00:43 07 Aprile 2020
Economia
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Secondo gli esperti europei, sebbene i conservatori britannici elogiano il modello economico di Singapore come scenario praticabile per la Gran Bretagna dopo la Brexit, questo modello ha pro e contro. Gli esperti hanno spiegato il motivo per cui il piano proposto dal Regno Unito per creare una "Singapore sul Tamigi" preoccupi l'Unione Europea.

Il primo ministro Boris Johnson ha assunto una posizione rigida nell’ambito dei negoziati commerciali con l'UE, il che fa preoccupare il blocco europeo: infatti, gli inglesi potrebbero trarre vantaggio da un modello economico a bassa tassazione e debole regolamentazione, che i membri del Partito conservatore hanno soprannominato "Singapore sul Tamigi". Questo, a sua volta, potrebbe rappresentare una sfida economica per l'UE la quale vanta invece elevati standard in termini di merci, diritti dei lavoratori, tasse e ambiente.

Pro e contro di questo modello per la Gran Bretagna

Il concetto di "Singapore sul Tamigi" è stato discusso nei circoli conservatori britannici sin dal 2016. In un articolo del 2017 pubblicato su The Telegraph, il conservatore Owen Paterson ha elogiato il modello di Singapore per la sua politica basata su "tasse basse, costi bassi e regolamentazione debole". Il 30 dicembre 2018, l'allora segretario di Stato per gli Affari esteri Jeremy Hunt ha scelto Singapore come esempio per delineare la sua strategia di "prosperità dopo la Brexit".

Dal canto suo, in un'intervista rilasciata a Bloomberg nel novembre 2018, il primo ministro di Singapore Lee Hsien Loong ha contestato questa idea, affermando che non si può "prendere una soluzione [economica] valida per una società e applicarla a un'altra società". Il primo ministro ha richiamato l'attenzione sul fatto che la spesa pubblica, le pensioni statali e l'assistenza sanitaria nazionale in Gran Bretagna rappresentano una quota compresa tra il 40 e il 45% del PIL, mentre a Singapore si attestano solo al 16-17% del PIL.

Secondo Charles Woolfson, professore emerito di studi sociali presso l'Institute for Migration, Ethnicity and Society Studies della Linköping University, i conservatori britannici considerano il modello economico di Singapore come "una società in cui la libera impresa incontrollata sembrava, almeno fino a poco tempo fa, offrire una ricetta per una rapida crescita economica".

"Per l'attuale governo conservatore, guidato da ardenti sostenitori del libero mercato, l’opzione di Singapore potrebbe realizzarsi attraverso la creazione di un ecosistema imprenditoriale che preveda imposte sulle imprese basse o nulle, salari bassi, sindacati deboli e misure di previdenza sociale rudimentali", spiega.

Secondo Wolfson, la preoccupazione dell'UE potrebbe essere ingiustificata dato che il governo di Boris Johnson sembra voler "tentare di abbassare il tenore di vita e i salari nel tentativo di migliorare la competitività dell'economia britannica dopo l'uscita dall'UE". Lo stesso avverte che "l’opzione di Singapore costituisce un futuro cupo per i lavoratori tradizionali".

Christopher Bovis, professore di diritto commerciale internazionale alla Hull University, descrive il modello di Singapore come "l'incarnazione del libero commercio con un mercato del lavoro rigidamente regolamentato".

"La maggior parte dei partner internazionali, come l’OMC e l'UE, vedono Singapore come un modello delle economie del Sud-Est asiatico in grado di bilanciare il libero scambio con la regolamentazione dei fattori produttivi", osserva l’esperto.

Il modello di Singapore funzionerà nel Regno Unito? Secondo l'accademico, è improbabile.

"Singapore è un Paese piccolo, mentre il Regno Unito è una grande nazione con un gran numero di circoscrizioni autonomi, quali Scozia, Galles e Irlanda del Nord", osserva Bovis.

L’esperto sostiene altresì la fallacità dell'opinione per cui dopo la Brexit la Gran Bretagna sia destinata a fare compromessi per attrarre gli investimenti.

"In primo luogo, la Gran Bretagna manterrà i propri standard ambientali, lavorativi, di governance e normativi acquisiti nel corso del tempo quali proprio segno distintivo per attrarre investimenti e fornire certezza e sicurezza in materia di transazioni internazionali. In secondo luogo, Singapore vanta anch’esso standard e riferimenti normativi molto elevati e il suo ecosistema competitivo è legato a proposte di valore piuttosto che all’esistenza di un sistema complesso dal punto di vista economico", osserva il professore.

Lawk Ghafuri, politologo londinese ed esperto di economia e commercio internazionale, sostiene che la creazione di una "Singapore sul Tamigi" "non è ancora possibile" perché la Gran Bretagna non è in grado di competere con l'UE.

"Al momento la Gran Bretagna e l'UE hanno bisogno l'una dell'altra, o meglio la Gran Bretagna ha davvero bisogno dell'UE", ha sottolineato.

Antonio Moreno, professore di economia e finanza all'Università di Navarra in Spagna, la pensa diversamente. A suo avviso, è altamente probabile che dopo la Brexit la Gran Bretagna riesca effettivamente a dare vita ad una “Singapore sul Tamigi” sui generis.

"Dopo tutto, il Regno Unito preferisce tasse più basse e una regolamentazione statale meno stringente rispetto a quella dell'Europa continentale. Questo potrebbe garantire maggiore competitività ", osserva Moreno. "Ma se il Regno Unito percorrerà questa strada, vi è il pericolo che si registri una diminuzione della coesione sociale e un aumento della sperequazione economica nel Paese”.

Che forma potrebbe assumere un accordo commerciale tra l'UE e il Regno Unito?

Secondo gli osservatori, il Regno Unito e l'Unione europea devono trovare la formula migliore per coesistere e sancirla nel loro accordo commerciale. Il 6 febbraio, stando al The Guardian, la bozza di risoluzione del neonato gruppo di coordinamento UE-Regno Unito presenta un punto di vista opposto rispetto a ciò che i conservatori chiamano "Singapore sul Tamigi". Stando al documento, infatti, il Regno Unito è obbligato a rispettare gli standard dell'UE in materia di diritti dei lavoratori, protezione dell'ambiente e sovvenzioni statali.

Antonio Moreno spiega che l'UE non può ridurre i propri requisiti in materia sociale e ambientale in Regno Unito. A suo avviso, per l’UE non ha senso concludere accordi commerciali basati su requisiti inferiori in queste materie rispetto a quelli vigenti nel periodo precedente alla Brexit.

"Questi standard saranno richiesti anche da molti cittadini britannici", sostiene.

Christopher Bovis suggerisce che le relazioni tra il Regno Unito e l'UE potrebbero alla fine assumere la forma di un accordo bilaterale "in grado di riflettere i parametri di due sistemi riconosciuti":

  • I regolamenti dell'OMC;
  • Un modello commerciale ideato per il Regno Unito risultante dalla commistione tra l’AELS e il CETA.
"Si prevede la conclusione di un accordo commerciale volto a garantire un accesso continuato ai mercati dell’UE che rappresentano almeno la metà dei volumi commerciali britannici”, sostiene.

Dal canto suo, Wolfson ritiene che la Gran Bretagna dovrà affrontare un grande problema. Da un lato, il governo conservatore promette che, dopo aver lasciato l'UE, la Gran Bretagna sarà libera di concludere i propri accordi commerciali con partner in tutto il mondo, soprattutto con gli Stati Uniti. D'altra parte, questo non sarà un compito facile perché, secondo il professore, “l’UE sarà l’unico e più importante mercato futuro per il Regno Unito”.

Wolfson sottolinea che, una volta reintrodotti i dazi doganali a dicembre 2020, tutto dipenderà dalla tipologia di accordo commerciale che UE e Regno Unito riusciranno a negoziare, qualora effettivamente ne entri uno in vigore.

"È impossibile prevedere l'esito dei negoziati con l'UE, ma non possiamo escludere una Brexit dura", dice. "Scommetterei su un'uscita senza un accordo e un ritorno alle regole dell’OMC. Sarebbe uno scenario è più coerente con la visione ideologica dell’opzione di Singapore”.

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Tags:
UE, UE, Gran Bretagna, Brexit
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