01:15 28 Maggio 2020
Economia
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Secondo l’Agenzia Bloomberg, gli Stati Uniti starebbero valutando se sanzionare la Rosneft, il più grande produttore di petrolio della Russia, per aver mantenuto legami con il Venezuela. A trattenere l’Amministrazione americana da tale risoluzione sarebbero solamente i timori del caos nei mercati petroliferi globali che questo potrebbe scatenare.

La nota agenzia di stampa con sede a New York sostiene che ad impedire l’imposizione delle sanzioni specifiche alla società russa non siano altro che i timori dei funzionari del Dipartimento del Tesoro, i quali paventano la possibilità che la mossa possa far lievitare i prezzi del petrolio causando incontrollabili reazioni a catena.

Gli Stati Uniti hanno imposto pesanti sanzioni economiche al Venezuela con l'amministrazione Trump intenta a cercare di estromettere il Presidente Maduro, al tempo stesso l'industria petrolifera del Paese continua ad essere in parte operativa. Il greggio rappresenta il 95% delle esportazioni venezuelane e permette ancora al Paese di far fronte alla crisi nonostante l’embargo.

A corroborare questa teoria, secondo l’agenzia americana, vi sarebbe il fatto che le azioni Rosneft oggi sono scese del 5%, il massimo ribasso da aprile 2018.

L'amministrazione Trump avrebbe in programma di aumentare le pressioni su Maduro nei prossimi 30 giorni e gli Stati Uniti “esamineranno molto attentamente" le potenziali azioni contro la Rosneft e "probabilmente agiranno nel prossimo futuro su tale questione", aveva dichiarato il consigliere per la sicurezza nazionale Robert O’Brien mercoledì in un evento ospitato dal Meridian International Center.

Nel frattempo, notizia di ieri, la Russia lo scorso anno ha notevolmente incrementato le proprie esportazioni di petrolio negli Stati Uniti fino a divenire il secondo più grande esportatore nel Paese dopo il Canada e proprio grazie al blocco nei confronti del Venezuela, che avrebbe costretto gli americani a concentrarsi su altri fornitori. Il petrolio importato dalla Russia viene fornito da Lukoil e Rosneft.

Il timore dell’Amministrazione americana sembra essere concentrato non tanto su una generica instabilità globale dei prezzi ma sul fatto che escludendo i fornitori russi poi se ne dovrebbero trovare comunque di altri e i prezzi di importazione specifici negli Stati Uniti inevitabilmente aumenterebbero.

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