11:09 06 Giugno 2020
Economia
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Saipem rivendica il suo ruolo nella scoperta del gas e delle risorse naturali nel Mediterraneo orientale, dove nascerà l'EastMed, un gasdotto da 1900 km. Ma l'Italia è frenata.

Il 3 gennaio scorso la Grecia, Cipro e Israele hanno firmato l’accordo per la costruzione del gasdotto sottomarino EastMed lungo 1.900 chilometri, che collegherà le risorse di gas ritrovate nel Mediterraneo orientale con l’Europa.

Un progetto al quale l’Italia ha partecipato fattivamente, ma che da un punto di vista politico ha di recente trovato lo stop del Governo. In particolare è Luigi Di Maio e il M5s a dire un mezzo no al gasdotto che non arriverà direttamente in Italia, ma che in Grecia si ricongiungerà con il gasdotto Poseidon presente in Italia e che porta il gas in tutta Europa.

L’obiettivo dichiarato del progetto è sfruttare le risorse naturali presenti nel Mediterraneo orientale per rendersi maggiormente indipendenti dal gas proveniente dalla Russia.

Saipem rivendica il suo ruolo primario

L’Italia ha un ruolo centrale nella realizzazione del gasdotto, e anche se non ha ancora firmato l’accordo, è presente con sue società dell’energia tra cui Edison spa e Saipem spa.

In particolare Saipem, attraverso il suo amministratore delegato Stefano Cao, rivendica il ruolo avuto nella scoperta delle risorse naturali presenti nel Mediterraneo orientale.

“Molte delle nuove risorse, soprattutto nella parte orientale del Mediterraneo, sono state scoperte grazie agli impianti messi a disposizione dalla Saipem. Adesso bisogna rendere questi grandi volumi trasportabili sul mercato. La Saipem si prospetta e si proietta come fornitore di servizi di costruzione anche chiavi in mano per lo sviluppo di queste risorse e per il trasporto. Quando si parla di East Med noi ci proponiamo come costruttori di questa grande pipeline”.

Parole pronunciate durante l’intervista rilasciata a Milano Finanza.

La transizione energetica apre nuovi scenari

Saipem, riferisce l’ad Cao durante l’intervista, ha in corso progetti dedicati alla transizione energetica per il passaggio dal petrolio al gas. Quest’ultimo è infatti considerato un passaggio intermedio verso l’indipendenza dalle fonti di energia fossile, appunto, una fonte transitoria da cui per ora è difficile sganciarsi per la mancanza di alternative realisticamente valide.

Come tale è diventato, il gas, molto prezioso e tutti lo vogliono.

La transizione energetica, quindi, sembra aprire nuovi scenari geopolitici ancora tutti da scrivere.

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