04:00 07 Agosto 2020
Economia
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Nel suo rapporto, la Corte dei conti dell'UE ha esposto tutte le criticità relative al piano di aiuti comunitari per l'agricoltura.

La Corte dei conti europea ha dipinto un quadro piuttosto scoraggiante per quello che riguarda i risultati sortiti dai 2,6 miliardi di euro di aiuti comunitari che sono stati destinati agli operatori del settore agricolo in difficoltà.

L'obiettivo dell'incentivo, originariamente, doveva essere quello di portare a cali di prezzo, shock di mercato e perdite di produzione, oltre che per ricomporre la frattura tra l'enorme domanda e l'offerta disponibile.

A quanto pare, però, tra indennizzi costosissimi e uso indebito degli aiuti, quella che sembra profilarsi è una vera e propria frode ai danni dell'Unione europea e dell'erario nazionale.

Le misure, spiegano da Bruxelles, "hanno avuto impatto modesto e non uniforme", raggiungendo "solo in parte gli obiettivi perseguiti".

Gli aiuti agli indigenti

La cifra di coloro, tra gli addetti del settore, che avrebbero beneficiato del sostegno europeo ammonterebbe appena al 10%, con tantissimi casi di "compensazioni eccessive" dovute alla mancata calibrazione delle misure stesse, come è stato il caso per il sostegno UE per il ritiro di prodotti da destinare alla distribuzione gratuita.

Peraltro, si è scoperto che la maggior parte dei prodotti ritirati dal mercato per esser destinati alla libera distribuzione, alla fine tornavano sul mercato sotto una forma diversa", mentre solo in minima parte essi raggiungevano il loro destinatario finale, ovvero le persone più bisognose.

Le controsanzioni russe

Problemi anche per per quanto riguarda la gestione delle contro-sanzioni imposte da Mosca nei confronti dell'UE.

Proprio in relazione a tale circostanza, nel periodo che va dal 2014 al 2018 sono stati spesi circa 500 milioni di euro a sostegno della produzione ortofrutticola, per evitare il contraccolpo economico.

Purtroppo, però, anche qui, stando ai contabili dell'UE, non sono stati applicati parametri oggettivi per la valutazione dell'utilizzo delle varie misure, creando situazioni per le quali venivano finanziati settori già di per sé sani, lasciando invece morire quelli che ne avrebbero davvero avuto bisogno.

A titolo di esempio, il "61% del sostegno è stato destinato a produttori di mele (specie in Polonia), anche se le esportazioni di mele sono rimaste costanti o sono addirittura aumentate".

Francia e Italia pecore nere 

Tra i paesi nei quali si è registrato il più alto ricorso a tali strumenti, ci sono la Francia e l'Italia, specialmente nel settore vitinvinicolo. 

Proprio in questi due paesi, molti beneficiari avrebbero aperto delle assicurazioni sulla produzione anche senza aver ottenuto le sovvenzioni UE, esponendo a grossi rischi il capitale comunitario.

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