22:57 02 Giugno 2020
Economia
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La Russia nel 2019 ha notevolmente aumentato le proprie esportazioni di petrolio e prodotti petroliferi negli Stati Uniti, diventando il secondo esportatore di energia in questo Paese dopo il Canada. L’incremento sarebbe in parte dovuto alle conseguenze dell’embargo statunitense nei confronti del Venezuela.

Come dire – la politica è la politica, ma gli affari sono affari. Mentre convincono l’Europa a mantenere le sanzioni e fanno pressioni contro il Nord Stream-2 per complicare le forniture di energia al vecchio continente da parte del concorrente, gli stessi Stati Uniti incrementano notevolmente le proprie forniture proprio dalla Russia. E’ l'Energy Information Administration del Dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti (EIA) a darne notizia: la Russia è diventata il secondo maggior fornitore di petrolio e prodotti petroliferi negli Stati Uniti, superando il Messico.

Il picco delle forniture è arrivato a ottobre, quando gli Stati Uniti hanno acquistato 20,9 milioni di barili di petrolio e altri carburanti russi. Il Canada (136,5 milioni di barili) ha mantenuto il primo posto con ampio margine, mentre le consegne da parte del Messico sono ammontate a 17 milioni di barili e dall'Arabia Saudita solo 13,7 milioni di barili. La partita con il Messico per il posto d’onore sul podio rimane aperta perché a novembre la Russia pare abbia consegnato 19,2 milioni di barili contro i 21,2 milioni dei concorrenti latinoamericani. L'incremento rispetto agli anni passati rimane comunque straordinario.

A ottobre, le esportazioni di energia verso gli Stati Uniti sono state un vero e proprio record per la Russia – il massimo precedente risaliva all’oramai politicamente lontano novembre 2011, cioè molto prima della riunificazione della Crimea e delle sanzioni statunitensi.

Il petrolio acquistato dagli Stati Uniti proviene dalla LUKOIL, Rosneft e dalla giapponese Sakhalin Oil and Gas Development Co. (SODECO), la quale  possiede il 30% del progetto Sakhalin-1, afferma Victor Parno, vice presidente della Argus Pricing Agency. Nel periodo gennaio-novembre 2019, la fornitura fisica di petrolio dalla Russia agli Stati Uniti è cresciuta di 3,1 volte, da 1,38 milioni a 4,28 milioni di tonnellate (da 10,1 milioni a 31,2 milioni di barili). Altre fonti riferiscono dati leggermente diversi: le importazioni dalla Russia sarebbero ‘solamente’ raddoppiate a 40 milioni di barili, rispetto allo stesso periodo del 2018.

In ogni caso, quali che siano le stime esatte, stiamo assistendo ad un notevole incremento, il quale avviene proprio in un periodo in cui gli stessi Stati Uniti fanno pressioni sugli alleati europei affinché questi riducano la propria domanda nei confronti dello stesso fornitore.

Come Venezuela e Iran avrebbero aiutato Mosca a rafforzare la sua posizione

La Russia ha aumentato le esportazioni di petrolio negli Stati Uniti a causa anche delle sanzioni statunitensi contro Venezuela e Iran, ha sottolineato il Ministero russo per lo sviluppo economico, analizzando il quadro del commercio estero della Russia nel 2019.

Gli Stati Uniti importavano dal Venezuela ogni mese circa 15-20 milioni di barili di petrolio e circa altri 2 milioni di barili di altri prodotti petroliferi. L’estate scorsa tuttavia hanno completamente bloccato gli acquisti.

Altra causa concomitante potrebbe essere stato il calo dei prezzi del petrolio russo degli Urali, ritiene l'analista di Raiffeisenbank Andrei Polishchuk.

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Russia, Petrolio
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