17:11 08 Luglio 2020
Economia
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Duro colpo per le multinazionali statunitensi come HP, Dell e Microsoft in risposta a quella che è diventata una vera e propria guerra fredda commerciale e tecnologica tra Washington e Pechino.

La Cina ha ordinato che tutte le apparecchiature informatiche e i software stranieri vengano rimossi dagli uffici governativi e dalle istituzioni pubbliche entro tre anni, riporta il Financial Times, che dichiara una esclusiva ottenuta da informatori provenienti da agenzie governative cinesi.

La direttiva del governo sarà probabilmente un duro colpo per le multinazionali statunitensi come HP, Dell e Microsoft ma rispecchia i tentativi di Washington di limitare a sua volta l'uso della tecnologia cinese negli Stati Uniti. Ora la guerra commerciale tra le due superpotenze rischia di trasformarsi anche in una guerra fredda tecnologica.

L'amministrazione Trump aveva vietato alle società statunitensi di intrattenere rapporti commerciali con la società cinese di telecomunicazioni Huawei all'inizio di quest'anno e, a maggio, Google, Intel e Qualcomm avevano annunciato che avrebbero congelato la cooperazione con la stessa.

Escludendo la Cina dal know-how occidentale, l'amministrazione Trump ha chiarito che la vera battaglia avrebbe riguardato quale dei due Paesi avrebbe ottenuto il vantaggio tecnologico per i prossimi due decenni.

Questa è la prima direttiva pubblica nota di Pechino che stabilisce obiettivi specifici che limitino l'uso cinese della tecnologia straniera, sebbene faccia parte di una mossa più ampia all'interno della Cina per aumentare la sua dipendenza dalla tecnologia domestica.

Il Financial Times ha anche riferito nel dettaglio che la direttiva comporterebbe la sostituzione di circa 20 – 30 milioni di componenti hardware e che questo lavoro inizierà già nel 2020. Il 30% delle sostituzioni dovrebbe avvenire entro il prossimo anno, il 50% nel 2021 e il restante 20% nel 2022.

L'ordine sarebbe arrivato dall'ufficio centrale del partito comunista cinese all'inizio di quest'anno, hanno rivelato le fonti del giornale britannico, pur rimanendo anonime.

Sostituire tutti i dispositivi e il software in questo lasso di tempo sarà impegnativo dato che molti dei prodotti software secondari sono comunque sviluppati per essere compatibili con i sistemi operativi statunitensi come Windows della Microsoft. Gli uffici governativi cinesi tendono a utilizzare i computer desktop della società cinese Lenovo, ma i componenti dei computer, inclusi i chip dei processori e i dischi rigidi, sono per la maggior parte realizzati da società americane.

​A maggio, Hu Xijin, direttore del quotidiano Global Times in Cina, aveva affermato che la presa di posizione da parte delle società tecnologiche statunitensi nei confronti della Huawei non sarebbe stato fatale per l’azienda cinese perchè, egli ritiene, questa aveva già pianificato questa possibilità di conflitto "per anni" e vi sarebbe già in atto un piano per sviluppare una industria di microchip competitiva nei confronti di quella americana.

"Il taglio dei servizi tecnici alla Huawei sarà un vero punto di svolta nella ricerca, nello sviluppo e nell'uso dei chip made in Cina", aveva affermato in un post sui social media. "I cinesi non si faranno più illusioni sull'uso della tecnologia americana".

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