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04:23 12 Novembre 2019
Gli agricoltori protestano in Francia

Perché in Francia e Germania gli agricoltori protestano?

© REUTERS/ VINCENT KESSLER
Economia
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Perché a Berlino e Strasburgo gli agricoltori sono scesi in piazza con i trattori per protestare contro la proposta di revisione della Politica Agricola Comune della Comunità europea e in Italia invece l’associazione ‘Slow Food’ si è dichiarata al contrario favorevole ad una nuova PAC?

Perché a Strasburgo gli agricoltori hanno provato a parcheggiare il trattore di fronte al Parlamento Europeo e a Berlino si sono ritrovati in circa un migliaio in piazza Großer Stern per protestare contro le proposte di revisione della PAC, la Politica Agricola Comune?

Secondo le testimonianze raccolte da Sputnik Francia e Sputnik Germania, entrambe presenti alle manifestazioni con degli inviati, i malumori nascerebbero fondamentalmente dalla proposte di limitazione dell’uso dei pesticidi, dall’accordo di libero scambio con gli Stati del Mercosur del Sud America e, in generale, dal desiderio di voler essere più coinvolti nei processi decisionali comunitari.

Stefan Overlander di Milov, nel distretto di Havelland, è uno dei partecipanti alle proteste di Berlino ed ha riassunto il quadro delle proteste ai microfoni dei colleghi tedeschi spiegando che la situazione dell’economia agricola anche nel suo Paese non sembra affatto florea né promettente per il futuro. Lo scorso anno questo agricoltore aveva ottenuto circa 10mila euro per il suo mais, quest’anno solo 7mila per via della siccità e ritiene di avere tutto il diritto di protestare. Spiega innanzi tutto che i politici, anche in Germania, non hanno alcuna idea di cosa sia l’agricoltura. Lamenta il fatto che la carica di Ministro dell’Agricoltura non sia altro che una sorta di “premio di consolazione” per le coalizioni che partecipano alla formazione del Governo e che coloro che vanno ad occupare quella posizione, di norma, ne capiscano veramente poco di agricoltura e siano di fatto solo dei burocrati.

 “Il ministro dell'Agricoltura dovrebbe essere chi ha un'educazione agricola, ha studiato agraria o è egli stesso un vero agricoltore e non chi si è laureato in giurisprudenza ed ha una bella tessera di partito”.

Ma è sul tema dei pesticidi che si fa più chiaro il nocciolo della questione. Tra le nuove politiche che la Comunità europea vorrebbe introdurre, ve ne sono alcune interessate in particolar modo all’ambiente. La riduzione dell’uso dei pesticidi è una delle direzioni verso le quali vorrebbe puntare la nuova PAC ma è proprio su questo che i grandi latifondisti nutrirebbero forti perplessità.

“I politici che, semplicemente, non hanno idea dell'agricoltura, decidono che non va bene, dobbiamo cambiare. E poi vogliono cambiare senza coinvolgere la scienza. Quindi, dicono, gli agricoltori sono colpevoli di uccidere gli insetti. Sebbene gli agricoltori non siano praticamente coinvolti in questo. Certo, è vero che c’è sempre qualche pecora nera che va oltre, ignora le regole dell'apicoltura o qualcosa del genere, ma la maggior parte di noi non lo fa. L'ordine dei fertilizzanti dovrebbe essere nuovamente rivisto a fondo. Se queste proposte verranno approvate i campi non avranno abbastanza fertilizzanti e la produttività diminuirà. Tutto questo senza tener conto di ascoltare quello che ha da dire la scienza”.

Da una parte quindi gli agricoltori, preoccupati dal fatto che le nuove norme possano ledere i loro interessi economici diretti, dall’altra il Governo, intenzionato comunque a procedere per la via tracciata pur cercando di mediare e magari trovare forme di compensazione con sussidi agli agricoltori, dall’altra ancora gli ambientalisti che non possono che continuare a constatare che il numero degli uccelli selvatici sia in drammatica caduta per via della mancanza di insetti, a sua volta causata dallo spesso eccessivo uso dei pesticidi.

E in Italia quale posizione è stata presa?

Per ora in Italia gli agricoltori non stanno prendendo posizioni ufficiali. L’associazione ‘Slow Food’ però ha voluto proprio oggi emettere un comunicato ufficiale sul proprio sito web dal titolo significativo: ‘La nuova PAC. Quale sistema di produzione vogliamo?”. Il testo del comunicato, a firma Valter Musso, si rivolge alle politiche comunitarie con una speranza in un certo senso opposta a quella evidenziata finora in Francia e Germania:

“La nuova Pac ha davanti sfide importanti: garantire la sicurezza e la sovranità alimentare, dare una risposta alla crisi ambientale e climatica, ridare vigore all’economia e all’occupazione nel settore agricolo. E soprattutto, sostenere quell’agricoltura familiare... Lo sviluppo di sistemi produttivi di piccola e media scala è l’unica strada per far crescere un modello capace di contrastare il cambiamento climatico, di restituire competitività anche alle aree rurali più marginali, di rafforzare il ruolo delle specificità a marchio europeo con regole di produzione realmente sostenibili”.

Quindi una direzione piuttosto differente – se in Francia e Germania parlano i grandi latifondisti, da noi c’è più interesse per le piccole e medie imprese, se là si teme che le quantità vengano messe a rischio, da noi si pensa più alla preservazione delle qualità e, la questione dei pesticidi, che nel caso tedesco e francese appare centrale, da noi del tutto marginale anzi, si fa esplicitamente riferimento alla questione ecologica.

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