19:48 07 Aprile 2020
Economia
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I prezzi del petrolio stanno crescendo rapidamente. Il motivo è l’interruzione dei rifornimenti dalla Libia e le proteste in Iraq, eventi che potrebbero portare a una scarsità di oro nero nel prossimo futuro. Sputnik vi spiega quale impennata avranno i prezzi delle materie prime e chi salverà il mercato europeo dal crollo.

Stop all’estrazione

Lunedì 20 gennaio il Brent marzo trattava sopra 65 dollari al barile sulla Borsa di Londra.

I future sul WTI per febbraio hanno superato i 59 $ sul trading online della New York Mercantile Exchange (NYMEX). Il mercato teme possibili interruzioni delle forniture di greggio dalla Libia e dall'Iraq. La National Oil Corporation of Libya (NOC) ha dichiarato lo stato di emergenza relativamente alla cessazione delle esportazioni da 5 porti del Paese per ordine del comandante dell'esercito nazionale libico Khalifa Haftar.

"La NOC rende note tali cause di forza maggiore in seguito al blocco ad opera dell’Esercito nazionale libico (LNA) di Bregh, Ras al-Anuf, Kharig, Zuweitin e Sidr", ha comunicato la società.

Secondo le stime della NOC, di conseguenza, le esportazioni libiche (attualmente pari a 1,3 milioni di barili al giorno) subiranno un calo di 800.000 barili al giorno, toccando così il minimo storico dal 2011.

Un altro fattore riguarda l’interruzione delle estrazioni presso il giacimento iracheno di Al-Ahdab a causa dell'intensificarsi delle proteste di massa in atto nel Paese. Lo sfruttamento del giacimento è di competenza della Società nazionale cinese del petrolio e del gas (CNPC). La produttività del sito è pari a circa 70.000 barili al giorno. Anche un altro giacimento, quello di Badra, rischia di chiudere.

Il peggioramento della situazione in Libia e in Iraq ha scosso il mercato.

"La qualità dell'oro nero di questi Paesi è molto alta, è conveniente la sua vendita all'Unione Europea, la quale nel suo mix energetico di consumi registra la presenza del petrolio libico a circa il 10%. Di conseguenza, per l'UE, qualsiasi grave interruzione delle importazioni dalla Libia significa automaticamente una possibile penuria di benzina nelle stazioni di servizio", spiega l'esperto indipendente Leonid Khazanov.

"L’impennata dei prezzi è una risposta ragionevole alle notizie provenienti dalla Libia. Questa è la prova che il nervosismo del mercato sta aumentando", sostiene Michael McCarthy, analista di CMC Markets a Sydney. “Gli eventi che hanno luogo in Iraq sono potenzialmente ancora più rischiosi".

Le esportazioni libiche sono esigue e altri fornitori saranno in grado di sostituirle, ha affermato Anna Kokoreva, analista di Soface. Ma la contemporanea interruzione delle forniture dalla Libia e dall'Iraq può rivelarsi molto significativa per il mercato.

"I prezzi sono in aumento alla luce delle previsioni di un peggioramento della situazione nella regione. La sospensione delle esportazioni dalla Libia è un segnale negativo per gli investitori. Il Brent potrebbe tornare ad essere scambiato a 70 dollari al barile. Se la situazione si risolverà presto, i prezzi scenderanno nuovamente", ritiene Kokoreva.

A gennaio, la Banca Mondiale ha previsto che il prezzo medio del petrolio nel 2020 e nel 2021 "scenderà leggermente", fino a 59 dollari. Nel 2019, il costo medio di un barile era di 61 $.

Un mercato traballante

La riduzione delle esportazioni libiche e irachene può causare un aumento a breve termine dei prezzi fino a 68-69 $. Ma successivamente, secondo la maggior parte degli analisti, tutto tornerà al livello abituale: il rischio geopolitico locale si esaurirà rapidamente e i produttori facenti parte dell'OPEC compenseranno immediatamente i volumi di produzione in calo riequilibrando così le forniture.

"Nonostante l'aumento dei futures sul greggio, i prezzi globali sono in calo per la seconda settimana consecutiva. Gli operatori del mercato stanno soppesando con cautela le prospettive della domanda dopo la firma della prima fase dell'accordo commerciale tra gli USA e la Cina e l'approvazione da parte del Congresso dell'accordo tra Stati Uniti, Messico e Canada", sostiene Alexei Kirienko, managing partner di Exante.

Secondo Ekaterina Grigorieva, responsabile dipartimento di consulenza finanziaria in seno al Gruppo SRG, nel primo trimestre il greggio rimarrà al livello attuale di 60-64 $ al barile.

"Verso la fine dell'anno i prezzi si stabilizzeranno nella fascia attuale. L'indicatore medio annuo dovrebbe oscillare tra i 59 e i 61 $", prevede Grigorieva.

Tuttavia, alcuni analisti non escludono fluttuazioni più importanti. "Se l’interruzione delle esportazioni in Libia perdurerà e a causa delle proteste in Iraq saranno chiusi gli ennesimi impianti, è probabile che gli operatori cominceranno ridurre l'offerta sul mercato mondiale da due a tre milioni di barili, e questo sarà latore di un significativo aumento dei prezzi. In questo scenario, possiamo aspettarci 70 dollari al barile entro il prossimo mese", ha affermato il vicepresidente del QBF, Vladimir Maslennikov.

"Ora il valore limite è 66 $. Se perdurano le tensioni in regione i prezzi potrebbero raggiungere quota 72-75$ e stabilizzarsi lì”, ha dichiarato Evgeny Marishin, un broker di IFK Solid.

Anche Khazanov ha avanzato ipotesi simili, sottolineando che è improbabile che l'Unione Europea riesca ad ottenere rapidamente i volumi necessari di greggio da Paesi diversi dalla Russia. Molto dipende da come si svilupperanno gli eventi in Libia e in Iraq. Se lo scenario negativo perdurerà, i prezzi arriveranno a 70 $. Se invece i conflitti si risolveranno, i prezzi torneranno rapidamente a 60 $.

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