13:26 03 Luglio 2020
Economia
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Coronavirus, guerre commerciali, borse a picco, tensioni geopolitiche, mancata intesa Russia – Arabia Saudita all’incontro OPEC+ e conseguente crollo del prezzo del petrolio. Quanto tempo manca al collasso del sistema? Sputnik ha raccolto i pareri di alcuni esperti internazionali provenienti dai diversi Paesi. Non manca molto, sostengono alcuni.

Per rispondere alle domande - che rischi corre il sistema economico internazionale, quanto tempo resta prima di un eventuale crollo e crisi globale se alcune chine preoccupanti dovessero perseverare, Sputnik ha raccolto i pareri di alcuni esperti di livello internazionale.

Justin Dargin

Justin Dargin è un ricercatore del Dipartimento di Energia Globale dell'Università di Oxford e un esperto internazionale nell’ambito dell’energia.

Il recente mancato consenso tra Arabia Saudita e Russia in occasione dell'incontro OPEC+ è ormai di lunga data. L'Arabia Saudita, leader mondiale per numero di riserve, ha utilizzato a fini punitivi il suo vantaggio rispetto ad altri Paesi produttori di petrolio per quella che considerava una rivolta contro il proprio ruolo di guardiana dei prezzi mondiali del greggio. Il Regno ha estratto per la prima volta dal fodero la sua sciabola alla fine del 1985 rigettando la politica di sostegno dei prezzi internazionali del greggio e avviando una guerra dei prezzi contro l'Unione Sovietica che previde il significativo aumento dell’estrazione di petrolio volta all’acquisizione di maggiori quote di mercato. Successivamente, nel luglio 1986, il prezzo medio del greggio OPEC al barile è sceso da 23,29 a 9,85 dollari, un netto calo in pochi mesi.

Pertanto, analizzando la situazione con gli occhi di oggi, l’atteggiamento minaccioso dell’Arabia Saudita consistente nell’aprire i rubinetti, nell’incrementare le riserve e nell’inondare di nuovo greggio il mercato mondiale avrebbe un duplice scopo. Infatti, servirebbe per attirare altri produttori di petrolio e per garantire il rispetto degli accordi. Inoltre, l’Arabia Saudita sta dimostrando al mondo che, nonostante la guerra per la sopravvivenza sul mercato della terra bruciata avrà conseguenze economiche per tutti, il suo incredibile cuscinetto di bilancio le permetterà di navigare nelle insidiose acque del costante crollo dei prezzi. 

L'assenza di un accordo tra Arabia Saudita e Russia ha fatto crollare i prezzi del greggio a livello mondiale. A contribuire al crollo si sono aggiunte la guerra commerciale sino-americana e l'epidemia di COVID-19.

Poiché il calo del prezzo del greggio dovuto al COVID-19 può essere dovuto al nervosismo iniziale degli investitori, il mercato propende ancora per un approccio cauto che gli permetta di capire quale sarà l’esito degli eventi. La possibilità che l'Arabia Saudita aumenti i volumi di estrazione conferisce rigidità strutturale al crollo globale dei prezzi del greggio il quale raggiungerà probabilmente livelli mai registrati negli ultimi decenni.

Questa situazione ricorda il fenomeno conosciuto come tragedia dei beni comuni in cui le attività congiunte recano beneficio al gruppo, mentre il perseguimento di interessi privati è dannoso per tutti. L'assenza di un accordo valido tra i membri dell'OPEC+ non farà altro che aumentare il già pesante fardello che grava sull'economia mondiale la quale sta lottando per far fronte all'incertezza di una pandemia globale.

Sukrit Vijayakar

Sukrit Vijayakar è fondatore e direttore di Trifecta Consultants, società di consulenza per il settore del petrolio e del gas.

In sostanza, appare razionale la decisione della Russia di interrompere il sostegno artificiale ai prezzi fornito al mercato dall’OPEC+.

I tagli progressivi a partire dal gennaio 2017 hanno dato ai produttori più deboli l'opportunità di beneficiare dell’attività di quelli più forti senza dover fare nulla in cambio per ottenere questi benefici. Mentre i costi di produzione più bassi consentono ancora all'Arabia Saudita di vendere petrolio con profitto, è diventato sempre più difficile per gli altri produttori ridurre i flussi e allo stesso tempo ottenere profitti sufficienti a soddisfare le proprie esigenze finanziarie.

Il COVID-19 ha inevitabilmente ridotto la domanda. Ma quanto è costante tale flessione? Persisterà? Ulteriori tagli alla produzione potrebbero far aumentare i prezzi? È davvero questa l'opzione migliore?

Non credo che i produttori americani subiranno molti danni, perché, data la debole struttura delle loro impresti, tutti i prestiti saranno concessi per proteggere dal rischio una quota significativa dei loro impianti. Per questo, si metterà in atto per il 2020 e 2021 una grande operazione di hedging che permetterà loro di continuare a produrre garantendosi un profitto.

Tuttavia alla fine potrebbero essere costretti a chiudere le proprie imprese perché questi prezzi non si confaranno alle loro esigenze. Anche ora possono ridurre la loro produzione per rientrare nei tetti di copertura stabilito privando di fatto il mercato di importanti volumi di produzione.

Inutile dire che prezzi così bassi non possono sostenere l'economia globale perché sia per i produttori sia per i consumatori il prezzo dev’essere equo affinché il sistema continui a prosperare.

Nel prossimo futuro i prezzi oscilleranno tra i 30 e i 40 dollari al barile anche se il mercato non si è ancora stabilizzato. Nei prossimi giorni dovrebbe essere chiaro cosa accadrà ai prezzi del petrolio. Anche se i consumatori vorrebbero che i prezzi scendessero, questo potrebbe non essere un bene per loro a lungo termine.

Mamdouh G. Salameh

Il dr. Mamdouh G. Salameh è un esperto del mercato petrolifero e professore a contratto di economia energetica alla ESCP Business School di Londra.

Qualora l'Arabia Saudita intenda iniettare sul mercato mondiale grandi volumi di greggio in esito alla mancata concessione dell’OPEC+ di maggiori restrizioni, si avrà una crisi analoga a quella del 2014 quando si decise di introdurre grandi volumi sul mercato del greggio dopo il crollo dei prezzi. Allora l’OPEC+ fu costretta a invertire la rotta della propria linea politica, il che recò gravi danni all’economia.

I sauditi si sono indignati per la decisione della Russia di rifiutare qualsivoglia riduzione ulteriore delle estrazioni in seno all’OPEC+. Tuttavia, la decisione della Russia è stata logica. Ho più volte ribadito che qualsivoglia nuova riduzione delle estrazioni da parte dell’OPEC+ sarebbe stata inutile poiché non avrebbe avuto alcun effetto positivo sui prezzi del greggio finché perdura l’epidemia di coronavirus. Tali restrizioni porteranno solamente a un aumento delle perdite di quote detenute da OPEC sul mercato. Non appena si farà fronte all’epidemia, la domanda mondiale e i prezzi del greggio si rifaranno.

Inoltre, mentre infuria il coronavirus, il calo dei prezzi del petrolio che Saudi Aramco ha garantito per i propri clienti non le garantirà una maggiore quota di mercato né danneggerà la Russia. L’economia russa può resistere alcuni anni con prezzi del greggio a 30-40 dollari al barile a fronte degli 85 dollari o più dell’Arabia Saudita e della maggior parte dei membri dell’OPEC.

L'Arabia Saudita non può aumentare i propri volumi di estrazione di petrolio di 2 milioni di barili al giorno raggiungendo così i 12,0 milioni di barili al giorno perché non avrebbe adeguata capacità di riserva. Infatti, non è mai stato verificato che la capacità produttiva del Regno sia pari a 12,0 milioni di barili al giorno. Inoltre, l’estrazione di greggio in Arabia Saudita è in calo con picchi di 9,65 milioni di barili al giorno nel 2005.

A risentire maggiormente del crollo dei prezzi del greggio sono il settore estrattivo statunitense dell’olio di scisto e l’Arabia Saudita. La Russia non sarà interessata dalla frammentazione dell’OPEC+.

Gli estrattori statunitensi di scisto hanno già parecchi debiti. Li pagheranno a caro prezzo perché estrarranno scisto che venderanno a circa la metà del suo vero prezzo, ossia 70 dollari al barile. Tuttavia, continueranno a estrarre se il governo USA ordinerà loro di farlo così da evitare il collasso dell’intero settore.

Il deficit di bilancio dell'Arabia Saudita avrà un impatto molto negativo sulla sua economia e sui prezzi delle azioni di Saudi Aramco. L'unica cosa che l'OPEC guidata dall'Arabia Saudita può fare è aspettare che l'epidemia di coronavirus si plachi. La cooperazione russo-saudita è stata utile all'OPEC in passato. Ecco perché l'organizzazione deve sostenere questa cooperazione.

Nafis Alam

Il professor Nafis Alam è il direttore della Scuola di contabilità e finanza della Asia Pacific University of Technology and Innovation.

Poiché l'economia mondiale e i mercati finanziari globali sono già stati colpiti dagli effetti negativi prodotti dall’epidemia di coronavirus, il calo dei prezzi del greggio ha provocato a sua volta un crollo del mercato azionario.

Tutto è cominciato con un’incomprensione tra Arabia Saudita e Russia durante le ultime trattative relative alle forniture di greggio. L’Arabia Saudita intendeva ridurre le forniture globali di greggio poiché la domanda era crollata in seguito al calo delle attività produttive, soprattutto in Cina, e alla brusca riduzione degli spostamenti aerei.

La ragione principale del maggiore calo dei prezzi del petrolio in seguito alla guerra del Golfo del 1991 è stata la lotta per la supremazia tra USA, Arabia Saudita e Russia. La Russia non intende seguire le direttive dell’Arabia Saudita in merito alla riduzione delle forniture, mentre gli USA si godono il proprio status di produttore n. 1 al mondo.

Nei primi due mesi del 2020 i mercati finanziari globali sono stati già parecchio attivi: infatti, verso la fine di febbraio l’azione aveva già perso 6 milioni di dollari per i timori legati al coronavirus. Dunque, l’aumento delle pressioni correlate a grandi svendite del greggio potrebbe arrecare danni irreparabili all’economia mondiale.

Se volessimo fare delle previsioni sul futuro assetto del mercato nei prossimi due mesi, va detto che tutto dipenderà dalla rapidità con cui le attività economiche ritorneranno alla normalità. Il mondo al momento si trova a dover affrontare 2 nemici: la paura del coronavirus e tutte le conseguenze economiche causate dal coronavirus, comprese quelle legate al prezzo del petrolio. Il coronavirus è il maggiore colpevole poiché qualsiasi calo del prezzo del petrolio sarà probabilmente impattato dagli effetti del coronavirus dell'economia globale.

Di fatto, se il coronavirus non si placherà entro la metà di aprile, possiamo dire di stare già assistendo a una grande crisi economica.
Scott L. Montgomery

Scott L. Montgomery è docente alla Henry M. Jackson School of International Studies presso l’Università di Washington.

Mentre il mondo lotta per far fronte a una nuova pandemia, dovrà altresì fare i conti con i prezzi del greggio che in pochi giorni scenderanno del 30%. Tra l’altro, questi due eventi sono strettamente legati se effettuiamo una valutazione dal punto di vista dei mercati petroliferi. Quanto alla domanda, in tutto il mondo sono diminuiti in maniera significativa i volumi dei trasporti e questo vale soprattutto per la Cina, l'epicentro dell'epidemia del coronavirus.

La Cina svolge un ruolo chiave nell’attuale crollo dei prezzi in quanto a questo Paese è dovuto l’80% dell’aumento della domanda di greggio negli ultimi 2 anni. L’assenza di questo importante attore, nonché la diminuzione dei trasporti verso altri centri della domanda quali l’Europa, gli USA, la Corea del Sud e il Giappone hanno generato un’eccedenza sul mercato globale di circa 3,5 milioni di barili al giorno. Questo ha provocato il crollo dei prezzi.

Quanto, invece, all’offerta, lo smantellamento dell’intesa OPEK+ è stato accompagnato dalla promessa di Arabia Saudita e Russia di rifuggire la propria politica passata in materia di riduzione delle forniture e di adottare invece un “piano” per l’apertura dei rubinetti. Non è la prima volta che due grandi fornitori si contendono una quota del mercato. Di fatto, la prima volta fu alla fine degli anni ’80 quando i volumi sovietici in crescita si scontrarono con le estrazioni saudite che avevano invaso il mercato per garantirsi posizioni solide. Il successo che ottennero fu assicurato dal crollo dell’Unione Sovietica, ma il risultato più significativo fu l’ingresso in un periodo di prezzi bassi che si protrasse per almeno vent’anni. Per i Paesi occidentali questo fu un periodo di “anestesia”: benzina e diesel a basso costo, crescente dipendenza dall’OPEC, la nascita del SUV, negazionismo in materia di cambiamenti climatici e molto altro.

Accadrà di nuovo? L’unica certezza è l’incertezza. Comunque, probabilmente non accadrà perché i prezzi bassi recheranno gravi danni all’economia dell’OPEC e della Russia, ma anche degli USA che al momento stanno affrontando il maggiore boom petrolifero dall’inizio del XX secolo. Qualora l’Arabia Saudita e la Russia continueranno ad approcciare il mercato come stanno facendo, riusciranno a “uccidere lo scisto” (come si dice in gergo), ossia a distruggere le nuove ricchezze petrolifere americane? La risposta è no. Una volta che i prezzi sono scesi da oltre 110 dollari al barile a meno di 50, ossia si sono più che dimezzati, le società statunitensi hanno trovato il modo di ridurre le spese, migliorare l’efficienza e innovarsi in modo che molte di loro riuscissero a sopravvivere. Questo potrebbero riaccadere. Di fatto, è un elemento insito nella storia e nella sensibilità dell’industria statunitense ed è accaduto già diverse volte in contesti diversi.

Al momento Arabia Saudita e Russia rimangono “migliori nemici”. Non è ancora chiaro quanto a lungo riusciranno a contrapporsi ad un mercato con prezzi molto bassi (ad esempio, inferiori ai 40 dollari al barile) indipendentemente dalle comunicazioni odierne. Di solito si dice che i prezzi bassi del carburante vanno bene per i Paesi importatori e anche per gli USA. Tuttavia, questa notizia non è attuale. Infatti, il petrolio a basso prezzo sarà probabilmente un ostacolo per le attività volte a contrastare i cambiamenti climatici, a migliorare l’economia basata sulle emissioni e diventerà un fattore avverso al mercato di automobili elettriche, SUV e pick-up che al momento sta registrando una crescita significativa. Petrolio conveniente è anche sinonimo di criticità per le politiche volte a creare e migliorare i trasporti pubblici. Nel momento in cui il presente articolo viene redatto molti sono gli elementi ancora ignoti o di difficile comprensione. Tuttavia, considerata la situazione nella sua interezza, un petrolio estremamente conveniente, affiancato da una prolungata diffusione del coronavirus, avrà un impatto negativo sia sui singoli Paesi sia sul mondo intero.

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