17:33 07 Dicembre 2019
Il GNL-tanker Prospekt Mendeleyeva russo

Troppo GNL: la Russia lo scambia con la Cina

© Sputnik . Evgeniy Biyatov
Economia
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Tradizionalmente si ritiene che il gas naturale liquefatto (GNL) sia la tipologia più promettente e costosa di carburante tra quelli distribuiti tramite dotti. Tuttavia, al momento si registrano eccedenze di GNL: il suo prezzo oggi non è così elevato come in passato.

Ma se le cose stanno così, perché pagare in più il prezzo della liquefazione? E allora parte delle riserve del giacimento russo di Sakhalin potrebbe finire in Cina lungo un nuovo oleodotto.

L’incertezza che caratterizza l’equilibro tra domanda e offerta di GNL a livello mondiale sarà probabilmente per lunghi anni una nota dolente per i produttori di gas.

Fino a poco tempo fa la situazione era evidente: fino al 2021 vi saranno eccedenze di GNL (per via del boom di costruzione di impianti tra il 2010 e il 2015), poi si registrerà nuovamente un deficit (infatti, negli ultimi anni non sono stati costruiti nuovi impianti). Ma questa previsione sta diventando un mero ricordo del passato. Dopo lo stallo, infatti, si registrerà un nuovo boom che persisterà.

Solamente nel 2019 sono già state prese decisioni di investimento per la costruzione di nuovi impianti per un totale di 63 milioni di tonnellate di potenza annua (soprattutto negli USA, ma anche in Mozambico e in Russia). Si tratta di un quinto di tutto il mercato mondiale del GNL. Per quest’anno probabilmente è sufficiente, ma il processo seguiterà in questo senso.

La francese Total di recente ha annunciato il suo programma di espansione di un impianto attualmente in costruzione in Mozambico. Ricordiamo che quest’anno si è deciso di costruire due impianti della società Mozambique LNG. Questi due non sono ancora stati costruiti del tutto, ma la società ha già manifestato la propria intenzione di costruirne un terzo e persino un quarto, dal momento che di gas per la liquefazione ce n’è abbastanza. ExxonMobil non ha ancora fatto decisioni di investimento circa il proprio impianto nel Paese, ma sta comunque investendo 500 milioni di dollari nel proprio progetto in Mozambico, il Rovuma LNG. Questo garantirà ulteriori 15,2 milioni di tonnellate di GNL l’anno. Se questi progetti saranno realmente posti in essere, grazie anche agli impianti in costruzione (oltre all’impianto della Total c’è anche la piattaforma Eni) in totale il Paese disporrà di più di 44 milioni di tonnellate di GNL! Il Mozambico in tal caso diverrà uno dei leader mondiali nella produzione di gas liquefatto e con il tempo ad esso si affiancherà anche la vicina Tanzania.

Da sempre grande attenzione è riposta anche al mercato statunitense. Negli USA vi sono molti “progetti sulla carta” che potrebbero tramutarsi in impianti veri e propri. Uno dei fattori ostacolanti, tuttavia, è la guerra commerciale tra Cina e USA a seguito della quale le importazioni di GNL statunitense in Cina hanno subito un crollo a livelli pari a zero (infatti, la Cina ha imposto un dazio sull’importazione del GNL americano pari al 25%). Ma è già in fase di disamina il fatto che l’accordo commerciale tra le nuove nazioni prevede effettivamente la rimozione dei dazi. In primo luogo, questo farà sì che i carichi spot di GNL provenienti da impianti statunitensi ancora in funzione arriveranno nuovamente in Cina. Per i futuri progetti statunitensi questo è un vantaggio evidente. Al tempo stesso, però, rimane aperta una seconda, fondamentale questione. Ossia: sono pronti gli investitori cinesi a investire direttamente nei nuovi impianti americani di GNL? Dalla risposta a questa domanda dipenderanno le prospettive future dei nuovi impianti nel Paese.

Nonostante determinate difficoltà legate alla competitività del GNL statunitense (tra l’altro, difficoltà analoghe interesseranno anche molti altri ora che i prezzi sono bassi), negli USA si continuano a registrare anche i consueti fattori responsabili del decremento del valore dei nuovi progetti. Le perdite di capitale potrebbero essere ridotte fino a 500-600 dollari per tonnellata rispetto agli 800 dollari in media che si registravano nei progetti della prima ondata. Inoltre, di grande aiuto saranno anche i considerevoli volumi di gas associato in virtù della crescente, seppur lentamente, estrazione petrolifera.

Solamente nel Bacino Permiano negli USA i volumi di gas associato liquefatto hanno battuto l’ennesimo record, ossia 7,7 miliardi di m3 l’anno. Questo gas non è chiaramente gratis: infatti, per trasportarlo fino alla costa, è necessario costruire un gasdotto e pagare per il trasporto. Tuttavia, queste eccedenze esercitano una pressione sui prezzi esterni del gas e incrementano la competitività della Formazione di Bakken nel Dakota del Nord (ma trasportare il gas da lì alla costa per la liquefazione è ancora più costoso).

Si prevede la costruzione di impianti per la lavorazione del GNL anche in altre regioni del mondo. Il Qatar non ha ancora annunciato ufficialmente il lancio di nuovi progetti.

In Russia la situazione procede come da tabella di marcia. Quest’anno è stata avviata la costruzione di Arctic LNG 2, nonché di almeno tre impianti di diversa potenza di proprietà di Novatek. È probabile anche la costruzione di un impianto di Gazprom nella regione baltica.

Alla luce di tale contesto è curioso quanto comunicato per ora in via non ufficiale circa il rifiuto di estendere (costruendo un terzo tratto) l’impianto Sakhalin 2 (sotto il controllo di Gazprom).

Perché sta accadendo questo? Le ragioni sono diverse.

Inizialmente come gas di liquefazione si prevedeva di usare la materia prima proveniente da Sakhalin 1 (un consorzio che riunisce Rosneft e partner stranieri). Dopo che durante l’autunno gli azionisti di Sakhalin 1 decisero di sfruttare questo gas e di costruire comunque un proprio impianto, Dalnevostochny LNG, l’opportunità di utilizzare questo stesso gas per Sakhalin 2 venne esclusa in maniera definitiva.

In verità, a Gazprom rimane un’alternativa: utilizzare a tal fine il gas proveniente dal giacimento Kirinsky Sud al largo di Sakhalin. Sebbene la realizzazione di tale opzione alla luce delle sanzioni applicate stia andando più lentamente di quanto previsto. Ma è altamente probabile che il gas proveniente da questo e altri giacimenti di Gazprom al largo di Sakhalin non registrerà effettivamente un calo e che dunque tale gas sarà trasportato via oleodotto in Cina. Questa opportunità è oggetto di regolari discussioni. Perché sarebbe vantaggioso? Perché è già stato costruito il gasdotto “Sakhalin – Khabarovsk – Vladivostok” in grado di gestire i nuovi volumi.  

Rimane da fare un’ultima osservazione: anche il gas proveniente da Sakhalin confluirà nel medesimo flusso (ma proveniente dall’oriente) delle riserve dei giacimenti Kovyktinsky e Chayandinsky le quali nei prossimi anni saranno trasportate in Cina lungo il gasdotto Forza della Siberia.

In questo caso Gazprom otterrà l’intero profitto derivante dalla vendita di gas, mentre nel progetto Sakhalin 2 la società detiene il 50% + 1 delle azioni. Ma questo è solo uno degli scenari futuri.

Infatti, sulla base di tale scenario si sono registrate speculazioni circa l’influenza che le future forniture di gas russo avranno sulla riduzione delle importazioni di GNL da parte della Cina. Va detto che ad oggi questo fattore non riveste particolare importanza. Nel 2019 Gazprom ha esportato volumi simbolici in Cina, nel 2020 esporterà circa 5 miliardi e nel 2021 10 miliardi. Solamente fra diversi anni raggiungerà volumi pari a un massimo di 38 miliardi. Ma si tratta di aspettare diverso tempo ancora. Inoltre, una certa importanza la rivestirà anche lo sviluppo della rete di gasdotti all’interno della Cina: questo permetterà (o meno) di sostituire i volumi di gas trasportato via dotti e di GNL rigassificato in diverse regioni del Paese.

È curioso che ad ottobre la Cina abbia importato meno GNL dell’anno prima. È stata la prima volta negli ultimi tre anni che è stato registrato un calo analogo. Dopo una crescita pluriennale questo calo è sì inaspettato, ma probabilmente un caso isolato. La colpa è stata di un terminal di raccolta del GNL che ha avuto problemi di funzionamento. Tuttavia, questo calo è piuttosto simbolico. Infatti, i ritmi di crescita della domanda di gas liquefatto in Cina quest’anno stanno registrando un calo evidente: a fine ottobre le importazioni sono cresciute del 14%. Chiaramente, non è possibile crescere all’infinito del 50% ogni anno (come è accaduto negli ultimi 2 anni). Tuttavia, il rallentamento registrato è notevole.

Il mercato asiatico del gas ad ogni modo continuerà a crescere. La questione riguarda solamente l’equilibrio tra domanda e offerta di GNL e al momento anche tra l’offerta di gas russo trasportato via dotti. Infatti, i progetti di espansione delle forniture di gas “di rete” in Cina rimangono validi. In condizioni di eccedenza sul mercato il GNL perde la propria qualifica di prodotto di classe superiore caratterizzato da prezzi più elevati. Ciò significa che nuove esportazioni di gas trasportato via dotti potrebbero rivelarsi una decisione interessante soprattutto qualora le spese di trasporto del carburante fossero esigue come nell’esempio di cui sopra.

Negli ultimi anni viste le eccedenze di GNL sul mercato mondiale (nonché in seguito all’entrata in funzione di Yamal LNG) uno dei temi scottanti all’ordine del giorno è stata la concorrenza sul mercato europeo tra il gas trasportato via dotti e il GNL, sia esso russo o di altra provenienza. Nei prossimi anni comunque è probabile che assisteremo a discussioni analoghe sulla situazione in Oriente. In verità, in questo caso la situazione sarà esattamente opposta: le nuove forniture di gas di rete influenzeranno la domanda di GNL.

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