19:48 30 Marzo 2020
Economia
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Dopo l’annuncio del nuovo, molto meno permissivo, sistema di immigrazione e concessione visti per lavoro, che il Governo britannico ha intenzione di istituire all’entra in vigore effettivo della Brexit, arrivano già oggi le prime reazioni. Particolarmente negativi i commenti raccolti da Sputnik e provenienti dalla Polonia.

Mercoledì scorso, il Ministero degli Interni britannico ha presentato il piano per il nuovo sistema di immigrazione, che dovrebbe venire introdotto in connessione con la Brexit. Prevede che la concessione del visto di lavoro per gli stranieri dipenderà dalle capacità professionali, dalle qualifiche e dal livello dei guadagni previsti.

Il nuovo sistema, che se approvato entrerebbe in vigore il 1 ° gennaio 2021, limiterà anche la libertà di movimento e ripristinerà il controllo delle frontiere. Il sistema di concessione visti sarà a punti, secondo quanto annunciato dal Ministro – per poter ottenere un regolare visto di ingresso per lavoro nel Regno Unito ne serviranno 70.

La conoscenza dell’inglese e un’offerta di lavoro da parte di uno ‘sponsor qualificato’ conteranno 50 punti. Il che lascia presupporre che neppure questi due requisiti saranno di per sé sufficienti. Il salario minimo previsto per altro non dovrà essere inferiore alle 25,6 mila sterline annue (30 mila euro). Risulta evidente che i lavoratori con scarsa qualifica risulterebbero esclusi da ogni possibilità di immigrazione in questo quadro.

Sputnik ha intervistato a tale proposito Dariusz Zeller, vicedirettore del settimanale polacco edito a Londra ‘Culture’. La Polonia conta, secondo gli ultimi dati, almeno un milione e mezzo di residenti permanenti nel Regno Unito, il tema dei visti per lavoro per le isole britanniche risulta quindi molto sentito in questa nazione.

Zeller è stato perentorio ai microfoni di Sputnik:

“Questa è una decisione assurda che è davvero difficile commentare. Oltre ai punti principali (e ce ne sono 50), un dipendente qualificato deve ricevere altri 20 punti aggiuntivi, che vengono assegnati, ad esempio, per una laurea scientifica o per un alto stipendio proposto dal datore di lavoro. A quali professioni si applica? Difficile dire. Se stiamo parlando di ospedali e assistenza sociale, nonché edilizia, dove non lavorano affatto inglesi, ma polacchi, rumeni e rappresentanti di altre nazionalità, allora sarà dura", ha affermato.

Quando poi gli è stato chiesto in che modo Boris Johnson intenderebbe risolvere i problemi che sorgeranno in futuro per l'economia britannica, l'editore Zeller ha espresso il timore che il primo ministro britannico, “un populista per natura”, lo ha definito, oggi stia prendendo provvedimenti che dovrà abbandonare in futuro.

“Questa non è una decisione ben ponderata. Si può presumere che dopo la Brexit, la nuova legislazione dovrebbe semplicemente entrare in vigore, sulla base dei principi generali appena annunciati. Ma sarà sopratutto l'economia britannica a soffrire di tutto questo”.

Zeller attira l'attenzione sul fatto che questo non è il primo né il secondo anno, in cui nel Regno Unito si denuncia già la penuria di infermieri.

"Da dove li prenderanno?" si chiede, e poi spiega: “La maggior parte proviene dalle Filippine. Le donne polacche anche lavorano come infermiere. Limitazioni in questo settore possono portare a conseguenze drammatiche. Un giorno questo influenzerà non solo i visitatori, ma anche l'inglese nativo. Se le restrizioni riguarderanno anche l'agricoltura e le imprese di trasformazione (e ciò non può essere evitato lascia intendere Zeller nel ragionamento), le conseguenze saranno avvertite dagli agricoltori e dai produttori alimentari nazionali. Gli inglesi stanno tagliando il ramo su cui sono seduti”.

Infine Zeller ha concluso:

“Prima delle elezioni in Polonia, non mi aspetto alcun passo dalle autorità polacche, ma forse dopo ci saranno alcuni negoziati tra i governi polacco e britannico. Forse qualcosa cambierà per noi in meglio. Contiamo su questo, perché dopo quello che leggiamo oggi, il futuro non sembra affatto roseo per coloro che vogliono lavorare nelle Isole britanniche".

Opposizione politica interna

Molti politici britannici (ovviamente dell’opposizione) hanno a loro volta criticato il nuovo sistema di immigrazione proposto. Diane Abbott, membro della Camera dei Comuni del Partito Laburista, ha affermato che il Governo "non ha pensato a come questa politica influenzerà l'economia e quale messaggio indirizzi agli immigrati che già vivono e lavorano qui".

Christine Jardine, rappresentante dei democratici liberali, ferma oppositrice della linea di governo in tema di immigrazione, ha detto che la base di queste proposte non è altro che "xenofobia" e non c’entrano nulla "i bisogni sociali ed economici del Paese".

Il primo ministro scozzese Nicola Sturgeon, leader del Partito nazionale scozzese, ha affermato a sua volta che gli effetti del piano sull'economia scozzese sarebbero semplicemente "devastanti".

di Wiktor Bezeka

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