20:26 25 Febbraio 2020
Economia
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Un accordo commerciale tra Cina e Stati Uniti non migliorerebbe molto la situazione dell'economia mondiale. Questa la previsione della Banca Mondiale. A ottobre, invece, il FMI ha fornito una prospettiva più positiva. I mercati azionari sono in crescita a fronte dell’atteso accordo commerciale.

Chen Fengying, esperto dell'Accademia cinese per le relazioni internazionali contemporanee, afferma che l'economia mondiale è ormai a un bivio e che l'accordo tra Cina e Stati Uniti non sarà in grado di risolvere immediatamente i problemi accumulatisi. Tuttavia, in condizioni di incertezza generale, anche solo una qualche certezza può essere un buon segno.

Secondo la Banca mondiale, un accordo commerciale tra la Cina e gli Stati Uniti potrebbe rilanciare significativamente l'economia globale solo qualora tutte le incertezze politiche venissero eliminate, scenario tuttavia improbabile. La Banca mondiale ha emesso previsioni di crescita per i prossimi 3 anni che per quasi tutti i Paesi si sono rilevate in calo rispetto alle previsioni di giugno. Ciò è dovuto al fatto che i Paesi in via di sviluppo, che da molti anni registrano alti tassi di crescita, si trovano ora ad affrontare anche loro problemi finanziari. Tra questi vi è l'accumulo del debito, fenomeno che dal 2010 si sta verificando al ritmo più veloce mai registrato negli ultimi 50 anni. Tuttavia, il basso tasso di crescita della produttività genera gravi rischi associati all’estinzione del debito.

Ma anche i Paesi sviluppati sono esposti a rischi economici. E la sfida più seria che tutti i Paesi devono affrontare, secondo la Banca mondiale, è l'aumento delle tariffe doganali e, di conseguenza, i costi commerciali, l'incertezza nelle relazioni economiche, l'incertezza degli investitori. Di conseguenza, la Banca Mondiale prevede che l'economia statunitense crescerà solo dell'1,8% nel 2020, molto al di sotto rispetto alla promessa di Trump di portare il tasso di crescita dell'economia statunitense al di sopra del 3% nell'anno delle elezioni. L'economia cinese, a sua volta, crescerà meno del 6% nel 2020, un tasso di crescita così basso per la prima volta in 30 anni. A livello globale, l'economia crescerà del 2,5% nel 2020 e accelererà fino a raggiungere il 2,7% entro il 2022, conclude la Banca Mondiale.

Questa previsione si discosta notevolmente dalle aspettative degli investitori fra i quali si registrano umori positivo in previsione della sottoscrizione della Prima fase dell'accordo tra Cina e Stati Uniti. Secondo Gao Feng, rappresentante ufficiale del Ministero cinese del Commercio, dal 13 al 15 gennaio il vice primo ministro del Consiglio di Stato della Cina Liu He si recherà in visita negli Stati Uniti per firmare l'accordo. Nell'ambito di questa prima fase dell'accordo le parti hanno convenuto di non introdurre nuovi dazi reciproci, che dovevano entrare in vigore il 15 dicembre. Il fatto che le parti abbiano raggiunto un accordo provvisorio è stato reso noto già a metà dicembre. Da allora, gli indici azionari hanno registrato una crescita. Il MSCI AC Asia PacificIndex ha avuto un aumento del 5,6% a dicembre. Il Dow Jones è aumentato dello 0,56% l’8 gennaio, lo S&P 500 è aumentato dello 0,49%, mentre il Nasdaq dello 0,67%.

Anche altre organizzazioni internazionali forniscono previsioni più ottimistiche. Secondo le previsioni di ottobre del FMI, l'economia mondiale crescerà del 3,4% nel 2020. Ma la Banca Mondiale giustifica la sua previsione più prudente come segue: l'accordo di prima fase non eliminerà i problemi strutturali esistenti, soprattutto nelle economie dei Paesi in via di sviluppo. Pertanto, per accelerare la crescita sono ancora necessarie riforme strutturali importanti e un miglioramento dell’ecosistema imprenditoriale. In effetti, non tutti i problemi dell'economia e del commercio mondiale sono legati esclusivamente alle relazioni tra Cina e USA. Molte istituzioni internazionali, tra cui l'OMC, stanno attraversando un periodo difficile, il che influisce anche sulle prospettive di crescita globale ulteriore, ha dichiarato Chen Fenggying, esperto dell'Istituto di Economia Mondiale presso l'Accademia Cinese per le Relazioni Internazionali Moderne.

"Per quanto riguarda l'evoluzione futura della situazione, ivi incluse le criticità individuate dalla Banca mondiale, penso che non vi sia una soluzione definitiva. Al momento non è solo la questione dei negoziati sino-americani ad essere complicata. Non è nemmeno chiaro cosa accadrà all'OMC o come si svilupperà la Banca Mondiale. In che direzione andranno le riforme? Non esiste una risposta univoca a queste domande. E non possiamo dare per scontato che l'economia mondiale sia ad un bivio per una sola ragione. Naturalmente, risolvere un solo problema non aiuterà a sistemare la situazione nel suo complesso. Tuttavia, dobbiamo vedere gli aspetti positivi, ivi compresa la reazione positiva del mercato. In futuro, speriamo che si giunga a un accordo globale. Ma è sempre meglio un accordo provvisorio che nessun accordo.

Non credo che la firma della prima fase dell'accordo permetterà di rialzare l'intera economia mondiale. Dal momento che ora ci dobbiamo affrontare questioni molto importanti, l'economia mondiale si trova di fronte a un bivio. Scienza e tecnologia, sistemi o strutture: non è chiaro come tutto questo si svilupperà. Un accordo può dare fiducia alla comunità mondiale. Ma non c'è modo di risolvere tutti i problemi. Pertanto, a mio parere, in condizioni di incertezza generale, una qualche certezza è comunque un buon segno”.

Gli Stati Uniti già in passato hanno dimostrato un approccio unilaterale tramite l’imposizione di dazi ai danni dei prodotti cinesi, il che ha scatenato controversie di natura commerciale.

La Cina ha inizialmente dichiarato di essere contraria alle guerre commerciali, ma si è vista costretta a reagire. Ora, la parte americana sembra aver capito la necessità di raggiungere un accordo. Secondo un recente rapporto della Banca mondiale, il principale ostacolo alla crescita economica degli Stati Uniti è costituito proprio dai dazi doganali e dal protezionismo commerciale.

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Economia, Economia, USA, Relazioni USA-Cina, Cina
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