20:55 08 Agosto 2020
Economia
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Quale ruolo ha avuto la globalizzazione nella diffusione del coronavirus e nella crisi economica e finanziaria causata dall'epidemia? Sputnik ha raccolto dei pareri e posto questa domanda all'economista francese Henri Sterdyniak, autore di numerosi libri di economia monetaria e internazionale.

“Dobbiamo trarre tutte le conseguenze di questa epidemia sull’organizzazione della globalizzazione, in particolare sulle catene dei valori. Dobbiamo ridurre la nostra dipendenza da alcuni Paesi, in particolare dalla Cina, e bisogna rafforzare la nostra sovranità rispetto alle catene dei valori che riteniamo strategici”, queste erano le parole che aveva pronunciato il Ministro dell’Economia francese Bruno Le Mer, lunedì 9 marzo alla stazione radio Inter Francia.

Nel mondo accademico, mediatico e politico, non è passato inosservato il concetto base espresso del Ministro dell'Economia e delle Finanze - rafforzare la sovranità. Principio che contrasta chiaramente con la posizione liberale del suo stesso ministero e del Governo francese nel suo insieme. A molti sembra oramai evidente che qualcosa stia cambiando a livello di consapevolezza politica economica.

Ma cambiamenti di strategia in economie così a lungo indirizzate univocamente verso il liberismo potrebbero comportare rischi per l'economia globale, in molti si chiedono. In un mondo in cui tutto sta diventando sempre più interconnesso, in cui vengono stabilite relazioni sempre più strette tra i Paesi più remoti, dove gli scambi avvengono più rapidamente, le pandemie come quella attuale sarebbero comunque evitabili anche con un cambio di rotta?

"Cosa ci dice il coronavirus sulla globalizzazione? Seicento anni fa, un virus proveniente dalla Cina, ci impiegò decenni per arrivare in Europa e uccidere metà della popolazione del continente (riferimento alla Peste Nera). Oggi le cose stanno andando molto più velocemente", aveva affermato Pascal Boniface, direttore dell'Istituto per le relazioni internazionali e strategiche (Institut de Relations Internationales et Stratégiques - IRIS), nel suo discorso del 20 febbraio di quest'anno al 20 ° Forum di Bamako.

Ora, intervistato da Sputnik France, interviene l’economista Henri Sterdignac dell'Osservatorio francese dei sistemi economici (Observatoire français des congionctures économiques - OFCE) per parlare degli effetti di Covid-19 sull'economia:

“L'epidemia di coronavirus ha due tipi di conseguenze per l'economia globale. In primo luogo, un'interruzione temporanea nelle catene di approvvigionamento, in particolare dalla Cina. In secondo luogo, la crisi finanziaria che rischia di creare difficoltà per molte imprese e istituzioni finanziarie”, spiega l’esperto che affronta poi il tema del liberismo.

“La crisi mette in discussione prima di tutto i principi del libero scambio, poiché mostra che il commercio a distanza è qualcosa di inaffidabile, perché ogni Paese dipende da ciò che può ottenere dai suoi fornitori. Questa costante incertezza può essere difficile da sostenere. A mio avviso, sarà necessario in ogni caso rivedere questi principi a causa dei prezzi più elevati delle risorse energetiche e dei problemi ambientali. In queste condizioni, il coronavirus ci spinge a renderci conto di ciò“.

Tutto questo spiegherebbe appunto le dichiarazioni di Bruno Le Mer sul rafforzamento della sovranità. Ma quale modello può essere adottato dai Paesi per proteggersi dagli effetti negativi della globalizzazione? Una delle tendenze osservate, in particolare in Occidente, è il protezionismo. Questa strada è stata spesso intrapresa nel contesto del liberismo stesso, spiega Sterdignac.

"Il ritorno al protezionismo è iniziato anche prima del coronavirus, in particolare in America, da quando Donald Trump è salito al potere", afferma l'esperto.

Ma il protezionismo proteggerà dal Covid-19?

Secondo Henri Sterdignac, il sistema di libero scambio sarebbe comunque oramai obsoleto. Abbiamo bisogno di un nuovo modello più stabile in grado di proteggere i cittadini da crisi gravi, non importa se economiche o sanitarie. Anche se tutto ciò può comportare rischi e maggiori tensioni internazionali.

“Ogni Paese dovrebbe rivedere la propria strategia, basandosi, in particolare, sulla domanda interna, come ha fatto Donald Trump, ad esempio. E questo verrà ovviamente fatto a scapito di alcune nazioni concorrenti. Pertanto, è prevedibile che ciò possa comportare un aumento delle tensioni, poiché alcuni Paesi esportatori perderanno influenza”, sostiene l'economista.

D’altra parte però un modello alternativo a quello che adottiamo oggi ha i suoi rischi non solo politici ma anche economici. Comporterebbe ad esempio una crescita economica limitata e un potere d’acquisto inferiore secondo altri osservatori. E, soprattutto, il nuovo modello purtroppo potrebbe comunque non essere capace di impedire a virus come il COVID-19 di diffondersi in tutto il pianeta sostengono in molti.

“Oggi l'OMS raccomanda misure che causano il minor danno possibile al commercio e all'economia. Chiudere i confini e vietare il trasporto negli Stati Uniti e in Italia, in generale, non aiuta molto, perché la malattia troverà sempre una scappatoia. Queste misure servono solo a rallentare temporaneamente la diffusione del virus", aveva sostenuto l'epidemiologo serbo Zoran Radovanovic, anch’egli in un’intervista per Sputnik.
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