% nel secondo trimestre e dell’1,9% nel terzo.

Si ricordi che gli economisti considerano recessione due trimestri consecutivi in cui la crescita economica è negativa (misurata mediante il PIL, ossia il valore di tutti i servizi e i prodotti posti in essere in un Paese).

Come sottolinea BofA, la portata della crisi e la velocità del successivo risanamento dell’economia dipendono direttamente dall’efficacia delle politiche di governo. “La Fed è concentrata sul garantire liquidità al sistema finanziario, mentre il governo federale deve occuparsi della crisi di liquidità nel settore dell’economia reale”, sostengono gli esperti della BofA.

Il settore statunitense dello scisto

Gli esperti osservano che mai prima d’ora l’economia statunitense si era trovata a fronteggiare problemi di questa portata: né dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre né durante la grande recessione del 2008. Allora la disoccupazione era al 10% e il PIL era a poco più del 4%.

Ora, però, stando alle previsioni del segretario di Stato USA all’Economia Steven Mnuchin, la disoccupazione potrebbe toccare quota 20% se le autorità non adotteranno misure drastiche per limitare l’impatto economico della pandemia.

Come osservano i media statunitensi, le conseguenze economiche della pandemia negli USA sono state sensibilmente amplificate dalla controversia sorta tra Russia e Arabia Saudita sul mercato petrolifero. È ormai chiaro che la prima vittima della guerra dei prezzi sarà il comparto dello scisto americano.

“Sebbene l’OPEK conservi la speranza per cui il crollo dei prezzi funga da catalizzatore per la tregua tra le due superpotenze petrolifera, sembra che Putin non sia intenzionato a cedere rapidamente”, sostiene Helima Croft, chief commodities strategist di RBC Capital Markets. “Pare che la Russia sia intenzionata a rispondere alle sanzioni degli USA eliminando la quota di mercato delle imprese americane dello scisto”.

Come osserva l’esperta, l’amministrazione Trump “si è più volte vantata di poter punire gli avversari politici esteri diminuendo drasticamente le esportazioni di petrolio verso gli stessi e mantenendo al contempo un certo grado di protezione dalle dinamiche di prezzo grazie alle sicure forniture interne di idrocarburi”.

Ma con i prezzi attuali le imprese americane del settore, a differenza di quelle saudite e russe, non sopravvivranno. La limitazione della presenza nel comparto energetico e la perdita dello status di maggiore Paese produttore di petrolio infliggeranno un potente colpo all’intera economia.

RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook