02:12 08 Aprile 2020
Economia
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Il nuovo accordo modificherà il contratto di affitto-vendita e vincolerà la società franco-indiana al versamento a Ilva di una caparra penitenziale di 500 milioni di euro.

La battaglia legale tra società e commissari straordinari termina con un nuovo accordo che va a modificare l'iniziale contratto di vendita-affitto, siglato tra governo e ArcelorMIttal, al fine di garantire la continuità produttiva-occupazionale. Con un comunicato congiunto le parti sindacali bocciano l'intesa che non garantisce la piena occupazione dei lavoratori e prevede nei fatti uno stallo sino a fine 2020.

L'accordo arriva dopo 4 mesi di negoziati tra commissari e società, che a fine novembre aveva depositato attraverso i suoi legali un atto di citazione al tribunale di Milano, per l'accertamento del diritto di recesso dal contratto di affitto con obbligo di acquisto, sottoscritto il 28 giugno 2017.

Con la nuova intesa, ArcelorMittal si impegna con un nuovo piano industriale che impiegherà i 10.700 dipendenti, da concludere entro il 2025. I termini per gli accordi con i sindacati sono fissati entro il 31 maggio 2020. Per i lavoratori in amministrazione straordinaria sarà disposto il ricollocamento. 

La società potrà esercitare il diritto di recesso con una comunicazione che dovrà essere inviata entro il 31 dicembre 2020, se il Nuovo Contratto di Investimento non verrà sottoscritto entro il 30 novembre 2020. ArcelorMittal sarà vincolata al versamento di una caparra penitenziale di 500 milioni di euro"a pena di inefficacia dell'esercizio del diritto di recesso".

La protesta dei sindacati

Il negoziato avviato a Novembre 2019 non ha visto alcun coinvolgimento delle organizzazioni sindacali.

"Riteniamo assolutamente non chiara la strategia del Governo in merito al risanamento ambientale, alle prospettive industriali e occupazionali del Gruppo". A questa incertezza si somma, prosegue il comunicato congiunto, l'incognita sull'impegno finanziario degli investitori, a partire da ArcelorMittal, relativamente alla compagine societaria della nuova AMinvestco.

A preoccupare i sindacati è la fase di stallo prevista nel pre-accordo, che durerà sino alla fine del 2020, relativamente alle prospettive e l'esecuzione del piano industriale. A questa si aggiunge una fase congiunturale negativa sul mercato dell'acciaio che va ad sommarsi a due anni "di totale incertezza".

"Nello specifico ci sembra di totale indeterminazione: il periodo di tempo senza una governance chiara; il ruolo delle banche e dell’investitore pubblico; il mix produttivo tra ciclo integrale e forni elettrici; il ruolo conseguente delle due società; la possibilità con questo piano di occupare i 10.700 lavoratori più i 1.800 in amministrazione straordinaria e i lavoratori delle aziende di appalto, che l’accordo del 6 settembre 2018 assicurava". "

Inoltre, mentre l'accordo del 2018 prevedeva la piena occupazione, senza il ricorso agli ammortizzatori sociali, il pre-accordo "prevede un aumento dei lavoratori in Cassa Integrazione e il vincolo dell’accordo sindacale entro il 30 maggio senza una nostra preventiva condivisione del piano e degli strumenti adottati. L’assetto complessivo del piano rischia di essere insostenibile". 

Per le sigle sindacali l'accordo del 6 settembre 2018, siglato tra governo e società per il contratto di affitto-vendita dello stabilimento, resta l'unico in grado di garantire occupazione, risanamento ambientale e rilancio produttivo.

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Ilva, Italia
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