01:51 18 Novembre 2019

Investimenti miliardari degli USA in Russia

© Depositphotos / Doomu
Economia
URL abbreviato
5265
Seguici su

Mentre Washington minaccia Mosca con nuove sanzioni, gli investitori americani stanno acquistando in massa azioni delle società russe.

Stando alle stime della Borsa di Mosca, più di metà di tutti gli investimenti stranieri effettuati nel mercato finanziario è imputabile a Wall Street. Sputnik vi spiega per quale ragione gli investitori statunitensi non abbiano paura di andare contro i rischi di natura politica.

Le favorite del mercato

Per la prima volta dal 2012 la quota di investimenti statunitensi nei titoli di Stato federali russi ha raggiunto il 51%. Si confronti: nei fondi di investimento europei la quota si attesta a solo il 26%.

“Le sanzioni introdotte ai danni delle maggiori società russe e l’ininterrotta propaganda antirussa posta in essere dai media americani non sono riuscite a far desistere gli investitori statunitensi dall’investire miliardi sul mercato azionario moscovita”, constata Forbes.

Questa conclusione è pienamente confermata dalle statistiche sulle aste dei titoli. Stando agli ultimi dati pubblicati dalla Borsa di Mosca, oggi gli investitori statunitensi detengono azioni russe per un totale pari a 79,3 miliardi di dollari, ossia il 58% in più rispetto al 2015.

In particolare, una delle più antiche società statunitensi di gestione, la Allianz Global Investors, ha comunicato di aver incrementato il peso dei titoli di Stato russi nel proprio portafoglio fino a raggiungere un livello sensibilmente superiore rispetto a quello di mercato alla luce dell’acquisizione delle azioni di Nornickel e LUKoil.

“Queste due società private sono sopravvissute alla perturbazione sanzionatoria in maniera assai migliore rispetto a molte altre società pubbliche”, osserva Allianz Global Investors. In effetti, dall’inizio dell’anno le azioni di Nornickel hanno subito un rincaro del 39% (da 12.580 a 17.376 rubli), mentre quelle di LUKoil del 28% (da 4.742 a 6.066 rubli).

Un’altra favorita degli investitori stranieri è Surgutneftegas. “La società si caratterizza da un lato per la sua elevata affidabilità garantita dalle sue ingenti riserve di liquidità e dall’altro per il fatto che i suoi titoli stanno subendo un rincaro che procede a ritmi incredibili”, osserva Natalya Milchakova, vicedirettrice del Dipartimento di analisi di Alpari.

Nel frattempo, però, gli investitori cercano di rifuggire le azioni dei giganti russi tenuti al pagamento delle sanzioni, come Gazprom e Sberbank. La preferenza è data piuttosto a società tech come Yandex oppure a marchi di consumo di grandi dimensioni come la rete di distribuzione alimentare Magnit che vanta una rete di circa 20.000 punti vendita in tutto il Paese.

Rischi legati al rendimento

Come si può spiegare una tale attività degli investitori americani? Gli esperti sostengono che gli investitori statunitensi siano sempre stati i primi in termini di investimenti nelle società dei Paesi in via di sviluppo.

Ma la cosa più importante è che questi titoli garantiscono un rendimento impossibile da ottenere sui mercati americani. Stando alle stime dell’ETF VanEck Russia, dall’inizio dell’anno il valore medio delle azioni russe nei portafogli dei fondi ha subito un aumento del 23,4%, mentre l’indice S&P 500 solo del 19,9% e l’indice dei mercati in via di sviluppo iShares MSCI (EEM) dell’8,45%.

Negli ultimi 5 anni la Russia ha garantito agli investitori un rendimento medio di 7 punti percentuali annui. Fra i Paesi con un mercato in via di sviluppo solamente la Cina ha saputo fare meglio.

“Di norma, gli investitori istituzionali, acquistando asset dei Paesi in via di sviluppo, sono interessati in primis al rendimento del loro investimento e in secundis alla profittabilità dell’attività e dai ritmi di crescita economica. Gli asset russi dal punto di vista del rapporto tra rischio e rendimento sono altamente attrattivi. Persino investendo in azioni blue chip è possibile ottenere sia un elevato rendimento a fronte delle operazioni di Borsa sia elevati rendimenti dai dividendi”, spiega Milchakova.

Inoltre, per via della pressione sanzionatoria esercitata sull’economia russa i titoli di Stato russi sono stati classificati ad alto rischio.

Nel 2014 molti investitori europei e asiatici hanno abbandonato le società russe preferendo un segmento di mercato ben definito: un’economia in rapida crescita che garantisse una relativamente buona tutela dei diritti patrimoniali e rischi geopolitici minimi. Al loro posto sono subentrati gli americani, pronti a rischiare.

“In seguito al rafforzamento dei rischi geopolitici il valore degli asset russi è calato, ma il loro rendimento di converso è aumentato. Di conseguenza, il mercato è stato interessato da un afflusso di capitale speculativo con una maggiore tolleranza al rischio”, spiega Timur Nigmatullin, direttore investimenti presso Otkrytie Broker.

Stando a Nigmatullin, una situazione simile si osserva anche con le obbligazioni di prestito federale (OFZ), l’elemento centrale del mercato finanziario russo. Di grande diffusione hanno goduto anche le strategie speculative del carry trade.

“I non residenti, specializzati in tali strategie, arrivano sul mercato e acquistano in rubli. Poi acquistano OFZ con la speranza di ridurre il tasso chiave e l’afflusso di altri compratori, il che sta rafforzando il rublo”, osserva l’esperto.

Al momento le obbligazioni russe garantiscono un rendimento maggiore di 6 punti percentuali, mentre quelle americane meno di 2. Il valore per i titoli europei, invece, è prossimo allo zero o persino negativo.

Stabilità macroeconomica

Un’altra conclusione a favore di azioni e obbligazioni russe è di natura macroeconomica. L’inflazione scende, la produzione industriale e le vendite al dettaglio aumentano, il settore bancario è nel complesso stabile.

Il rating della Russia secondo Fitch è BBB come quello della Cina e dell’India, ricorda Forbes. Tuttavia, Mosca controlla in maniera rigida le spese: il rapporto debito/PIL è di circa il 20%, mentre 124,14 miliardi di dollari (circa il 7% del PIL) sono depositati nel Fondo per il benessere nazionale. Altri fondi sono quelli depositati nelle riserve internazionali della Banca di Russia (537,2 miliardi al 18 ottobre 2019).

L’unico elemento che preoccupa gli investitori è la possibilità che la Russia nei prossimi anni continui a registrare ritmi di crescita economica superiori a quelli medi a livello globale.

“Tra l’altro, anche ai ritmi di crescita attuali gli investimenti stranieri nei nostri asset finanziari stanno ottenendo ottimi rendimenti. Tuttavia, il governo e i privati dovranno lavorare ancora molto per migliorare la situazione”, conclude Milchakova.
Tags:
Economia
RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik