20:48 08 Agosto 2020
Economia
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Secondo Coldiretti 1/4 del Made in Italy prodotto nel Paese proviene dalle mani di lavoratori stranieri. La Fondazione “Osservatorio Agromafie" insieme a Coldiretti e Anci avanza una proposta per contrastare il caporalato del lavoro.

Più di del 25% del Made in Italy che arriva sulle tavole viene prodotto da lavoratori stranieri, con 370mila lavoratori provenienti da ben 155 Paesi diversi che hanno trovato regolarmente occupazione in agricoltura. Questo lo afferma Coldiretti in occasione della presentazione del progetto "Lavoro stagionale – dignità e legalità", su base dei dati del Dossier Statistico Immigrazione 2019.

"I lavoratori stranieri contribuiscono in modo strutturale e determinante all’economia agricola del Paese e rappresentano una componente indispensabile per garantire i primati del Made in Italy alimentare nel mondo su un territorio dove va assicurata la sicurezza sul lavoro e la legalità per combattere inquietanti fenomeni malavitosi che umiliano gli uomini e il proprio lavoro e gettano una ombra su un settore che ha scelto con decisione la strada dell’attenzione alla sicurezza alimentare e ambientale", spiega il Presidente di Coldiretti Ettore Prandini.

Non basta quindi, secondo Coldiretti, reprimere i casi di caporalato che si presentano con i lavoratori stranieri, ma serve agire anche sulle leve economiche che spingono o tollerano lo sfruttamento, dalla lotta alle pratiche commerciali sleali fino alle agevolazioni concesse dall’Unione Europea alle importazioni low cost da Paesi a rischio.

La proposta di "Osservatorio Agromafie"

La proposta presentata dal comitato di "Osservatorio Agromafie", presieduto da Gian Carlo Caselli, insieme a Coldiretti e Anci è mirata a affrontare la situazione di marginalità dei cittadini stranieri che sono oggi a rischio di grave sfruttamento lavorativo in ambito agricolo.

"Scopo di questa proposta è migliorare la disciplina e gestione del lavoro stagionale, al fine di assicurare condizioni di lavoro dignitose e legali, e, al tempo stesso, di consentire alle imprese agricole di sostenere la concorrenza internazionale", si legge in una nota di Coldiretti.

La proposta consiste in tre punti principali:

  • rafforzare il sistema esistente utilizzando gli strumenti di Programmazione e definizione delle quote di ingresso per lavoro stagionale e contribuire ad una definizione puntuale del fabbisogno di lavoro stagionale;
  • far emergere le situazione di marginalità e lavoro nero che riguardano i lavoratori in agricoltura che versano in condizioni di irregolarità amministrativa e coloro i quali da anni presenti e attivi nel nostro Paese in qualità di richiedenti asilo si ritrovano, in qualità di diniegati o in assenza di rinnovo del titolo di soggiorno per motivi umanitari, in una situazione di strutturale precarietà e potenziale ricattabilità;
  • promuovere interventi atti a contrastare la presenza del caporalato e volti a sostenere i lavoratori stagionali in varie sfere (dal trasporto all’alloggio) da realizzarsi sotto la regia dell’ente locale e con il supporto delle realtà del terzo settore.
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