04:01 31 Marzo 2020
Economia
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Secondo gli economisti americani, i continui inasprimenti delle sanzioni americane alla Russia, stanno portando più danni collaterali che reali vantaggi agli USA.

Le misure restrittive imposte dagli Stati Uniti d'America alla Russia non stanno sortendo gli effetti sperati e, anzi, alcune stanno portando degli effetti collaterali piuttosto significativi per l'economia a stelle e strisce.

Ad affermarlo è Richard Sawaya, vice presidente del National Foreign Trade Council americano, dalle colonne della rivista The Hill:

"Le sanzioni americane, se prese come tattiche di pressione, stanno palesemente fallendo nel raggiungere i propri obiettivi. [...] Come rilevato da un osservatore, le sanzioni dovevano colpire Mosca, ma stanno invece colpendo Houston", ha spiegato Sawaya.

A rendere la situazione particolarmente complessa, sono decreti quali il DASKA (Defending American Security From Kremlin Aggression Act), che prevede misure restrittive sul settore energetico russo e il CAATSA (Countering America’s Adversaries Through Sanctions Act), il quale è stato introdotto nel 2017 dall'amministrazione Trump andando a rafforzare ed espandere il precedente.

Come spiegato da Sawaya, andando a colpire decine di progetti in tutto il mondo, legati alla produzione di energia, gli effetti di tali sanzioni si ripercuotono anche sull'economia USA, andandola a danneggiare con un effetto domino che va a colpire le piccole e le medie imprese americane:

"Il DASKA impone alle compagnie americane di ritirarsi da tutti i progetti energetici in cui ci sia almeno un'entità giuridica russa che abbia anche solo una quota di minoranza. Al mondo esistono circa 150 progetti di questo tipo, riguardanti oltre 50 Paesi. Tali progetti danno da lavorare a migliaia di persone e giocano un ruolo importante nella catena dell'approvvigionamento energetico nel mercato globale degli idrocarburi. Qualunque interruzione alle operazioni in atto all'estero porteranno ad un effetto domino e danneggeranno molte piccole e medie imprese americane", sottolinea l'economista.

Questo senza contare che la misura potrebbe in futuro permettere alle compagnie russe del settore di iniziare ad acquisire quote di minoranza in progetti legati alla produzione di energia in tutto il mondo, forzando in tal modo il ritiro dei concorrenti americani che, proprio per effetto delle sanzioni, sarebbero costretti ad interrompere ogni collaborazione con eventuali partner russi.

Inoltre, fatto non meno importante e che non riguarda unicamente il comparto dell'energia:  l'impossibilità di effettuare transazioni con il Fondo sovrano russo, anch'essa prevista dal DASKA, potrebbe creare serie difficoltà per tutte quelle aziende statunitensi che già oggi operano in sinergia con delle aziende russe:

"Sebbene sia stata concepita per andare a colpire l'economia della Russia, in realtà questa misura va a limitare le compagnie americane, tutto a vantaggio dei loro competitor non americani (leggasi cinesi)", avverte Sawaya, sottolineando che "circa 3000 aziende USA che attualmente operano in delle joint venture con compagnie russe potrebbero trovarsi nella posizione di doverle abbandonare o essere costrette a chiudere", avverte Sawaya.

In precedenza l'economista aveva messo in evidenza come le sanzioni americane creino tensioni nei rapporti tra l'UE, dove esse non sono ben viste in tutti i Paesi, e gli Stati Uniti.

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