17:09 07 Dicembre 2019
Impianto della British Steel a Scunthorpe, nel nord della contea Lincolnshire

La British Steel si prepara a diventare cinese

© AFP 2019 / Lindsey Parnaby
Economia
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Il gruppo cinese Jingye ha deciso di comprare British Steel. La società britannica non se la passava benissimo: infatti, era prossima alla liquidazione. L’accordo permette di salvaguardare 4000 posti di lavoro e gli impianti di un’impresa di rilevanza strategica che produce circa un terzo dell’acciaio britannico.

British Steel nella sua forma attuale è il risultato della cessione da parte dell’indiana Tata Steel di una parte dei propri asset britannici nel 2016. Tata Steel intendeva abbandonare il settore dell’acciaio in Gran Bretagna per via dell’esigua profittabilità. Tata Steel ha ceduto i propri asset per la cifra simbolica di 1 sterlina al fondo di investimenti Greybull Capital che è così diventato azionista di maggioranza di British Steel. Sebbene la società sia stata un fornitore chiave di acciaio per la società ferroviaria britannica Network Rail, abbia prodotto 2,8 milioni di tonnellate di acciaio l’anno e abbia creato indirettamente più di 4000 posti di lavoro, nonché circa 20.000 posti di lavoro in settori connessi a quello dell’acciaio, la società non è riuscita ad essere abbastanza profittevole per via della difficile situazione registrata sul mercato.

Il governo britannico ha tentato di aiutare la società. Nella primavera di quest’anno è stato concesso alla società un finanziamento di 120 milioni di sterline per rendere a norma con le direttive europee gli stabilimenti della società in relazione alla riduzione delle emissioni. Questa somma si è, però, rivelata insufficiente. La società aveva bisogno di alcune decine di milioni di sterline in più per mantenere in attività il processo operativo e per adempiere ai propri impegni. Tuttavia, alle condizioni imposte da British Steel né il governo né enti privati erano intenzionati a concederle ulteriori crediti. Alla fine a maggio la Corte suprema ha stabilito la liquidazione coatta per la società britannica.

Tuttavia, il gruppo cinese Jingye dovrebbe salvare la situazione. Il gruppo ha dichiarato la sua intenzione di salvaguardare i posti di lavoro e di crearne persino di nuovi. The Guardian riporta che British Steel è stata acquistata dal gruppo cinese per la somma di 50 milioni di sterline. Si rileva, inoltre, che nell’arco di 10 anni Jingye investirà in British Steel 1,2 miliardi di sterline per rimodernare l’impianto produttivo, ridurre le emissioni e incrementare l’efficientamento energetico degli stabilimenti. L’accordo è vantaggioso per entrambe le parti. Per la Gran Bretagna è un modo per salvaguardare produzione e posti di lavoro. Per la Cina, invece, si aprono ulteriori porte verso i mercati europei, come sostiene Zhou Rong, esperto dell’Università popolare cinese.

“Penso che l’acquisizione della britannica British Steel da parte del gruppo cinese Jingye sia sintomo dell’intento delle società cinesi a internazionalizzarsi. Qualora l’accordo vada in porto, il gruppo cinese investirà 1,2 miliardi di sterline per rimodernare l’impianto produttivo della società britannica. Sarà altresì necessario fare ricerca, mettere a punto nuovi prodotti, conquistare nuovi segmenti di mercato, soddisfare i requisiti ambientali. Al momento l’acciaio cinese viene esportato in Europa, ma è un acciaio venduto a basso prezzo. Dopo il 2016 i produttori europei di acciaio hanno manifestato il loro scontento per il fatto che l’acciaio cinese a basso costo stesse invadendo il loro mercato. Dopotutto per questo motivo sono stati obbligati ad abbassare i prezzi e a ridurre i posti di lavoro. Di conseguenza, l’UE ha deciso di introdurre dazi del 73,7% sull’acciaio cinese. Dunque, se il gruppo cinese riuscirà ad acquisire British Steel, non dovrà più pagare i dazi. E in futuro sarà in grado di realizzare liberamente i propri prodotti. Anche se la Gran Bretagna lasciasse l’UE, l’accordo tariffario tra Gran Bretagna e UE rimarrebbe invariato. Ciò significa che così il gruppo cinese potrebbe comunque penetrare il mercato europeo. Inoltre, parte dell’acciaio prodotto in Gran Bretagna non è commercializzato in Cina. Quindi, dopo l’acquisizione di British Steel il gruppo cinese potrà espandere la propria gamma di prodotti e incrementare le vendite sul mercato britannico ed europeo”.

Da un lato l’incertezza dovuta alla Brexit influisce negativamente sullo sviluppo della produzione e delle attività commerciali britanniche. Sembra impossibile in tali condizioni prendere decisioni in materia di investimenti. Dall’altro lato, però, la Brexit potrebbe giocare a favore di Pechino. In un contesto in cui la collaborazione con i partner europei diventa sempre più instabile, le attività imprenditoriali britanniche trovano molto più facile stringere accordi con la Cina, sostiene l’esperto.

“La Brexit introduce un carattere di grande instabilità nei rapporti tra le società britanniche e i loro partner europei. E una volta che i cinesi saranno penetrati in Gran Bretagna, le fusioni e acquisizione saranno assai più semplici. Il costo della manodopera e gli standard di produzione in Gran Bretagna sono molto elevati. Per questo, è complicata l’integrazione delle società britanniche con quelle cinesi. Il livello di internazionalizzazione delle imprese cinesi al momento non è elevato: infatti, non conoscono ancora a sufficienza le norme e gli standard internazionali. Per questo, l’acquisizione delle società britanniche per la Cina è un ottimo affare: infatti, contribuisce ad accelerare il loro processo di internazionalizzazione”.

Nel contesto della Brexit la Gran Bretagna ha bisogno in primo luogo di nuovi mercati come quello cinese. E in tal senso i progressi ci sono. Nel 2017 il Paese ha esportato merci e servizi in Cina per un totale di 17,4 miliardi di sterline e nel 2018 per un complessivo di 18 miliardi. La Cina, di converso, ha esportato l’anno scorso in Gran Bretagna merci per un totale di 43 miliardi di sterline. Questo squilibrio a sfavore del Regno Unito è comprensibile: il Paese non è più specializzato nella produzione industriale come nei decenni passati. La Gran Bretagna, infatti, esporta prevalentemente servizi finanziari ad alto valore aggiunto. Chiaramente, sono rimasti settori produttivi chiave come quello dei motori Rolls Royce, ma questi rappresentano una esigua percentuale nel totale complessivo della bilancia commerciale.

La Gran Bretagna, a differenza degli USA e di altre nazioni della cosiddetta Alleanza dei Cinque Occhi, ha un approccio estremamente cauto nei confronti della politica cinese in materia di tecnologia. Infatti, le autorità britanniche hanno nuovamente prorogato, questa volta a dicembre, la decisione sul caso Huawei. In passato i media britannici scrivevano che la Gran Bretagna probabilmente non escluderà del tutto gli apparecchi Huawei dalla infrastruttura 5G.

Il Regno Unito sostiene gli investimenti di Pechino. Infatti, è il primo dei Paesi del G7 ad aver aderito alla Banca asiatica d’investimento per le infrastrutture (ABII). Nel 2017 la Gran Bretagna ha esteso il nuovo tratto ferroviario Londra-Yiwu nell’ambito dell’iniziativa cinese Nuova via della Seta. Come osserva l’esperto, sono 35 i grandi istituti finanziari cinesi operativi al momento in Gran Bretagna. In futuro, indipendentemente dall’esito della Brexit, l’accesso delle società cinesi in Gran Bretagna non farà che aumentare.

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Economia, Cina, Gran Bretagna
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