01:58 21 Ottobre 2020
Economia
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Secondo i dati rilevati dell'Associazione Artigiani e Piccole Imprese di Mestre (Cgia), la pressione fiscale sulle Pmi italiane è del 59,1% rispetto ai profitti, mentre sulle controllate dei giganti del web è solo del 33,1%: l'analisi si riferisce ai dati del 2018.

Se le piccole e medie imprese italiane sopportano una pressione fiscale complessiva attorno al 59,1% dei profitti , le multinazionali del web presenti in Italia, tramite le controllate ubicate nel nostro Paese, registrano un carico fiscale del 33,1%. I dati si riferiscono alle rilevazioni del 2018. Ad affermarlo è il coordinatore dell’Uffici studi della Cgia di Mestre Paolo Zabeo, che parla di "ingiustizia che grida vendetta" a fronte di questa situazione fiscale paradossale.

"Premesso che i dati sono desunti da fonti diverse, quindi non comparabili da un punto di vista strettamente scientifico, è comunque verosimile ritenere che sulle piccole imprese il carico fiscale sia quasi doppio rispetto a quello che grava sui giganti tecnologici presenti in Italia. Un’ingiustizia che grida vendetta, non tanto perché su questi ultimi grava un peso fiscale relativamente contenuto, ma per il fatto che sulle nostre Pmi il peso delle tasse e dei contributi è tra i più elevati d’Europa".

Secondo i dati della Banca Mondiale, tra i Paesi dell'eurozona solo la Francia con il 60,7% registra una pressione fiscale sui profitti delle imprese superiore alla nostra, contro una media dei Paesi che utilizzano la moneta unica pari al 42,8%. Rispetto all'Italia, la pressione fiscale negli altri Paesi dell'eurozona è mediamente di 16 punti percentuali inferiore.

In Italia un padre di famiglia paga più tasse di Alibaba

Nel confronto con i colossi del web l'ingiustizia fiscale non risparmia nemmeno i comuni cittadini e le famiglie. Un padre di famiglia che guadagna 27 mila euro l'anno paga il 27% del suo reddito, un professionista che percepisce sino a 65mila euro l'anno paga il 15% del suo reddito, mentre le multinazionali del web su 2,4 mld incassati hanno versato all'erario italiano solo il 2.7% del fatturato.

Sedi legali nei paradisi fiscali per colossi del web

Secondo il report di Mediobanca, operano sul territorio nazionale ma hanno la propria sede legale nei paesi a "fiscalità privilegiata" ovvero nei paradisi fiscali. Così le web society riescono ad aggirare il fisco. Gli americani preferivano il Delaware - che presto cesserà di essere un paradiso fiscale, mentre i cinesi le Isole Cayman.

Attraverso cash pooling e tesoreria accentrata, le branch italiane di Amazon, Booking, Microsoft trasferiscono alla loro sede centrale l'84% degli utili, mentre sul territorio nazionale resta solo il 14% della liquidità.

Tags:
Fisco, Società, internet, Italia, Economia, Business
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