09:38 30 Ottobre 2020
Economia
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Infezione di coronavirus diventa pandemia (23-30 marzo) (117)
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L'Unione europea il 26 marzo celebra il 25° anniversario dell'accordo di Schengen sulle frontiere interne aperte ma con tutte le sue frontiere terrestri chiuse o soggette a pesanti controlli imposti nel tentativo di frenare la diffusione del coronavirus.

Una situazione paradossale e sarcastica, se non fosse prima di tutto drammatica. L'accordo di Schengen, alla base di un'Europa sempre più integrata e unita, entrava in vigore proprio il 26 marzo del 1995, un quarto di secolo fa esatto.

Inizialmente abolì i controlli alle frontiere tra Francia, Germania, Belgio, Olanda, Lussemburgo, Spagna e Portogallo. Nei mesi e negli anni seguenti aderirono altri, e oggi la zona Schengen conta 26 membri, tra cui Paesi extra UE Svizzera e Norvegia. L’Italia firmò il trattato nel 1990 e lo fece entrare in vigore a partire dal 26 ottobre 1997.

​Ma per il suo 25° anniversario, l'accordo è di fatto sospeso a causa del coronavirus, che ha congelato la maggior parte delle attività economiche e sociali, interrotto le catene di approvvigionamento e trasformato la maggior parte degli europei in prigionieri nelle proprie case.

"L'epidemia COVID-19 sta avendo un impatto dirompente sulla mobilità e sui trasporti transfrontalieri europei", si legge in un documento interno della Commissione europea, che conta i danni causati dal coronavirus.

Gli aeroporti in tutti gli Stati dell'UE, tranne cinque, sono soggetti a restrizioni sugli arrivi e sui voli, afferma il documento della Commissione, avvertendo circa l'interruzione causata da tali misure sulla fornitura di merci, comprese quelle essenziali come i medicinali.

"La vita stessa di molti dei nostri cittadini si basa su movimenti liberi attraverso i confini per lavoro, forniture mediche essenziali e beni di prima necessità", ha affermato oggi Jean Asselborn, Ministro degli esteri del Lussemburgo, chiedendo la revoca dei controlli e la riapertura delle frontiere il più presto possibile.

Ma proprio gli stessi membri fondatori dell'accordo di Schengen sono stati i primi a chiudere tutti i confini interni, nonostante il parere degli esperti, che, secondo quanto riporta l’agenzia Reuters, indicavano la misura fosse inutile contro il virus una volta già diffuso internamente.

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