15:25 28 Marzo 2020
Economia
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Secondo alcuni esperti l'economia russa godrebbe oggi di una salute migliore rispetto al passato.

A dispetto dell'introduzione da parte dei Paesi occidentali, USA in testa, di un gran numero di misure restrittive a partire dal 2014, la situazione dell'economia russa non avrebbe fatto altro che migliorare e diventare più stabile in questo arco temporale.

Ad affermarlo è il Financial Times, il quale afferma che i ritmi di crescita del PIL russo sono diventati molto più stabili rispetto al passato, portando ad alcuni imponenti risultati come la creazione di un fondo sovrano del valore complessivo di oltre 124 miliardi di dollari.

A contribuire al raggiungimento di tale obiettivo è stata in primo luogo la grande capacità di adattamento degli imprenditori russi, i quali sono riusciti a "trovare nuovi mercati" per quanto riguarda l'export e a reperire "alternative interne" in materia di import.

Di fondamentale importanza è stata poi anche l'indirizzo dal governo di Mosca dato alla politica economica, la quale si è tradotta in tre punti fondamentali.

Politica fiscale, energetica e crescita del mercato interno

In primo luogo, il FT ha rilevato l'applicazione di una politica fiscale, definita "prudente", la quale ha permesso alla Russia di tagliare la spesa pubblica e, soprattutto, "ha costretto le banche a mettere a posto i conti".

Tale fatto ha quindi consentito al governo di investire decine di miliardi di dollari in programmi atti a stimolare la creazione di alternative interne agli articoli di importazione, rendendo possibile, ad esempio l'introduzione del divieto di importazione di prodotti alimentari di provenienza europea.

Infine, viene sottolineato  come il Paese abbia saputo reinvestire in maniera decisamente intelligente i ricavi provenienti dal settore energetico, facendoli confluire nel fondo sovrano del Paese.

Tra i maggiori risultati raggiunti dalla Russia, il Financial Times sottolinea il dato relativo al rapporto tra debito e PIL, che in Russia si aggira attorno al 15%, a fronte di una media europea dell'80% (secondo le ultime stime in Italia il rapporto debito-PIL ha raggiunto il 135%, ndr).
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