22:42 21 Settembre 2020
Economia
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"Quando si parla di crisi in Medio Oriente il petrodollaro viene spesso trascurato", sostiene l'economista Dimitri Speck parlando della situazione in cui versa oggi l'economia globale.

In un'intervista rilasciata a Sputnik Deutschland, un esperto tedesco del mercato dell'oro spiega perché questo metallo prezioso è il più pericoloso concorrente del dollaro e come i Paesi si riescano a proteggere dalle sanzioni americane proprio con l'oro.

"In tutto il discorso sul Medio Oriente spesso un punto di cui si parla troppo poco è il cosiddetto petroldollaro”, sostiene Dmitri Speck, autore di diversi libri ed esperto del mercato dell’oro. In seguito all’assassinio del generale iraniano Qasem Soleimani perpetrato dagli americani mediante un drone, il mercato dell’oro a inizio hanno ha cominciato a tremare. Ora però il mercato sta registrando nuovamente dinamiche molto positive. Il prezzo dell’oro sta per battere “un nuovo record di tutti i tempi”, come riportato dalla stampa specialistica la settimana scorsa.

"Si è creata una situazione per cui il dollaro americano è la principale valuta del mondo, nonché la valuta di riserva mondiale. Il dollaro negli anni '60 è stato concepito dal governo degli Stati Uniti per essere in grado di gestire l'attuale, strisciante deficit. Per molti, molti anni. "Per un periodo illimitato", si leggeva all'epoca nei documenti dell'epoca. Così, gli Stati Uniti hanno assunto un ruolo speciale del quale il petroldollaro è parte integrante”.

Che ruolo svolge il petrodollaro nella politica mondiale?

"Il petrodollaro è parte integrante del sistema finanziario internazionale", ha dichiarato l'esperto. "Storicamente, negli affari internazionali hanno sempre svolto un ruolo fondamentale le cosiddette monete merci, quali l’oro, l’argento et similia. Questo cambiò negli anni ’60 quando qui cominciò a imporsi un Paese, ossia gli USA, con i suoi titoli in dollari. Dal punto di vista storico era un’area del tutto inesplorata. Gli Stati Uniti sfruttarono la situazione per finanziare il loro deficit”.

Secondo l'esperto, gli Stati Uniti grazie a questa strategia riuscirono a mantenere il proprio deficit di bilancio, essendo di fatto l’unico grande Paese al mondo. In parole povere, preferivano importare che esportare. L’intero conflitto in Medio Oriente, che oggi espone a fluttuazioni il prezzo dell’oro e i mercati azionario, è legato proprio a questo retroterra. E anche al fatto che l’Arabia Saudita negli anni ’70 abbia deciso in primis di finanziare direttamente gli USA tramite l’esportazione del proprio greggio e in secundis di vendere tutto il greggio solo in dollari. In tal modo, costrinsero anche gli altri attori del mercato ad avere riserve in dollari per cofinanziare il deficit di bilancio e i titoli statunitensi. Praticamente tutti gli Stati si unirono a questa strategia e l’Arabia Saudita era la capofila”.

L'oro come "concorrente" porterà al crollo del petrodollaro?

Da allora l’Arabia Saudita per la sua politica petrolifera “dollarizzata” ha ricevuto da Washington varie garanzie in termini di sicurezza. L’intero conflitto in Medio Oriente è legato a questa situazione problematica. La questione ora non è se questo sistema sia o meno sull’orlo del collasso.

“Qualora gli Stati Uniti (come ha più volte affermato il presidente Trump, NdR) si ritirassero ora dalla regione, la questione non sarà comunque risolta. Ma se gli Stati Uniti lo facessero a breve o medio termine, questo porrebbe fine alla posizione privilegiata del dollaro volta a sostentare il deficit. I sauditi in cambio dei petroldollari potrebbero permettersi anche qualcosa di più a livello politico”. Sebbene il dollaro e lo stesso petroldollaro siano già da tempo in crisi, “probabilmente non scompariranno in un giorno solo. Da un punto di vista economico si tratta di uno dei passaggi fondamentali della crisi mediorientale. Si tratta di abbandonare il dollaro in favore di un’unica alternativa, ossia l’oro. L’euro non rappresenta un’alternativa valida per via della sua criticità in termini valutari. Stesso problema lo riscontrano le monete cinese e giapponese”.

2020: "Il prezzo dell'oro continuerà a registrare dinamiche positive"

Il prezzo dell'oro nel 2020 registrerà "sviluppi molto positivi", prevede l'esperto.

“Prevendo i necessari aggiustamenti, potremo contare su un aumento significativo dei prezzi dell’oro. Questa previsione riguarda anche il 2020. Ad interessare il mercato dell’oro ci potrà sempre essere un calo, ma al momento non vedo uno scenario simile”. Dal punto di vista degli investitori “al momento l’oro è un ottimo investimento alla luce dell’indebitamento eccessivo che interessa il sistema finanziario internazionale e per via delle ragioni qui menzionate”. Questo consiglio è prezioso per cui possiede già l’oro e per gli investitori interessati all’acquisto di questo metallo.

Perché il dollaro rispetto all'oro può solo perdere

Il metallo prezioso ha molti vantaggi rispetto al dollaro, continua l'esperto.

"L'oro non si può deprezzare né per via dell'inflazione né per cause fallimentari. Questo è un vantaggio economico. Ma c'è, chiaramente, un riscontro anche politico: infatti, l'oro non dipende dagli Stati. Viviamo in un momento in cui gli Stati Uniti stanno cercando attivamente di sfruttare il loro potere annunciando nuove sanzioni. E queste riguardano anche le riserve in dollari". Secondo Speck e in base ai dati riportati dai media, gli Stati Uniti hanno minacciato di congelare i conti iraniani presso la Banca centrale USA. “Ciò significa che le riserve in dollari (detenute da altri Paesi) per gli USA saranno sempre un potenziale strumento di ricatto. Anche per questa ragione vale la pena considerare di passare all’oro. Infatti, solo l’oro conservato all’interno di un Paese rende quest’ultimo invulnerabile al ricatto. Le riserve di dollari collocate all’estero sono facilmente sottoposte a sanzioni. Per la Russia questo è uno dei principali motivi a supporto del passaggio all’oro”.

"La Russia si difende con l'oro dalle sanzioni degli Stati Uniti"

Negli ultimi anni, la Banca Centrale della Federazione Russa ha acquistato grandi quantità di oro per le proprie riserve nazionali. Stando ai dati del Consiglio mondiale dell’oro, la Russia possiede attualmente quasi 2.220 tonnellate di oro. L’oro russo permette il Paese di difendersi anche dalle sanzioni statunitensi già in vigore e future.

"Più gli Stati Uniti minacciano e annunciano sanzioni, più è importante che le banche centrali e gli Stati voltino le spalle al dollaro", ha concluso Speck. "Questo è il prezzo che gli Stati Uniti pagheranno per la loro condotta."

Speck ha ricordato la manifestazione tedesca “Riportateci a casa il nostro oro” a cui si è unito nel suo tempo. Nel 2017 Sputnik ha seguito nel dettaglio l'iniziativa, ad oggi solo parzialmente riuscita.

Solo quando tutto l'oro tedesco rientrerà nel Paese, la Germania sarà davvero indipendente e invulnerabile da possibili sanzioni statunitensi, ha dichiarato l'esperto.

Uno scenario possibile: "Gli Stati Uniti si renderanno conto troppo tardi che..."

Alla luce della situazione in cui versa il petroldollaro Speck ha fatto la richiesta seguente: “Il futuro sistema monetario internazionale, a mio avviso, dovrà nuovamente prevedere condizioni più rigorose. Il deficit attuale significa che gli USA, un tempo la maggiore nazione creditrice al mondo, sono al momento la maggiore nazione debitrice al mondo. Chiaramente agli USA interessa liberarsi di questo debito, ad esempio con l’inflazione. Infatti, in questo modo la liquidazione del debito (per via delle riserve in dollari sparse in tutto il mondo, NdR) interesserà soprattutto gli altri Paesi e non gli USA stessi”.

L’esperto ha elaborato uno scenario di sviluppi futuri: “Gli USA pensano ancora che, se è successo una volta, allora le banche centrali straniere continueranno felicemente ad acquistare titoli di debito in dollari”. Questo rimarrà una storia del passato. “È altamente improbabile”. Quello che è certo è che aumenterà la domanda di oro.

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