19:23 07 Aprile 2020
Economia
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Tasse e burocrazia, un giogo da 138 miliardi per le imprese italiane, pari a 8 punti del Pil. Una zavorra che frena la crescita, avverte la CGIA.

Le imprese italiane sono penalizzate da un "micidiale mix di tasse e burocrazia" avverte la CGIA. A fronte di un gettito complessivo annuo di 82 miliardi versati all'erario, le imprese devono affrontare i costi per la burocrazia. Oltre 57 miliardi per la gestione dei rapporti con la Pubblica Amministrazione. In totale 138,3 miliardi di euro, pari a 8 punti del Pil. 

Un giogo che si abbatte soprattutto sulle piccole e medie imprese, con capacità inferiori di ammortizzare i costi rispetto alle grandi economie di scala. 

Per questa ragione Paolo Zabeo, coordinatore dell'Ufficio studi, ritiene che il governo dovrebbe fare qualcosa per ridurne l'impatto. "Se, a causa della situazione dei nostri conti pubblici, abbattere il carico fiscale in misura significativa non appare per nulla semplice, una drastica riduzione della cattiva burocrazia, invece, potrebbe essere ottenuta a costo zero, o quasi”, spiega Zabeo. 

A complicare le cose, infatti, secondo "The European House - Ambrosetti" in Italia c'è una complessità normativa che non esiste in altri Paesi europei. Sono in tutto 160.000 le norme italiane- centrali e regionali - contro le 7000 di Francia, 5.500 di Germania e 3.000 del Regno Unito. La causa di questo surplus normativo è spesso la mancata abrogazione di leggi concorrenti e il ricorso a decreti legislativi. 

Zabeo suggerisce di ridurre "il numero delle leggi attraverso l’abrogazione di quelle più datate, evitando così la sovrapposizione legislativa che su molte materie ha generato incomunicabilità, mancanza di trasparenza, incertezza dei tempi ed adempimenti sempre più onerosi, facendo diventare la burocrazia un nemico invisibile difficilmente superabile”.

Penalizza gli investimenti esteri 

La CGIA avvisa che questo problema non riguarda solo le PMI ma l'economia in generale. I tempi e i costi scoraggiano gli investimenti stranieri in Italia, costituendo "un problema che caratterizza negativamente il nostro Paese", precisa Renato Mason, direttore CGIA

Inoltre l'inefficienza della burocrazia, soprattutto a Sud, contribuisce ad aggravare il divario tra Mezzogiorno e resto del Paese, consolidando un quadro di Italia a due velocità. 

"Nel Mezzogiorno, dove la Pa è meno efficiente - avverte Mason - la situazione ha assunto profili particolarmente preoccupanti. Non è un caso, infatti, che molti investitori stranieri non vengano in Italia proprio per la farraginosità del nostro sistema burocratico che ha generato un velo di sfiducia tra le imprese private che non sarà facile rimuovere”.

La tassazione delle web society, un paradosso fiscale

A fronte di una situazione penalizzante per le imprese italiane, in particolare le PMI, i giganti del web continuano a subire una tassazione che si attesta al 2,7% del fatturato, riuscendo ad eludere il fisco italiano. 

E' infatti pari a 64 milioni di euro l'importo versato dalle web companies al fisco per l'anno di imposta 2018, in crescita rispetto ai 59 mln dell'anno precedente, più 39 milioni in sanzioni. Gli utili prodotti in Italia dalle multinazionali corrispondono solo allo 0.2% del totale, ovvero 110 miliardi di euro per una media di 15 milioni al giorno e un giro di affari di 850 mld annui, secondo le cifre fornite dal report di Mediobanca sui giganti del web. 

Tags:
tasse, imprese, Cgia, Italia
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