08:39 10 Aprile 2020
Economia
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In un'intervista al quotidiano La Stampa il Commissario europeo per l'economia ha affrontato, tra le altre, la questione della Web tax.

A margine del Forum economico mondiale di Davos, il commissario UE per l'Economia, Paolo Gentiloni, è intervenuto sulla questione relativa alla Web Tax, auspicando una risoluzione positiva che possa essere trovata entro la fine dell'anno sotto l'egida dell'OCSE.

Intervistato dal quotidiano La Stampa, Gentiloni ha chiarito come sia prioritario "riconnettere le imposte ai mercati in cui i profitti vengono generati", mettendosi di pari passo con "l'economia digitale", che "non consente di avere un sistema di 50 anni fa".

Gentiloni si è poi soffermato su quello che definisce "l'altro pilastro", riguardante "la definizione di una tassazione minima per le imprese che eviti forme di dumping o addirittura i paradisi fiscali che danneggiano l’economia globale".

In caso di mancato accordo entro l'anno, l'ex premier italiano ha ricordato come il suo compito "sarebbe quello di riproporre una soluzione europea per entrambi i dossier.", pur sottolineando come l'accordo globale debba essere considerato "l’esito migliore perché il proliferare di web tax nazionali non è ideale".

Sulla bocciatura da parte di alcuni governi della Web tax europea, Gentiloni ha poi spiegato come gli esecutivi abbiano già assunto l'"impegno formale [...] nel momento in cui hanno bloccato il progetto precedente" di sostenere la soluzione europea "qualora fallisse l'intesa globale.

La prossima settimana il Commissario europeo incontrerà il vicepresidente americano Mike Pence, con il quale parlerà anche di tassa digitale; a tal proposito, Gentiloni ha sottolineato come la priorità sia quella di "chiarire che la web tax non è una misura antiamericana, ma uno strumento per adeguare il sistema fiscale all’era digitale".

La Web tax

La Web tax è al centro delle discussioni da tempo: la sua imposizione ai giganti dell’IT – la maggior parte dei quali appunto battenti bandiera statunitense – è oggetto di discussione ad ogni livello. I giganti dell’IT sono accusati di non pagare le tasse nei Paesi in cui operano, ma di organizzarsi scientemente per pagare la quantità di tasse più bassa possibile.

In Italia negli anni passati Google, Apple, Facebook, sono ripetutamente venute a patti con l’Agenzia delle Entrate pagando milioni di euro di multe.

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